Internet
Il docente può pubblicare una fotografia dei propri allievi su internet?
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Se la fotografia permette l'identificazione della persona (primo piano, ma anche foto di classe), si tratta di un dato personale ed è possibile procedere alla pubblicazione a condizione che tutte le persone coinvolte abbiano dato il proprio consenso (cioè tutti gli allievi che compaiono sulla foto di classe o, se minorenni, i loro genitori o rappresentanti legali); art. 11 cpv. 1 lett. b LPDP.
Che cosa sono i social network?
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In generale le reti sociali (in inglese, ma ormai usato anche in italiano, social network) sono dei gruppi di persone connesse tra di loro da dei legami sociali (amici, parenti, colleghi, ex-compagni di classe, ecc). Nel mondo di Internet, con il termine social network si intendono delle piattaforme informatiche, in cui gli utenti, dopo essersi iscritti, possono interagire tra di loro. Tra i social network più diffusi si trovano Facebook, MySpace, Twitter, Linkedin, Badoo, Netlog e tanti altri.
I social network come devono essere considerati: spazi d'opinione privati oppure pubblici?
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All'interno dei social network esistono vari modi per comunicare. Nel caso della messaggeria o delle chat, chi scrive si indirizza, tipicamente, a una o poche singole persone da lui scelte. In questo senso quanto scritto in una simile circostanza può essere considerato come uno spazio d'opinione privato.Diverso il discorso se si tratta di uno scritto pubblicato sulla bacheca di un gruppo aperto a tutti. In effetti chiunque potrebbe iscriversi a quel gruppo e leggere quanto pubblicato. In questi casi bisogna parlare di uno spazio pubblico.
Si può dire quello che si vuole su internet restando impuniti?
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Nel lontano (almeno in termini informatici) 1996, la Commissione Europea diceva "Ciò che è illegale fuori dalla rete, rimane illegale anche nella rete". Presso la popolazione questo messaggio non è ancora passato. Nel mondo virtuale, ad esempio nelle bacheche dei gruppi su Facebook o nei vari blog e forum di discussione si leggono spesso interventi di utenti che, coperti da un apparente anonimato, si lasciano andare a comportamenti (insulti, razzismo, minacce, ecc) che ben difficilmente avrebbero nel mondo reale. Anche in Svizzera i tribunali si trovano sempre più confrontati con casi di reati commessi su Facebook. Ad esempio nel maggio 2011 una 19enne dal Canton San Gallo è stata condannata per aver insultato una persona nella bacheca di un gruppo. Una sentenza destinata a fare giurisprudenza.
Esiste la consapevolezza, soprattutto fra i giovani, del fatto che quanto pubblicato su Facebook resta per sempre... che quindi bisogna stare attenti a quanto si pubblica?
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La risposta è semplice: no, i giovani (e non solo loro) molto spesso non si rendono conto che quanto viene pubblicato su Internet (e quindi anche su Facebook) anche solo per poco tempo è da considerarsi come accessibile a tutti e per sempre.Facebook, ad esempio, dà la possibilità di “cancellare” del materiale pubblicato, ma non si ha nessuna garanzia che questo materiale venga effettivamente e definitivamente eliminato. Inoltre non si può sapere se qualcuno abbia nel frattempo copiato quanto pubblicato. Anche cancellando un intero profilo, Facebook si limita in realtà a disattivarlo, senza eliminarne i contenuti. Se in futuro si ricrea un nuovo profilo usando lo stesso indirizzo email per iscriversi, si ritroverà tutto quanto pubblicato fino al momento della cancellazione.Un esempio pratico: nel 2006 l’agenzia delle entrate italiana ha pubblicato sul proprio sito i redditi dichiarati di tutti i cittadini italiani. Dopo poche ore e in seguito all’intervento dell’autorità di protezione dei dati, le informazioni sono state rimosse dal sito. I dati erano stati nel frattempo scaricati e memorizzati da più persone. Questi dati sono tuttora disponibili nelle reti P2P ed è ormai praticamente impossibile eliminarli dalla rete.
Ma proprio questa perennità dei dati non pone dei problemi a livello di protezione dei dati? Insomma, anche dal casellario giudiziale, dopo un po', i dati vengono stralciati...
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Quando si pubblicano dei dati su Internet non è sempre possibile sapere dove si trova il server sul quale verranno memorizzati questi dati. Non si può sapere in quali e quanti paesi transiteranno questi dati prima di arrivare al server. Non è nemmeno possibile sapere chi scarica questi dati e cosa ne fa. Li copia? Li vende? Li distribuisce? Li combina con altri dati? In poche parole non è possibile sapere quante copie dei dati ci saranno, dove e cosa ne verrà fatto. Trovandosi queste copie in tanti paesi diversi, non è nemmeno facile capire quale sia il diritto applicabile.Quando si pubblica del materiale su Internet, bisogna partire dal principio che diventerà accessibile a tutti e per sempre. Se non si è disposti ad accettare questa conseguenza, l'unico comportamento responsabile è non pubblicarlo.
Parecchi social network, come Facebook, permettono agli utenti di impostare tutta una serie di parametri riguardo alla privacy. E' sufficiente?
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Dare una risposta generale non è possibile, in quanto le configurazioni possibili cambiano per ogni social network. Se si parla di Facebook in particolare, il problema maggiore è che i parametri per la privacy, che in effetti esistono, per default sono disattivati. L’utente stesso deve preoccuparsi di attivarli. Il problema è che spesso non sa che questi parametri esistono. Molto meglio sarebbe un’impostazione di default che minimizzi gli accessi da parte di terzi, dando la possibilità all’utente di modificarli a suo piacimento.
