Vai al contenuto principale Vai alla ricerca

Nuove tipologie di emigrazione

Nei decenni successivi la Seconda guerra mondiale i flussi migratori diretti in Sudamerica, negli Stati Uniti o in Australia si sono gradualmente indeboliti. Il Ticino ha così visto la nascita di diverse tipologie di diaspora, non più motivate dalla fame e dalla povertà quanto dall'esigenza di trovare al di fuori dei confini cantonali delle condizioni di lavoro, di studio e di vita altrimenti irraggiungibili. Pertanto, sono ancora migliaia i ticinesi che decidono ogni anno di trasferirsi in un cantone svizzero o all'estero, ma non è più possibile stilare una lista di destinazioni preferite. Si accennerà così a questi nuovi fenomeni indicandone non la meta, ma le motivazioni e le particolarità.

Diaspora accademica/scientifica: è quella che coinvolge circa un migliaio di neomaturandi ticinesi alla fine di ogni anno scolastico. Nonostante il polo universitario ticinese sia in crescita, la stragrande maggioranza parte ancora alla volta della Svizzera tedesca e romanda per iscriversi a una formazione terziaria. A loro si sommano i dottorandi e i ricercatori che scelgono un ateneo non ticinese per la loro carriera accademica;

Diaspora professionale e sportiva: i professionisti più ambiziosi e gli atleti più dotati sono spessi obbligati a emigrare in nome delle loro carriere. Da un lato, infatti, persone con profili altamente specializzati non trovano sbocco in un mercato del lavoro ristretto come quello ticinese e sono costretti a partire, talvolta in nome di un progetto di carattere turistico e/o imprenditoriale. Dall'altro, gli sportivi più talentuosi vengono attirati da campionati esteri di primo livello - per esempio, nel mondo del calcio, la Serie A in Italia o la Premier League inglese;

Diaspora solidale: coadiuavata da alcune associazioni con sede in Ticino (per esempio Inter-Agire), prevede il trasferimento in un Paese del cosiddetto terzo mondo per lo sviluppo e la promozione di programmi di cooperazione tecnica, sostegno sociale ed ecovolontariato. I periodi di attività all'estero possono durare anche diversi anni;

Diaspora della Terza Età: porta i pensionati a vivere in un altro Paese per diverse ragioni, come un costo della vita minore o un clima più temperato. La tendenza è in crescita, e le mete preferite degli svizzeri sono la Thailandia e il Sudamerica. Un interessante approfondimento sull'argomento (con interviste a emigranti ticinesi) è stato pubblicato su La Regione da Simonetta Caratti, il 12 ottobre 2013;

Diaspora istituzionale: il Dipartimento Federale degli Affari Esteri (DFAE) dispone di una fitta rete di rappresentanze all'estero che danno lavoro a migliaia di persone tra cui ambasciatori, consoli e collaboratori ticinesi (si veda l'intervista di Oliver Broggini a Rita Duca, apparsa sul Corriere del Ticino del 14 marzo 2012). Anche l'Esercito svizzero è impegnato al di fuori dei limiti territoriali svizzeri grazie al Centro di competenza SWISSINT (Swiss Armed Forces International Command); il compito primario è il promovimento della pace in ambito internazionale. Sono coinvolti circa 300 cittadini elvetici, attivi nelle diverse missioni in Europa dell'Est, Asia, Africa e Medio Oriente.

Diaspora "esistenziale": c'è infine chi intende sottrarsi al logorio dello stress quotidiano e decide di cambiare radicalmente stile di vita, lasciando tutto e trasferendosi in un altro Paese. È il fenomeno del "downshifting" (letteralmente "scalar marcia"), conosciuto in italiano anche come "semplicità volontaria". La scelta è il più delle volte pianificata e porta le persone ad autoridurre le proprie ore di lavoro per sposare una quotidianità più rilassata e sostenibile.


Curiosità

Quali sono stati alcuni casi di "downshifting" alla ticinese?

La decisione di lasciar tutto e dare il via a una nuova esistenza affascina da sempre l'opinione pubblica, e di conseguenza i media. Tra gli articoli raccolti nel database di OltreconfiniTi, vi sono la storia di Claudio Trabattoni e Igor Ruffa. Il primo si è allontanato dal Ticino all'età di 48 anni per abitare in uno chalet immerso in un altipiano francese, mentre il secondo è stato protagonista di una doppia metamorfosi: da impiegato bancario a Lugano ad allevatore di capre sul Lucomagno, per poi trasferirsi in Canada e diventare produttore e imprenditore caseario. La sua storia (in inglese) è presentata dal quotidiano "The Morning Star".