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Viaggio nelle canzoni popolari

Le emozioni degli emigranti in musica

Ancora oggi, sono numerose le corali ticinesi che offrono nel loro repertorio canti e canzoni incentrati sul fenomeno dell'emigrazione e provenienti dal nostro Cantone o dalla vicina Italia. La prospettiva è essenzialmente quella di chi parte o di chi torna e i testi hanno quale tematica centrale il sentimento di nostalgia e di malinconia che impregna la partenza verso una destinazione spesso lontana migliaia di chilometri, con tutte le difficoltà che ne conseguono. Attraverso la viva voce di generazioni di ticinesi che hanno interpretato queste canzoni nel nostro Paese così come all'estero, si compone così una fedele rappresentazione culturale delle sensazioni di chi emigrava. Attraverso questi brani ci si avvicina alla visione del mondo di queste persone, alle loro paure, ai loro timori, alle loro speranze. In una parola: alla loro vita.

Qui di seguito, una selezioni di brani con testo e, nella maggior parte dei casi, audio:

(ascolta la canzone nella versione di Sandra Mantovani accompagnata alla chitarra da Fausto Amodei presente nel servizio Teche del Centro di dialettologia e di etnografia del Canton Ticino)


Mamma mia dammi cento lire
che in America voglio andar (x2)

Cento lire sì te li do,
ma in America no, e poi no, no, poi no (x2)

I fratelli alla finestra,
mamma mia lascièla andar (x2)

Pena giunto in alto mare
il bastimento si rialzò (x2)

Le parole della mamma
son venute la verità (x2)

 

Versione alternativa:

Cento lire io te le do
ma in America no no no
no no no no
cento lire io te le do
ma in America no no no

Suoi fratelli a la finestra
mamma mia lasséla andà
lasséla andà
suoi fratelli a la finestra
mamma mia lasséla andà

Quan’ fu stata in mezzo al mare
bastimento si l’è fundà
si l’è fundà
quan’ fu stata in mezzo al mare
bastimento si l’è fundà

I miei capelli son ricci e belli
l’acqua del mare li marcirà
li marcirà
i miei capelli son ricci e belli
l’acqua del mare li marcirà

Le parole dei miei fratelli
sono quelle che m’àn tradì
che m’àn tradì
le parole dei miei fratelli
sono quelle che m’àn tradì

Le parole della mia mamma
son venute la verità
la verità
le parole della mia mamma
son venute la verità

(ascolta la canzone scritta da Vittorio Castelnuovo nel servizio Teche del Centro di dialettologia e di etnografia del Canton Ticino)


Noi siam partiti l’altra sera al chiar della luna
noi siam partiti per cercare un po’ di fortuna

Ma nel dolor, tutto dovrò lasciare
Questo l’è il destin, questo l’è il destin, per chi deve emigrare (x2)

Dimmi ohi bella dalle labbra color di rosa
se tu volessi acconsentir di te, farei la sposa

Io vorrei far di te la mia sposa,
No mai più lontan, no mai più lontan, del paesello mio

Io vorrei far di un piccol nido mio,
No mai più lontan, no mai più lontan, del paesello mio

E lasciammo il ciel seren lontano e lodato,,
pensando sempre a quelli che a casa abbiam lasciato

Ma nel mio cuor c’è tanta nostalgia
Dei miei monti e val, dei miei monti e val, della vallata mia (x2)

(ascolta la canzone interpretata da Palma e Maria Facchetti nel servizio Teche del Centro di dialettologia e di etnografia del Canton Ticino)


Ventisei giorni di mare e vapore
finchè in America noi siamo arrivà.

Finchè in America noi siamo arrivati,
non abbiam trovato nè paglia nè fieno.

Abbiam dormito sul duro terreno
come le bestie abbiamo riposà.

E l'America l'è granda e l'è lunga,
l'è circondata di alte montagne,

e con l'industria dei nostri italiani
abbiam fondato paesi e città.

(ascolta la canzone scritta da Vittorio Castelnuovo su Youtube)


Ricordi ammò quel temp ormai luntan
quand che dal mè paes mi som partì.
La prima letra scrita a la mia mam
che lagrim e parol gh'evi impienì…

Mama che nostalgia lontan de tì
l'è 'na malinconia che fa mörì.
I mür di casetin inscì luntan
dentar per i ricordi cum i è grand.

Mama quel campanin me par vedel
par che me taia in mezz l'azzür dal ciel.
Mama va fö a guardal, va föra ti…
Mama va fö a guardal un puu per mi.

E dopo tanti crüzi e tanti ann
al mè paes mi vöri riturnà.
Senti di voos che ciama da luntan
senti che i diis l'è bel a ritrovà…

Turnà a vedé i mè siit a vün a vün
i siit da cà i dimentica nissün.
Oh ma a dev ves pür bel turnà lì inscì
terra da mè paés ritorni a tì.

Indua che i  mè ricordi i par un specc
terra lì indua che i dorm i mè pori vecc.
Terra lì indua che i dorm i mè pori vecc.

(ascolta la canzone scritta da Vittorio Castelnuovo su Swissinfo)


Tra le vallate del mio bel Ticino
non vo' scordare la Valle del Sole.
In essa vivono belle persone
l'innamorato canta così

O bella bleniesina
sei della Valle del Sole.
Fra tante belle, tra tante stelle,
tanto carina sei tu

Per me sei più del Sole
non vo' lasciarti più.
E questo non risplende
quando non ci sei tu

Ogni anno sbocciano fiori e fanciulle
ora è sbocciata come d'incanto.
Per te fanciulla è questo mio canto
che la tua valle canta con te

O bella bleniesina
sei della Valle del Sole.
Fra tante belle, tra tante stelle,
tanto carina sei tu

Per me sei più del Sole
non vo' lasciarti più
E questo non risplende
quando non ci sei tu (x2)

(ascolta la canzone interpretata dal Trio Fregüi su Youtube)


Vuoi tu venir, Giulietta?
Vuoi tu venir con me?
Vuoi tu venir in Merica?
Vuoi tu venir in Merica?

Vuoi tu venir, Giulietta?
Vuoi tu venir con me?
Vuoi tu venir in Merica
a travagliare con me?

Mi sì che vegniria
se 'l fus da chi a Milan,
ma per andare in Merica...
ma per andare in Merica...

Mi sì che vegniria
se 'l fus da chi a Milan,
ma per andare in Merica...
l'è massa via lontan!

L'ho accompagnà a Genova,
a lì che stavo a spetar
l'era sul bastimento,
l'era sul bastimento.

L'ho accompagnà a Genova,
a lì che stavo a spetar
l'era sul bastimento,
col fazzoletto bagnà.

America, America, America,
America, America, America,
America, America, America,
in America voglio andà.

Erigiamo a Cristoforo Colombo,
che ha scoperto 'sta parte del mondo
che ha scoperto 'sta parte del mondo
e i ticinesi ci vanno a lavorà.

America, America, America,
America, America, America,
America, America, America,
in America voglio andà.

Ventisei giorni di nave a vapore
finché in America noi siamo arrivati.
Abbiam trovato né paglia e né fieno
e come le bestie noi abbiamo riposà.

America, America, America,
America, America, America,
America, America, America,
in America siamo arrivà.

E l'America l'è lunga e l'è larga
ed è circondata da mari e da monti.
E con l'industria e i nostri antenati
abbiamo fondato paesi e città.

America, America, America,
America, America, America,
America, America, America,
in America siamo arrivà. (x2)

(ascolta la canzone scritta da Lazzaro e Cherubini e interpretata da Mario Latilla su Youtube)


Muore lontano il sole sui campi in fiore,
e lo saluta il canto del mietitore
che ritorna al casolare, dove brilla un focolare,
dove una testina bianca, la sua fronte bacerà,
mentre nell'aria il vespro risuonerà...

Campane, che suonate ogni sera.
Campane, come dolce preghiera.
Quel suono par che dica alle genti:
"Non invidiate le alcove dorate della città".

Campane, ripetete a costoro
che la terra dei campi vale più di un tesoro!

Cantano i bimbi e suona la cattedrale,
in ogni casa è un albero di Natale.
Ma v'è un nido triste ancora, dove un bimbo piange e implora,
ha la mamma sua morente, e in America è il papà.

Sente quel suono e invoca con ansietà:
"Campane, non suonate stasera.
Campane, c'è la mamma che spera
e dorme, sogna il babbo lontano.
No, non suonate se no la destate, lo cercherà.

Campane, è felice ogni cuore,
voglio solo la mamma
che è più bella di un fiore.

Un piccino che piange
e una mamma che muore.

(ascolta la canzone interpretata da Roberto e Dimitri su Youtube)


Or che ci sono le strade ferrate
poche giornate a casa si va, si va, si va.
Poche giornate a casa, a casa si va.

A casa si va e si trova l'amante
sotto le piante l'amore si fa, si fa, si fa.
Sotto le piante l'amore, l'amore si fa.

L'amore si fa e l'amor si farìa
Anima mia consola 'sto cuor, 'sto cuor, 'sto cuor.
Anima mia consola, consola 'sto cuor.

Consola 'sto cuore consolalo bene,
da queste pene io voglio sortir, sortir, sortir.
Da queste pene io voglio, io voglio sortir.

Io voglio sortire perché tu sei bella,
sembri una stella caduta dal ciel, dal ciel, dal ciel.
Sembri una stella caduta, caduta dal ciel.

(ascolta la canzone interpretata dal trio Antonio, Giorgio e Daniela su Youtube)


E da Genova il Sirio partivano
per l'America, varcare, varcare il confin.

Ed a bordo cantar si sentivano
tutti allegri del suo, del suo destin.

Urtò il Sirio un orribile scoglio
di tanta gente la mise, la misera fin.

Padri e madri bracciava i suoi figli
che si sparivano tra le onde, tra le onde del mar.

E tra loro un vescovo c'era
dando a tutti la sua bella, sua benedizion.

E tra loro
lerì un vescovo c'era lerà
dando a tutti
lerì la sua benedizion. (x2)

(ascolta la canzone interpretata dal gruppo Rataplam di Mapello (BG) su Youtube)


Io parto per l'America
sposo un'americana.

Addio bella italiana
non ti marito più. (x2)

L'anello che ti ho dato
l'ho messo sotto i piedi.

Bella se non mi credi
te lo farò veder. (x2)

Te lo farò vedere
te lo farò sentire.

Io vi farò morire
della soddisfazion. (x2)

Io parto per l'America
su un lungo bastimento.

Parto col cuor contento
di non vederti più. (x2)

E prima di partire
vo a fare un giro in piazza.

Se c'è qualche ragazza
che piangerà per me. (x2)

In piazza c'è nessuno
c'è sol la mamma mia.

Io parto e vado via
dalla disperazion. (x2)

(ascolta la canzone interpretata dal gruppo Rataplam di Mapello (BG) su Youtube)


‘L vé a cà i nostri francesi
con tanto di scarpettine.

Ai gi porta tri festine
i è pio cosa de fa solà. (x2)

‘L vé a cà i nostri francesi
con tanto di cravatta.

Ai g’ha sota chi che rampa
e la gravata de rimirà. (x2)

‘L vé a cà i nostri francesi
con tanto di orologio.

Si ‘nghè guarda nel portafoglio
i g’ha det gnà u quatrì. (x2)

‘L vé a cà i nostri francesi
con tanto di braghe larghe.

Ai sömea tate bisache
' mpienide dè patos. (x2)

‘L vé a cà i nostri francesi
con tanto di catena.

L'è sa l’ura dè fa sena
e la catena dè remirà. (x2)

(scritta da Chiesa e Robbiani; per il testo si ringrazia il Museo del Malcantone)


Seri un poru magütt
Che girava pal mund
Seri propi un nagott
Che tirava a campa!
A fadig e sgarbütt
U  pudüü tornà a cà
Sun rivaa tacaa al lagh
Cunt un gropp gross inscì.

Ma i campann da San Lurenz
S’ènn metüü a sunà
E quel gropp che gh’evi dent
In d’un atim l’è pasaa.

Sum metüü a cantà cun lur
E ridevi m’è ‘n matt
Finalment i u ritruvaa      
I campann da San Lurenz.

Ma i campann da San Lurenz
S’ènn metüü a sunà
E quel gropp che gh’evi dent
In d’un atim l’è pasaa.

Sum metüü a cantà cun lur
E ridevi m’è ‘n matt
Finalment i u ritruvaa       
I m’è campann da San Lurenz.

(scritta da Soldini; per il testo si ringrazia il Museo del Malcantone)


La vedi là `n sü quel doss
L’è  ‘nsci pinina e bèla
Asculti e senti queicoss
Canta `na campanèla
Sona l’Ave Maria,
Ul suu pia pian al möör
Quanta malincunia,
struzada in dal me cöör!

Te bèla geseta
Quanti ann ta ma fee rigurdà?
Oh! Cara geseta
L’è ‘ nsci brütt vess via da ca’!
Me ta vedi
Set sempru in dal me cöör
Me ta ‘l giüri
Luntan da ca’ sa möör

Regordi sempru quii ann
Quel di che sun nai via
A gh’evi apena vint’ann
Quand ch’u lasaa ca mia
Senti ammo`’na campana,
sunà pian pian, pian pian
Sona, sona campana,
par me che sun luntan!

(brano popolare dell'area insubrica; per il testo ci si rifà all'interpretazione di Roberto e Dimitri)


Spazzacamino, spazzacamino!
Ho freddo, ho fame, son poverino:
in riva al lago, ove son nato,
ho la mia mamma abbandonato

come l'uccello che lascia il nido,
per guadagnarsi qualche quattrin:
e tutto il giorno vo intorno e grido:
Spazzacamino, spazzacamin.

Torino è grande, ma  il  paesello
ove  son nato mi par più bello,
e sempre  sempre  vado  col cuore
in riva al nostro Lago Maggiore.

E  dico intanto: - Nel  casolare
la   mamma mia che mai farà?
Sarà  seduta al  focolare,
oppur  le reti aggiusterà?

Non  ho nessuno che mi vuol bene,
e che si affligga delle mie pene:
ho gli occhi foschi, la faccia scura,
ai fanciulletti metto paura.

Si, poveretto, si, brutto io sono,
perfin la mamma dice al bambin:
- Se  d'ora innanzi non sarai buono,
chiamerò il nero spazzacamin!-

(Se ho sete, bevo dell' acqua pura,
se ho fame mangio pan di mistura
e vo soffiando sopra le dita
quando la mano ho intirizzita.

Con le mie scarpe che sono rotte
ho nella neve da camminar,
e con un soldo per ogni notte,
ho un po' di paglia per riposar.)

E quando, al sorgere del bel mattin,
ascolto  il gemito del passerin
che par cantando, onori Iddio,
allor mi sveglio, lo prego anch' io.

Prego che presto arrivi il giorno
che al mio paese possa tornar:
veder la  mamma, saltarle intorno,
metterle in mano qualche  quattrin.

Ma se, arrivato, mi si facesse
intorno alcuno che mi dicesse:
- Prendi, fanciullo, questo  sentiero
che ti conduce al cimitero:

ove la terra appena mossa
non ha un fil d'erba, un fiorellin,
là seppellita dentro una fossa
v'è la tua mamma, spazzacamin.-

(Oh, allor  saria  per te finita / la tua vita spazzacamin!)

(scritta da Barberis e Paggi, adattamento di Marco Zappa)


L'è tornaa da la Francia al Giovann,
l'è pù lù, ma ‘l sa fa ciamaa Jean,
quand al parla i capisan nagott,
credi ben, al bestemmia l'argot!
A Paris al ga ciama PanAm,
al velò, l'è per lù la becane!

L'è tornaat ul Parisien,
con giò lung tant da basett,
al ta bala con l'entrain
la mazurca coi pasitt.

I sciavatt i è per lù i godass,
ai tosann al ga dis –je t'embrasse!-
Sto balurd, che pretes! perché ‘l sa un po' ‘l francès,
al voeu fa al bell dal paes!

Sora i labar al g'ha du spegasc,
al pretend che i sa ciama moustache!
L'ha taiaa i cavii a l'artista
propi lu che ‘l faseva al sacrista!
Quand al canta al fa su i oeucc da pess,
al so orlòcc al ga ciama già Swatch!

O Giovann! Fa mia al maran!
Cambia disco e torna nostran!
Se ta voeu restaa a tècc
e dormi in dal tò lècc!...
pianta lì! ...piantala lì da fa al menafrècc!