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Artisti e artigiani in tutta Europa

Muratori, architetti e tagliapietra, ma anche capimastri, stuccatori e scultori. La tradizione dei magistri (o maestri) comacini ha coinvolto lavoratori provenienti dal Ticino e dalla Lombardia dal VII secolo in poi, ma è solo dagli ultimi decenni del Medioevo in avanti che si è fatta vieppiù intensa e sentita, costituendo una vera e propria emigrazione di massa. Sono stati infatti migliaia i ticinesi partiti alla volta dell'Europa per contribuire alla costruzione di palazzi, chiese, fortezze e (in qualche caso) intere città. Oltre a Roma e a San Pietroburgo - città predilette dai capifila svizzero-italiani più famosi, da Francesco Borromini, Carlo Maderno e Carlo Fontana a Domenico Trezzini e le dinastie provenienti da singole località come Coldrerio - l'impronta di questi artigiani ed esperti d'edilizia è riscontrabile in numerosi Comuni italiani con importanti appendici in diversi territori tra cui Russia, Danimarca, Austria, Germania, Ungheria, Polonia, Boemia e le regioni balcaniche.

In molti casi, i flussi emigratori seguivano gli eventi sociopolitici e le "desiderata" dei potenti dell'epoca. Il rinnovamento ecclesiastico promosso dal processo di controriforma portò per esempio all'aumento del già folto contingente artistico nella Città Eterna nella seconda metà del XVI secolo, mentre la fine della guerra dei trent'anni fu seguita da una vasta opera di ricostruzione in centro e nord Europa sul finire del XVII secolo, a beneficio dei nostri ingegneri e architetti militari. Nell'Europa dell'Est, l'epoca degli Zar fece confluire nei principali centri russi decine di maestranze ticinesi soprattutto tra la fine del XVII e l'inizio del XIX secolo, come testimonia l'impegno di Domenico Gilardi (proveniente da Montagnola) che prese parte alla ricostruzione del Cremlino dopo l'incendio che devastò Mosca nel 1812.


Curiosità

A che età emigravano i futuri magistri ticinesi?

I bambini lasciavano solitamente il Ticino tra i 10 e i 15 anni, dopo un primo periodo di formazione in cui apprendevano a leggere e far di conto tra i 6 e i 10 anni. L'insegnante era solitamente il parroco del villaggio, ma capitava spesso che un'artista del luogo tramandasse alle nuove generazioni anche dei primi rudimenti legati al disegno. Dopodiché, i futuri magistri si trasferivano all'estero per imparare il mestiere direttamente nelle botteghe, spesso appartenenti a familiari o compaesani. L'apprendistato aveva una durata variabile - nel caso dello scalpellino, per esempio, era di quattro o cinque anni.