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Il grande esodo dell’Ottocento

Fu il XIX secolo ad allontanare dal continente europeo le mete degli emigranti ticinesi. Complici maltempo, carestie e problemi di natura politica con l'Austria con conseguente espulsione di tutti i ticinesi dalla Lombardia, il Cantone si trovò a fare i conti con la fame. Allo stesso tempo in California, nel 1848, fu trovato per caso dell'oro e la voce si diffuse anche in Svizzera; tre anni più tardi il metallo nobile fu individuato anche in Australia. Le compagnie di navigazione con sede centrale in Svizzera tedesca sfoderarono una poderosa (ma scorretta) propaganda e i due territori assunsero ben presto le fattezze di novelle El Dorado, mentre i viaggi in alto mare della durata di oltre un centinaio di giorni erano spacciati come gite di piacere. Inoltre, talvolta si attraccava a Sidney anziché la promessa Melbourne.

Come scritto dallo storico Giorgio Cheda in L'emigrazione ticinese in Australia, durante il decennio 1850-59 furono in 4437 a emigrare in Nord America o in Australia; secondo quanto riportato dal Ceschi nella sua Storia del Cantone Ticino, l'investimento globale superò i tre milioni di franchi. Le partenze di massa si concentrarono sul biennio 1854-55 e svuotarono (letteralmente) le regioni sopracenerine; il 50% degli espatriati, infatti, risiedeva nel Locarnese o in Vallemaggia. Alla fine del decennio la corsa all'oro si esaurì, siglando la fine della prima grande ondata migratoria Oltreoceano.


Curiosità

Quanto costava un biglietto di terza classe per l’Australia?

Circa 500 franchi, pari alla paga annuale di un ticinese medio. Gli armatori promuovevano un viaggio rapido, confortevole e ricco di cibo, ma la verità fu ben diversa e molti arrivarono a destinazione stremati dalla fame e dagli stenti. In un paio di casi i ticinesi imbarcatisi nei porti di Amburgo e Anversa impiegarono oltre 170 giorni prima di attraccare sulle coste australiane.