Rapporti e studi

Risanamento della masseria di Vigino

La masseria di Vigino, situata in un terreno che si estende su di una superficie di 59'807 metri quadrati, è un bene culturale protetto dal Piano regolatore comunale e iscritto dal 6 giugno 2007 nell'Inventario cantonale dei beni culturali protetti.

L'immobile e i terreni erano stati donati dall'EOC al Cantone nel 1996. Lo stato della masseria, già precario al momento della donazione, si è degradato ulteriormente negli anni, tanto che la costruzione è oggi dichiarata pericolante.

Il 18 febbraio 2002 i deputati Mario Ferrari, Luigi Brenni e Francesca Gemnetti hanno presentato una mozione per l'istituzione di una "Fondazione per la salvaguardia dei beni culturali e per un turismo di qualità". Una Fondazione "promossa dal Cantone e con la partecipazione di altri enti (anche nazionali) che si occupi non solo della salvaguardia e del restauro di alcuni beni monumentali ma che riesca nel contempo ad immetterli in un circuito economico significativo, come appunto quello turistico rispettando naturalmente i relativi vincoli culturali".
Fra le strutture citate nella mozione, da far rientrare sotto il cappello della Fondazione, figura anche la masseria di Vigino.

Il Governo, con il messaggio n. 5620 del 25 gennaio 2005, ha però risposto negativamente, con queste conclusioni:
"Il Consiglio di Stato, pur riconoscendo la validità di una parte delle argomentazioni addotte nella mozione, non ritiene di dare seguito alla proposta di creare questa Fondazione. In primo luogo perché, nell'attuale situazione di emergenza, le ridotte risorse finanziarie vanno prioritariamente riservate agli interventi di restauro del ricco e variegato patrimonio culturale immobile e mobile tutelato dalla Legge sulla protezione dei beni culturali. Secondariamente, gli organi di vigilanza dello Stato (Ufficio e Commissione dei beni culturali) non sono in grado di assumersi i nuovi compiti descritti nella proposta dei mozionanti".

La Commissione della gestione prima e il Gran Consiglio in seguito hanno però deciso di approvare la mozione, anche se fondamentalmente con l'idea, condivisa, di concentrarsi in via sperimentale sulla masseria di Vigino, dato che il progetto gode di un importante sostegno locale e dell'appoggio di alcuni privati.

Lo stesso Consiglio di Stato ha sottolineato, durante il dibattito parlamentare, come "nei casi in cui Governo e Parlamento trovano un punto di equilibrio comune, nella fattispecie una Fondazione con obiettivi specifici, è opportuno e giusto darvi seguito: si tratta di definire un terreno d'intenti comuni, sulla base del quale l'Esecutivo si prenderà comunque le proprie responsabilità per quanto attiene alla realizzazione."

Dopo la decisione parlamentare del 21 ottobre 2008, il DFE si è incaricato di promuovere ufficialmente la costituzione di un gruppo di lavoro con il coinvolgimento del Dipartimento del territorio e degli enti locali interessati, in particolare i Comuni di Castel San Pietro, Chiasso, Mendrisio, Balerna e Coldrerio, a cui si aggiungono l'Ente turistico e la Regione Valle di Muggio, Val Mara e Salorino (a cui subentrerà l'Ente regionale di sviluppo del Mendrisiotto).

Con questi attori, dopo un inter piuttosto impegnativo, è stato possibile, durante il mese di dicembre 2009, condividere un concreto progetto di "pre-fattibilità", definire un'accettazione di massima del progetto di statuto, stabilire una prima definizione di una chiave di riparto per la partecipazione dei diversi attori al capitale di fondazione così come al relativo peso decisionale. Grazie a questo lavoro è stato infine possibile dare alla SUPSI un mandato con l'obiettivo di approfondire alcuni scenari e verificare quale dovrebbe essere l'impegno dei comuni sia nell'ambito dell'investimento iniziale sia nell'eventuale copertura di ulteriori costi legati al mantenimento della struttura nel caso in cui non fosse possibile generare sufficiente reddito con la gestione del nuovo complesso.

Lo studio della SUPSI è stato presentato ai rappresentanti dei comuni e agli altri attori coinvolti il 1° settembre 2010 ed è stato accolto molto positivamente. Si tratta infatti di una base decisionale fondamentale per poter finalmente sbloccare il risanamento della Masseria che, malgrado gli interventi di messa in sicurezza che sono stati approvati dal Gran Consiglio il 31 maggio 2010, resta in ogni caso urgente e non può più attendere anni.

Lo studio permetterà ora ai comuni di decidere definitivamente se sono date le premesse per la costituzione della fondazione, che si dovrà incaricare degli studi di dettaglio, o se invece si preferisce perseguire la via dell'investimento privato (lo scenario 1 presentato nello studio è solo un esempio),  senza per questo dover però rinunciare alla salvaguardia della Masseria come bene culturale. Resta aperta anche la possibilità per i comuni di costituire una fondazione con un capitale minimo per poi sviluppare un progetto di dettaglio. E’ inoltre possibile, nell’ambito dell’Ente regionale di sviluppo del Mendrisiotto e Basso Ceresio, prevedere un allargamento del progetto ad altri comuni interessati.

Naturalmente il DFE continua a seguire il progetto ed è incaricato di fare i necessari passi a livello Cantonale per agevolare e poi accompagnare la nascita della fondazione.

Si ricorda l’impegno cantonale per questo progetto:

  • coordinamento dei lavori preparatori per la creazione della fondazione;
  • finanziamento e accompagnamento di un ampio studio di approfondimento su diversi possibili scenari (SUPSI);
  • stabilizzazione della struttura con un investimento di ca. 400'000 franchi (decisione parlamentare del 31 maggio 2010);
  • disponibilità alla cessione della proprietà della Masseria alla fondazione;
  • cessione alla fondazione dei ricavi netti derivanti dalla vendita del vino prodotto con il vigneto impiantato nel terreno annesso alla Masseria. Lo stesso rimarrà di proprietà dell’Azienda agraria cantonale di Mezzana, che ha sopportato i costi dell’impianto e che ha il know how per gestire al meglio il processo produttivo e la vendita;
  • disponibilità a concedere, anche prima della costituzione della fondazione se l’Ente regionale di sviluppo diventa capofila del progetto, un sostegno finanziario fino al 90% per l’elaborazione di un modello imprenditoriale comprendente l’approfondimento dello studio di fattibilità e l’elaborazione di un piano degli affari (business plan);
  • una volta che la fondazione presenterà un progetto concreto e sostenibile sarà possibile stanziare il contributo di 1'500'000 franchi che dovrà trovare spazio nella pianificazione finanziaria cantonale (con la misura 35 inserita nel Rapporto del Consiglio di Stato sulle misure di sostegno all'occupazione e all'economia per il periodo 2009-2011 l’importo era previsto a piano finanziario per gli anni 2009 e 2010).



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