Cause

Il virus che causa l'influenza aviara appartiene alla famiglia delle Orthomyxoviridae e al genere Influenza. Si tratta dello stesso genere di virus che provoca l'influenza in altre specie animali (suini, equini, bovini, ecc.) e nelle persone. Il virus può sopravvivere per lunghi periodi nell'ambiente, soprattutto durante la stagione fredda.

Del virus influenzale sono conosciuti numerosi sierotipi, diversi l'uno dall'altro a dipendenza della  loro conformazione esterna. Questa conformazione è determinata in particolare da due strutture che compongono la membrana esterna del virus: la neuramidinasi (N) e l'emagglutinina (H). Nel pollame, i sierotipi H5 e H7 sono dotati di una patogenicità particolarmente alta.

Diffusione

L'ultimo caso di influenza aviare in Svizzera è stato registrato nel 1930. In questi ultimi anni vaste epidemie si sono verificate in Europa e in altri continenti (ordine cronologico decrescente):

  • 2016: epidemiai di H5N8 in vari paesi europei
  • 2004-2005: vasta epidemia di influenza aviaria in Asia, Cina, Russia, e paesi dell'Europa dell'est e centrale (sierotipo H5N1).
    169 casi di trasmissione del virus alle persone, di cui 91con esito letale. Nessuna trasmissione da persona a persona e nessuna trasmissione attraverso il consumo di carni o uova (stato 28 febbraio 2006).
  • 2003: 252 focolai in Olanda (H7N7). Perito un veterinario e ammalati con sintomi lievi 83 altre persone. Uccisi circa 28 milioni di animali
  • 2003: 8 focolai in Belgio. Abbattuti circa 3 milioni di animali
  • 1999-2001: vasta epidemia in Italia (H7N1). Eliminati oltre 13 milioni di polli. Nessun caso nelle persone.
  • 1997: Hong Kong (H5N1, 18 persone malate, di cui 6 decedute). Distrutte tutto il pollame (1.5 milioni di polli) nel giro di tre giorni. Alcuni casi di trasmissione da persona a persona.
  • 1983-84 (USA, H5N2): distrutti oltre 17 milioni di animali.

Epidemiologia

La trasmissione del virus avviene prevalentemente per contatto diretto tra animali vivi infetti (animali nella stessa azienda, compravendita, mercati ed esposizioni). Tuttavia è possibile una diffusione per contatto indiretto, cioè attraverso i prodotti (uova, piume), gli attrezzi zootecnici, il foraggio, le persone, i mezzi di trasporto, ecc.

Va rilevato che numerose specie di volatili acquatici, come le anatre selvatiche, possono albergare il virus dell'influenza senza manifestare sintomi clinici. Ne costituiscono il principale serbatoio naturale.

L'epidemiologia dell'influenza ruota attorno a tre fattori importanti:

  • la patogenicità del virus, cioè la sua capacità di provocare lesioni all'organismo. Sono conosciute varanti di virus altamente patogene, ed altre che provocano soltanto lievi sintomi;
  • il sierotipo, cioè l'aspetto esteriore del virus, in base al quale il sistema immunitario produce specifici anticorpi. Il sierotipo è determinato dalla combinazione degli antigeni H e N;
  • la ricettività di animali e persone: normalmente l'influenza è specie-specifica, cioè si diffonde unicamente tra gli animali di una determinata specie risp. da persona a persona.

Le caratteristiche del virus possono mutare nel corso di un'epidemia. È noto che durante le epidemie di influenza dei polli negli USA (1983), in Italia (1999) e in altre occasioni l'epidemia ha avuto inizio con un virus poco patogeno. Nel corso dell'epidemia il virus è evoluto verso variante sempre più patogene fino a provocare altissimi tassi di mortalità.

Molto temuto è il fenomeno della ricombinazione genetica: nel caso di infezioni concomitanti, virus di origine diversa (per esempio ceppi umani e aviari) possono entrare in contatto e scambiarsi del materiale genetico. In questo modo possono avere origine varianti dotate di nuove caratteristiche e nuove potenzialità infettive. L'ipotesi più preoccupante riguarda la nascita di un virus molto patogeno, trasmissibile da persona a persona e con nuove caratteristiche antigenetiche, cioè non riconosciuto dal sistema immunitario. Un simile virus potrebbe dare origine ad una nuova pandemia.

Sintomi e diagnosi negli animali

Febbre, anoressia, apatia, sintomi respiratori, edemi alla testa, diarrea, elevata mortalità e diminuita produttività figurano tra i sintomi principali che devono indurre a sospettare l'insorgenza della malattia. La gravità dei sintomi clinici e del decorso può variare da forme molto lievi a forme gravissime e rapidamente letali, con tassi di mortalità vicine al 100%.

Per la diagnosi definitiva è necessario procedere ad analisi di laboratorio (messa in evidenza del virus o degli anticorpi).

Prevenzione

La vaccinazione del pollame è severamente vietata. La prevenzione si basa su provvedimenti di natura gestionale e igienico-sanitaria.

In caso di rischio di contagio dovuto al passaggio di volatili selvatici potenzialmente infetti è necessario evitare la tenuta del pollame all'aperto.

Misure di lotta ufficiali

La lotta ufficiale secondo l'Ordinanza federale sulle epizoozie si basa sull'interruzione della catena di infezione attraverso l'uccisione di tutti gli animali presenti nelle aziende infette e nella loro distruzione inoffensiva.