Peste suina classica

La peste suina classica è una malattia di origine virale che può colpire i Suidi (maiale domestico e cinghiale).

Nel Cantone Ticino questa malattia è apparsa nel maggio del 1998 nei cinghiali, nella regione del Malcantone. Nei mesi successivi si è diffusa verso settentrione lungo il versante destro della valle del Vedeggio e nel Gambarogno.
Grazie alle misure adottate è stato possibile contenere la propagazione del virus all'interno della zona a rischio appositamente istituita. Dal mese di marzo 1999 non sono più stati rilevati animali portatori del virus.

Causa

La peste suina classica è una malattia di origine virale che può colpire i Suidi (maiale domestico e cinghiale).

Nel Cantone Ticino questa malattia è apparsa nel maggio del 1998 nei cinghiali, nella regione del Malcantone. Nei mesi successivi si è diffusa verso settentrione lungo il versante destro della valle del Vedeggio e nel Gambarogno.
Grazie alle misure adottate è stato possibile contenere la propagazione del virus all'interno della zona a rischio appositamente istituita. Dal mese di marzo 1999 non sono più stati rilevati animali portatori del virus.

Sintomi

Nei maiali: la malattia può manifestarsi con una varietà di sintomi, come febbre persistente, inappetenza, diarrea, affezioni cutanee, disturbi nervosi, minore produttività, ev. polmoniti e aborti. La mortalità risulta elevata, soprattutto tra gli animali più giovani.

La malattia può tuttavia presentarsi anche in forma più benigna o addirittura inapparente. In quest'ultimo caso l'individuazione degli animali infetti risulta particolarmente difficile.

Nei cinghiali spesso gli unici sintomi clinici osservabili consistono in difficoltà locomotorie (soprattutto agli arti posteriori) e deperimento fisico. Data la febbre alta, essi sono spesso ritrovabili presso corsi d'acqua, intenti a soddisfare il loro maggiore fabbisogno d'acqua. È inoltre possibile osservare la loro presenza in radure anche di giorno.

Lesioni anatomo-patologiche

In caso di ritrovamento della carcassa in stato di deperimento non ancora avanzato, si possono notare eritemi cutanei, piccole macchie rosse (dette petecchie) o emorragie più diffuse in molti organi e tessuti, come intestini, reni, vescica urinaria, epiglottide, ecc., nonché infarti alla milza.

Immagini

Le fotografie riprodotte su questa pagina sono state scattate in occasione del ritrovamento e dell'autopsia di un cinghiale affetto da peste suina classica, a Sessa, il 17 maggio 1998:

Terapia

Non esistono cure efficaci nei confronti della peste suina classica. La legislazione sulle epizoozie vieta la cura degli animali infetti. Essa prescrive in modo vincolante l'eliminazione degli interi effettivi infetti allo scopo di interrompere la catena di infezione. Senza un intervento così radicale infatti la malattia, altamente contagiosa, potrebbe rapidamente propagarsi ad altre aziende suinicole.

Prevenzione

Il principale pericolo di contagio per i nostri allevamenti suinicoli è costituito dal foraggiamento dei maiali con scarti di cucina. Per questo motivo vige l'obbligo di cuocere, alla temperatura di ebollizione per almeno 20 minuti, i resti di cucina prima della loro somministrazione ai suini.

Per la raccolta di scarti provenienti da negozi di derrate alimentari, alberghi, ristoranti, mense o altre economie collettive destinati al foraggiamento dei maiali è inoltre richiesta l'autorizzazione da parte dell'Ufficio del veterinario cantonale. L'autorizzazione è concessa soltanto ai proprietari di animali che dispongono di adeguate strutture per la sterilizzazione degli scarti. Ai titolari degli esercizi pubblici anzidetti incombe l'obbligo di accertare che la consegna degli scarti avvenga unicamente a persone in possesso della relativa autorizzazione.

Lo stesso principio vale pure a riguardo dei cinghiali. Infatti il loro adescamento con scarti di cucina rappresenta un rischio rilevante di trasmissione del virus della peste. Tra le ipotesi più accreditate circa la causa della prima apparizione della PSC nei cinghiali della val Cuvia, nella primavera del 1997 nella provincia di Varese, occorre appunto considerare il foraggiamento con scarti di cucina.

Vaccinazione

Suini domestici

Analogamente a quanto indicato a proposito della terapia, la vaccinazione dei maiali è vietata. Essa non permetterebbe infatti di eradicare la malattia, ma potrebbe al contrario mascherarne la presenza e favorire la propagazione del virus.

Cinghiali

Analogamente a quanto indicato a proposito delle misure di lotta ufficiali, la vaccinazione efficace e completa di una popolazione di cinghiali risulta particolarmente difficoltosa. Gli studi effettuati sulla vaccinazione di cinghiali infetti da PSC in altre nazioni dell'Europa (Germania) non sono finora stati coronati da un successo tale da consigliarne l'applicazione su larga scala.

Misure di lotta ufficiali

Per i motivi indicati nei capitoli Terapia e Vaccinazione, la cura degli animali infetti costituirebbe unicamente un palliativo e non permetterebbe di interrompere la catena di infezione del virus.

L'azione di lotta messa in atto a livello ufficiale persegue l'obiettivo della eradicazione. Questa si basa, nelle aziende suinicole, sulla eliminazione di tutti gli animali esposti al contagio.

Per quanto riguarda i cinghiali, la strategia di lotta adottata nel Cantone Ticino si basa sulla immunizzazione naturale dei cinghiali nelle zone di propagazione della malattia. Le misure ufficiali devono quindi perseguire l'obiettivo di:

  • permettere una diffusione naturale e indisturbata della malattia sul territorio, in modo che un tasso elevato di animali possa confrontarsi con il virus e diventare immune (produzione di anticorpi);
  • in una fase successiva, mantenere un buon grado di immunizzazione attraverso la caccia selettiva nei confronti degli animali più giovani, privi di anticorpi.