25 aprile 2016

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Trentesimo anniversario del disastro di Cernobyl 

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Ricorre domani 26 aprile il 30° anniversario dell'incidente di Chernobyl, la principale causa di immissioni su scala mondiale di radionuclidi artificiali nell'ambiente. Quel giorno, grandi quantità di radioattività furono immesse nell'atmosfera sopra Cernobyl. Le particelle radioattive furono, nei giorni a seguire, trasportate con le masse d'aria in tutta Europa. La Svizzera non fu risparmiata. Le precipitazioni fecero cadere al suolo questa radioattività dall'aria. Date le forti piogge che si ebbero in Ticino al passaggio della nuvola radioattiva, il nostro cantone raccolse all’interno della Svizzera i maggiori depositi di radioattività sul terreno e sulle piante. Il Dipartimento del Territorio ha di recente pubblicato uno studio sulla distribuzione di radiocesio in diversi terreni boschivi del canton Ticino, con l'obiettivo di dimostrare che, in questo tipo di terreni, la migrazione in profondità sia effettivamente pressoché trascurabile.

Alcuni isotopi radioattivi artificiali non sono oggi più rilevabili in Svizzera, soprattutto grazie a tempi di dimezzamento (t1/2, tempo necessario perché la metà degli atomi decada naturalmente) relativamente corti (p.es. iodio-131, t1/2: circa 8 giorni). Altri isotopi più persistenti, in particolare il cesio-137 (Cs-137, t1/2: circa 30 anni) e lo stronzio-90 (Sr-90, t1/2: circa 29 anni), sono tuttavia ancora misurabili, ancorchè in tracce, nelle derrate alimentari, il cui controllo compete in Ticino al Laboratorio cantonale.

Viste le ricadute radioattive maggiori sul Ticino per rapporto al resto del nostro paese, alcune derrate alimentari locali hanno presentato e presentano ancora oggi residui leggermente superiori alla media svizzera. Per questo l'attività di monitoraggio della radioattività nelle derrate alimentari in Ticino non è mai stato sospesa, anche se i livelli di contaminazione residuale non sono per nulla preoccupanti.

L'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) propone annualmente un piano di misurazioni su scala nazionale volto a monitorare nel tempo le concentrazioni di Cs-137 e Sr-90 in diverse matrici. Il Laboratorio cantonale contribuisce a questo piano e analizza campioni di terra, erba e latte, prelevati normalmente a giugno e provenienti da tre aziende agricole operanti sul territorio ticinese. I risultati relativi a queste analisi mostrano  livelli tali da non più destare preoccupazione alcuna di ordine sanitario (scarsissima importanza dosimetrica).

Il Laboratorio cantonale monitora inoltre nel tempo la contaminazione radioattiva in diverse matrici alimentari (p.es. funghi secchi e congelati, latte, miele) in commercio.  I risultati di diverse campagne svolte nell'ultimo decennio sono tali da non destare preoccupazione.

Gli ecosistemi naturali e semi-naturali quali le foreste e le superfici boschive sono l'habitat naturale di animali selvatici, di muschi, di bacche e di funghi; tali ecosistemi tendono a trattenere i radionuclidi provenienti dalle ricadute atmosferiche in uno scambio ciclico tra gli strati superiori del suolo (strame), batteri, microfauna, microflora e vegetazione. Inoltre il suolo di tali ecosistemi, normalmente indisturbato e consistente per la maggior parte di materiale organico, tende ad aumentare la disponibilità biologica del cesio radioattivo. Nel corso del 2015 sono state quindi portate a termine da parte nostra altre campagne di monitoraggio, in particolare sulla selvaggina e sui funghi.

È risaputo che la selvaggina può ancora oggi risultare sensibilmente contaminata da cesio-137 a causa della ricaduta radioattiva generata da "Chernobyl": la selvaggina è in particolare ghiotta dei cosiddetti «tartufi dei cervi», funghi non commestibili per l'uomo largamente diffusi nei boschi ticinesi e che crescono a circa dieci centimetri di profondità, ossia al livello in cui si trova oggi il cesio-137 infiltratosi lentamente nel suolo dal 1986. Questi funghi hanno la particolarità di assorbire una grande quantità di radioattività con attività del cesio-137 che raggiungono spesso migliaia di Bq/kg.  Non si può quindi escludere a priori che cinghiali, cervi, caprioli e camosci nutritisi con tali funghi in particolare tra agosto e settembre, possano mostrare picchi di positività radiologica, poi smaltita nei mesi successivi. Questo timore è stato confermato da alcuni casi di “selvaggina” contaminata segnalata nelle regioni piemontesi a ridosso del confine.  Per intercettare alla fonte eventuali capi contaminati, durante il periodo venatorio l’Ufficio del veterinario cantonale (UVC), con il supporto tecnico della sezione radioattività ambientale (URA) dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), dal 2013 ha reintrodotto un monitoraggio sistematico della radioattività nella selvaggina nostrana, in particolare i cinghiali, consegnata ai posti di controllo. Il Laboratorio cantonale ha da parte sua monitorato la contaminazione radioattiva della carne di selvaggina in commercio. Per raggiungere lo scopo durante la stagione venatoria 2015 sono stati prelevati dalle macellerie distribuite sull’intero territorio cantonale 20 campioni di carne cruda di cervo, capriolo e camoscio catturati in Ticino. La contaminazione da Cs-137  riscontrabile nella selvaggina nostrana è, a un trentennio dalla catastrofe di Chernobyl, contenuto. I risultati mostrano come in nessun caso siano stati superati i limiti di legge.

I funghi sono considerati utili bioindicatori della radioattività ambientale poiché sono in grado di assorbire e trattenere il cesio presente nel terreno; questa loro peculiarità fa sì che la concentrazione media di cesio 137 nei funghi sia superiore a quella di tutti gli altri prodotti alimentari, con variazioni che dipendono sia dalla specie che dal luogo di prelievo. Anche durante il 2015 è stato quindi eseguito un ampio monitoraggio con l’analisi di una serie di 37 campioni di funghi selvatici appartenenti a 6 specie commestibili, raccolti sul territorio ticinese da membri ticinesi dell’Associazione svizzera dei controllori di funghi VAPKO (Vereinigung Amtlicher Pilzkontrollorgane). Le analisi si sono focalizzate sulla presenza di contaminanti radioattivi di origine artificiale e naturale. Il livello della contaminazione da Cs-137 nei funghi commestibili selvatici ticinesi è, a un trentennio dalla catastrofe di Chernobyl, assai contenuto. I tenori di radioattività nei funghi selvatici commestibili nostrani misurati non si discostano significativamente da quelli osservati in passato.

Nel 2013 e nel 2014 è stata misurata la radioattività anche in campioni di agoni del Verbano, monitorando i residui di cesio-137, di potassio-40 e -limitatamente al 2013 per 5 campioni- pure del polonio-210.
Nel 2014 è stata misurata la radioattività del latte di produzione nostrana. In questa matrice sono stati ricercati, oltre a cesio e potassio, anche i residui dello stronzio-90.  Le contaminazioni nei pesci e nel latte ticinese, seppur leggermente superiori alla media svizzera, si situano abbondantemente al di sotto dei limiti di legge e sono di scarsa rilevanza dosimetrica: la situazione non desta la benchè minima preoccupazione Dettagli su queste due campagne sono contenuti nei rapporti di esercizio 2013 e 2014.

 




 

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