Tra le Alpi ticinesi, annualmente, viene svolta un’attività di ricerca scientifica internazionale. L’Ufficio del monitoraggio ambientale del Dipartimento del territorio, su mandato della Confederazione, effettua prelievi sistematici dell’acqua di venti laghi alpini nell’ambito del programma internazionale di cooperazione ICP Waters, con sede in Norvegia. Dal 2000 la Svizzera contribuisce inviando al centro dati raccolti su 20 laghetti alpini ticinesi. Queste analisi hanno l’obiettivo di studiare gli effetti dell’inquinamento atmosferico sulle acque superficiali.
Il programma di giornata
Le attività per il prelievo e l’analisi dei campioni sono organizzate lungo l’arco di una giornata. La mattina si inizia presto: alle 7:30 il personale addetto è già pronto per salire sull’elicottero. Questo mezzo di trasporto è stato scelto per ragioni di praticità e per assicurare rigore scientifico. Infatti, per garantire che i campioni siano confrontabili, il prelevamento dell’acqua nei vari laghi deve avvenire in lasso di tempo ristretto e in condizioni meteorologiche simili. Sorvolare venti laghetti in poche ore è possibile solo con un mezzo rapido come l’elicottero: a piedi, lo stesso lavoro richiederebbe giorni, compromettendo la qualità e l’omogeneità dei dati.
Al raggiungimento di ogni lago, dall’elicottero viene calato un bidone: il contenitore viene riempito d’acqua, svuotato e riempito nuovamente per garantire che il campione sia il più rappresentativo possibile. L’acqua raccolta viene poi trasferita in contenitori speciali e trasportata ai laboratori di Bellinzona. Qui, attraverso analisi mirate, si studiano parametri quali il grado di acidificazione, la concentrazione di nutrienti e la presenza di sostanze inquinanti.
La scelta dei laghetti alpini
I laghetti alpini sono degli indicatori ideali per valutare gli effetti dell’inquinamento in quanto si trovano lontano da fonti locali di inquinamento e hanno bacini di piccole dimensioni, il che li rende molto reattivi ai cambiamenti ambientali.
Ecosistemi unici ma anche fragili
Un altro aspetto da considerare è che fino agli anni ’80, a causa dell’inquinamento atmosferico, molti laghi alpini hanno subito un processo di acidificazione, ovvero un abbassamento del pH dovuto alle piogge acide. In termini semplici, alcune sostanze emesse dalle attività industriali e dai trasporti, come gli ossidi di zolfo e di azoto, si sono combinate con l’acqua nell’atmosfera formando acidi che sono poi caduti a terra. Questi acidi hanno modificato l’equilibrio naturale dei laghi, mettendo a rischio la flora e la fauna del loro ecosistema.
Sviluppo e tutela dell’ambiente
Da allora, le politiche ambientali e l’introduzione di filtri alle emissioni hanno portato a un miglioramento della situazione, ma il monitoraggio rimane essenziale. I dati raccolti in Svizzera, insieme a quelli degli altri Paesi partecipanti permettono di ottenere un quadro comparabile e condiviso sullo stato di salute delle acque europee.