Che tipo di risultati avete ottenuto dall’analisi dei dati GPS?
«I dati raccolti dai collari GPS hanno permesso di tracciare in modo preciso gli spostamenti di questi esemplari attraverso la determinazione della loro posizione registrata più volte al giorno. La femmina al momento si muove all’interno di un’area di circa di circa 1 chilometro quadrato, probabilmente perché ha dei piccoli che limitano i suoi spostamenti. I maschi, invece, hanno percorso superfici più ampie, fino a 2 chilometri quadrati, quindi però ancora contenute. Dai dati registrati, solo uno di questi due ha attraversato il confine con l’Italia e in una sola occasione. Va considerato che gli spostamenti dei cinghiali dipendono da vari fattori tra cui la stagione e la disponibilità di cibo. Per questi motivi, è necessario continuare ad analizzare i dati su un periodo più lungo prima di poter avere una visione più rappresentativa. Il prossimo passo sarà ottenere un maggior numero di cinghiali dotati di collari GPS per ogni zona del Ticino con elevata densità di cinghiali, estendendo l’operazione al Malcantone, al Locarnese e anche al Gambarogno.»
Qual è l’utilità delle informazioni raccolte sugli spostamenti dei cinghiali?
«Attualmente, i focolai di peste suina africana più vicini al Ticino si trovano a circa 45 chilometri dal confine. Una distanza che potrebbe sembrare rassicurante, ma che richiede invece prevenzione e prudenza. Con distanze così ridotte, infatti, lo spostamento fino al nostro territorio di cinghiali infetti su un periodo di qualche mese non può essere escluso, come pure il trasporto di materiale infetto da questo virus. Se un cinghiale malato venisse individuato a pochi chilometri dai nostri boschi, dovremo domandarci se è lecito considerare il nostro territorio privo della PSA. In questo scenario, le informazioni raccolte tramite i collari GPS permetteranno di portare ai tavoli di discussione dei dati oggettivi.»