Vai al contenuto principale Vai alla ricerca

N1 - 2025

ArgomenTi

Collari GPS per comprendere meglio le abitudini dei cinghiali

Le autorità cantonali stanno studiando i loro spostamenti quale ulteriore misura preventiva alla peste suina africana

Autori: Redazione SIC
Data: 09 maggio 2025

La peste suina africana (PSA) è una malattia altamente contagiosa, che colpisce esclusivamente cinghiali e suini domestici diffondendosi in quasi tutta Europa. Attualmente un focolaio si trova a circa 45 chilometri dai confini ticinesi, più precisamente nel parco del Ticino poco a sud dell’autostrada Milano-Torino.

Un cinghiale può essere infettato dalla PSA attraverso contatto diretto con altri cinghiali o suini infetti, oppure indirettamente tramite l'ingestione di alimenti contaminati come carni suine, resti di cucina o carcasse di altri suini infetti. Il virus può rimanere infettivo per mesi sia nell'ambiente, sia nelle carcasse e può essere trasmesso anche attraverso materiale contaminato, che spesso viene inconsapevolmente spostato sul territorio tramite mezzi di trasporto o attrezzature, se non accuratamente puliti.

Le autorità cantonali hanno quindi iniziato a studiare con maggiore attenzione le abitudini dei cinghiali e i loro movimenti dei boschi. Grazie a dei collari GPS, l’Ufficio della caccia e della pesca ha iniziato a raccogliere diversi dati che potrebbero rivelarsi fondamentali per prevenire la diffusione della PSA. Il capo ufficio Tiziano Putelli ci ha spiegato perché.

Signor Putelli, qual è l'approccio adottato dal Canton Ticino per prevenire l'introduzione e la diffusione della PSA nel territorio?

«La principale misura preventiva a livello cantonale contro la PSA è la riduzione dei cinghiali presenti sul territorio, essenzialmente attraverso l’attività venatoria. Le autorità cantonali hanno inoltre diffuso una serie di raccomandazioni di comportamento per evitare che la malattia possa insediarsi nei nostri confini. Oltre a ciò, una nuova misura di prevenzione consiste nell’applicazione di questi collari GPS di ultima generazione su alcuni cinghiali. L’obiettivo è ottenere dati concreti sulla mobilità dei singoli esemplari per comprendere il loro raggio di spostamento abituale e valutare come procedere, soprattutto nel caso si sviluppassero focolai in Italia molto vicini al confine. Per il momento i collari sono stati collocati su tre esemplari (due maschi e una femmina), nei Comuni di Chiasso, Vacallo e Mendrisio.»

Qual è il procedimento per applicare un collare GPS a un animale selvatico?

«L’applicazione del collare al cinghiale è pianificata in modo che la procedura si svolga in totale sicurezza per gli operatori e per l’animale. Il primo passo è la cattura del cinghiale, di regola con l’impiego di specifiche gabbia, successivamente l’esemplare viene sedato con un anestetico la cui dose preparata al momento in base alla stima del suo peso; sia prima, sia dopo l’allacciamento del collare GPS, il cuore viene auscultato più volte per verificare che i parametri vitali siano nella norma e corrispondano alla fase del dormire. Dopo circa 45 minuti di intervento, l’animale si sveglia e può tornare alle sue abitudini senza alcun tipo di impedimento.»

Che tipo di risultati avete ottenuto dall’analisi dei dati GPS?

«I dati raccolti dai collari GPS hanno permesso di tracciare in modo preciso gli spostamenti di questi esemplari attraverso la determinazione della loro posizione registrata più volte al giorno. La femmina al momento si muove all’interno di un’area di circa di circa 1 chilometro quadrato, probabilmente perché ha dei piccoli che limitano i suoi spostamenti. I maschi, invece, hanno percorso superfici più ampie, fino a 2 chilometri quadrati, quindi però ancora contenute. Dai dati registrati, solo uno di questi due ha attraversato  il confine con l’Italia e in una sola occasione. Va considerato che gli spostamenti dei cinghiali dipendono da vari fattori tra cui la stagione e la disponibilità di cibo. Per questi motivi, è necessario continuare ad analizzare i dati su un periodo più lungo prima di poter avere una visione più rappresentativa. Il prossimo passo sarà ottenere un maggior numero di cinghiali dotati di collari GPS per ogni zona del Ticino con elevata densità di cinghiali, estendendo l’operazione al Malcantone, al Locarnese e anche al Gambarogno.»

Qual è l’utilità delle informazioni raccolte sugli spostamenti dei cinghiali?

«Attualmente, i focolai di peste suina africana più vicini al Ticino si trovano a circa 45 chilometri dal confine. Una distanza che potrebbe sembrare rassicurante, ma che richiede invece prevenzione e prudenza. Con distanze così ridotte, infatti, lo spostamento fino al nostro territorio di cinghiali infetti su un periodo di qualche mese non può essere escluso, come pure il trasporto di materiale infetto da questo virus. Se un cinghiale malato venisse individuato a pochi chilometri dai nostri boschi, dovremo domandarci se è lecito considerare il nostro territorio privo della PSA. In questo scenario, le informazioni raccolte tramite i collari GPS permetteranno di portare ai tavoli di discussione dei dati oggettivi.»

Contatti

Servizio dell'informazione e della comunicazione del Consiglio di Stato
Piazza Governo 6
6501 Bellinzona

tel. +41 91 814 30 16/21

Newsletter