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N2 - 2025

Novità

«La sfida più grande? Essere presente per tutti»

Francesca Bortoli racconta i suoi primi mesi da Farmacista cantonale, i pericoli legati al mercato online dei farmaci e il piacere di tornare a casa (soprattutto per Natale)

Autori: Mattia Bertoldi
Autori foto: Elizabeth La Rosa
Data: 16 dicembre 2025

Dalle ampie finestre dell’ufficio, gli alberi del parco di Casvegno costeggiano il viale che porta verso il centro di Mendrisio. È una giornata uggiosa e le foglie rosse e arancioni invadono non solo i prati, ma anche i sentieri in cemento che collegano questo stabile alle altre realtà presenti nel complesso, tra cui l’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale.

Alle pareti chiare sono appesi i diplomi di Francesca Bortoli, classe 1991, che a luglio 2025 ha assunto il ruolo di Farmacista cantonale: la laurea in scienze farmaceutiche al Politecnico di Zurigo nel 2017 e il certificato FPH in farmacia clinica nel 2022, per esempio, che le hanno permesso di lavorare come farmacista ospedaliera e di terapia intensiva all’ospedale pediatrico universitario di Zurigo. Ogni titolo di studio sottolinea: Francesca Bortoli, di Mendrisio. 

«È il mio Comune di attinenza» interviene lei, «ma sono nata e cresciuta a Lugano». In ogni caso, è un dettaglio che sottolinea (una volta di più) il suo ritorno a casa.

Signora Bortoli, lei ha vissuto a Zurigo per quindici anni e si trovava là nel 2024, quando è stato pubblicato il bando di concorso per la successione di Giovan Maria Zanini, Farmacista cantonale fino a pochi mesi fa. Si ricorda il giorno in cui ha saputo di questa opportunità professionale?

«Sì, me lo ricordo bene. Un’amica attiva in ambito farmaceutico me lo ha segnalato dicendomi che mi avrebbe vista bene nel ruolo. Lì per lì non stavo cercando lavoro in Ticino, ma mi sono detta che se avessi deciso di tornare, quello sarebbe stato il lavoro ideale per me.»

Come mai?

«Perché questo ruolo combina una serie di attività che rispecchiano tutto quello che avevo fatto fino ad allora e rappresentava la chiusura di un cerchio, la tessera del puzzle che ancora mi mancava. Io sono passata dalla farmacia d'officina alla farmacia ospedaliera, ho lavorato in terapia intensiva e mi sono sempre piaciuti anche gli aspetti legati alle leggi. Insomma, avevo la possibilità di sfruttare l'esperienza professionale accumulata in tanti contesti diversi e metterla a disposizione non di un singolo paziente, ma della collettività. Ho quindi deciso di candidarmi e ci ho messo molto impegno. È stato un modo anche per confrontare la mia esperienza fuori cantone con ciò che veniva fatto qui e mi sono appuntata diversi aspetti da approfondire, legati per esempio alla politica sanitaria o ad alcuni temi di attualità cantonale.»

Com’è proseguita la procedura di selezione?

«Sono stata convocata a un’esercitazione pratica di valutazione in cui ho dovuto vestire i panni della Farmacista cantonale e affrontare diverse situazioni per sei ore di fila, il tutto accompagnato da test psicoattitudinali. Assegnare degli obiettivi ai propri collaboratori, gestire un conflitto con una ditta a cui era stato subappaltato un mandato, rispondere a un’intervista davanti al microfono acceso di una giornalista… Un bel mix di prove, ma alla fine sono stata assunta.»

Ha mai pensato di non farcela?

«Mentre attendevo un riscontro, mi sono chiesta se il fatto di aver vissuto a Zurigo per quasi 15 anni potesse rappresentare uno svantaggio. Vivere sul territorio ti permette di rimanere maggiormente a contatto con determinate dinamiche, penso per esempio alle procedure dell’Amministrazione cantonale.»

Lei però è sempre stata molto legata al suo Cantone d’origine…

«Molto. Zurigo mi è sempre piaciuta tantissimo e mi ha offerto molto a livello professionale, ma sono molto legata al territorio e alla famiglia, composta dai miei genitori, mio fratello e mia sorella. Qui ho inoltre molti amici e quindi ne ho sempre approfittato per tornare casa e trascorrere del tempo con loro, soprattutto a Natale. Per avere il 25 dicembre libero, nella mia carriera, ho spesso dovuto “coprire” i turni di Santo Stefano e di Capodanno, ma ne è sempre valsa la pena.»

A 34 anni, lei è tra i funzionari dirigenti più giovani della nostra Amministrazione cantonale. Temeva che l’età potesse costituire un ostacolo alla sua candidatura?

«No, anzi: ero convinta che rappresentasse un vantaggio perché davanti a me ho abbastanza anni di lavoro per introdurre progetti anche a medio-lungo termine. È vero che altri candidati potevano avere qualche anno di esperienza in più di me, ma non penso che l'età conti più di quel tanto, in un contesto del genere. Ci sono molti aspetti caratteriali che dipendono dalla persona e dal suo atteggiamento.»

Parlavamo dei tanti contesti professionali in cui ha operato. Cosa le ha insegnato, ognuno di questi?

«Molte cose! Grazie alla farmacia officinale, per esempio, ho potuto operare al fronte, parlando con la gente e gestendo situazioni anche molto stressanti (penso per esempio al periodo della pandemia da Coronavirus). Lavoravo in una farmacia d'emergenza aperta 365 giorni all'anno, 16 ore al giorno, con turni la mattina presto e la sera tardi; in qualità di vicegerente, inoltre, avevo l’obbligo di essere presente per due fine settimana ogni mese, festività incluse. La farmacia ospedaliera mi ha dato tutti quegli strumenti utili per gestire oggi la farmacia cantonale, che ha il compito di approvvigionare i medicamenti dell'Organizzazione sociopsichiatrica cantonale. Grazie al lavoro in terapia intensiva ho invece approfondito il contatto umano e mi sono rimessa sui libri per studiare la farmacia clinica. La docenza al Politecnico di Zurigo, infine, mi ha insegnato a spiegare concetti difficili in maniera semplice.»

Come sono andati i suoi primi quattro mesi in qualità di Farmacista cantonale?

«Quando assumi un ruolo così importante, la sfida più grande è quella di conoscere i vari interlocutori ed essere, in qualche modo, presente per tutti. Spesso non ti basta una giornata per fare tutto ciò che si aspettano da te e ognuno (giustamente) vuole raccontarti la sua realtà, quello che fa e perché dovresti conoscere questa e quell’altra persona. Ho per esempio a che fare con il farmacista che ha domande sull'applicazione di una legge, con i colleghi del Dipartimento della sanità e della socialità su tematiche cantonali, con l’associazione dei farmacisti cantonali oltre Gottardo con la quale analizziamo le novità a livello federale. Inoltre, ho subito stretto un rapporto molto forte con l’Ordine dei farmacisti del Cantone Ticino che sento molto spesso: loro mi danno spunti e informazioni su quello che succede sul territorio, io propongo loro il mio punto di vista in qualità di Farmacista cantonale. Una dinamica simile a quella creatasi con i farmacisti; cerchiamo infatti di essere molto presenti a livello comunicativo con circolari, e-mail e allerte. Insomma, sto imparando ad avere a che fare un po' con tutti, ma c’era una cosa a cui non ero preparata.»

Cosa?

«La forte visibilità legata alla figura della Farmacista cantonale, che ti porta anche a parlare col cittadino che vuole chiederti se può comprare un farmaco online. Sono consapevole di rappresentare un’importante figura di riferimento per la cittadinanza e sono molto orgogliosa di questa responsabilità.»

L’attualità porta spesso alla ribalta alcuni farmaci. Un tempo era il Viagra, utile per chi soffre di disfunzioni erettili, più di recente si è parlato molto di Makatussin (che, se assunto in certe dosi, può avere effetti stupefacenti) e Ozempic, utilizzato contro l’obesità ma anche come farmaco dimagrante. Dal vostro punto di vista, crescono anche le richieste di chiarimenti?

«In alcuni casi, sì. Posso fare l'esempio del Makatussin: quest'estate è tornato alla ribalta per un paio di mesi e al nostro ufficio sono arrivate un sacco di segnalazioni. Il nostro compito, però, è anche quello di capire perché c’è stato un aumento del genere, e l’origine non era legata ai media ma ad alcune nuove restrizioni introdotte da altri Cantoni. Le persone che cercavano questo farmaco sono quindi arrivate fino in Ticino e noi siamo intervenuti tempestivamente con una circolare, per avvisare i farmacisti su quanto stava succedendo. In merito all’Ozempic, a ora non abbiamo registrato nessun picco di interesse ma rimaniamo all’erta e monitoriamo anche ciò che succede a pochi chilometri dalla frontiera. Oggi, per esempio, ho letto un articolo che è uscito su delle testate italiane: parlava di una trentunenne di Padova che ha ordinato l'Ozempic online su un canale poco raccomandabile e al posto di quel farmaco ha ricevuto dell’insulina. Di conseguenza, la donna è finita in coma ipoglicemico e ha rischiato di morire. Casi del genere ci impongono di rimanere all’erta, sempre.»

Il mercato nero dei farmaci e, più in generale, i siti web dedicati alla loro vendita possono rappresentare delle trappole?

«Il pericolo più grande è dato dall’assunzione di sostanze che sono diverse da quelle che vengono presentate proprio perché non seguono i protocolli di verifica e di vendita. Molto spesso i farmaci ordinati online vengono addirittura bloccati dalle dogane e ci vengono consegnati; di là, per esempio, ho una confezione di anabolizzanti di dubbia provenienza che, se assunti senza controllo, possono portare a serie conseguenze.»

Cosa ne pensa delle terapie farmaceutiche (o, più banalmente, dei piani alimentari per perdere peso) consigliate dall’intelligenza artificiale?

«Be’, vedo il modo con cui gli strumenti legati all’IA guadagnano spazio nelle nostre vite e sono consapevole che questa tendenza tocca anche il mondo farmaceutico. A preoccuparmi non è il ricercare un'informazione su una piattaforma diversa rispetto al passato – anzi, è un’ottima cosa facilitare l’accesso a questo genere di contenuti. Il pericolo sta nel passare all’azione senza prima confrontarsi con un professionista del settore, come un medico o un farmacista che conosce il nostro quadro clinico e la nostra anamnesi. Sono strumenti che bisogna usare con consapevolezza.»

Sempre a proposito di digitalizzazione, a che punto siamo con la ricetta elettronica?

«A buon punto. Si chiama e-Rezept (e-Ricetta in italiano), è perfettamente in linea con le leggi in materia di protezione dati ed è sempre più utilizzata in tutta la Svizzera. Diverse farmacie ticinesi l’hanno già adottata. Nel nostro campo, rappresenta un passo molto importante perché garantirà, tra le altre cose, che la ricetta non venga falsificata. Su e-ricetta.ch si trovano tutte le informazioni.»

Quanto è cambiata Francesca Bortoli oggi, rispetto a quella che nel 2010 concludeva gli studi al Liceo di Lugano 1 e si preparava a frequentare il Politecnico di Zurigo?

«Di sicuro le responsabilità sono aumentate anno dopo anno e questo mi ha imposto di essere sempre più seria, attenta e puntuale, senza aver paura di lavorare duro e fare qualche sacrificio. Nella mia carriera ho rivestito più ruoli che hanno arricchito le mie conoscenze del sistema sanitario e, al contempo, mi hanno portata a chiedermi che spazio avrei potuto ritagliarmi e come avrei potuto fare la differenza. Inoltre, ho capito che nel lavoro bisogna crederci. Se non credi in ciò che fai, non vai da nessuna parte.»

Quali sono i valori che la caratterizzano, come persona e professionista?

«Di sicuro sono spinta da una spiccata curiosità, da una forte motivazione e dalla voglia di aiutare. Inoltre, cerco di mettere un po’ di sano buon senso in tutto ciò che faccio e cerco sempre di affrontare i problemi con apertura mentale e interdisciplinarietà. Queste caratteristiche scaturiscono soprattutto dall’ultimo lavoro svolto in terapia intensiva, dove le etichette di medico, infermiere e farmacista spesso cadevano: eravamo tutti sulla stessa barca e operavamo per il bene del paziente, che è l’obiettivo ultimo.»

La fine dell’anno è ormai vicina. Quali progetti ha per il 2026?

«I progetti in cantiere sono molti, ma una cosa che mi dà molta gioia è la possibilità di tenere un corso di farmacologia pediatrica alla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI) per operatori sanitari, infermieri e levatrici. In questo modo, potrò portare in Ticino anche un po’ di ciò che ho imparato a Zurigo nel settore pediatrico.»

Lei infatti ha collaborato con SwissPedDose, la banca dati nazionale sul dosaggio dei medicamenti nei bambini. Come spiegherebbe il suo nuovo lavoro a un giovane paziente?

«Mi definirei una specie di guardiana delle medicine, quindi qualcuno che guarda che tutti i medicamenti che devono prendere le persone siano sicuri, che arrivino sempre dal posto giusto, che non creino problemi. E da buona guardiana, non solo devo controllare che chi prescrive questi medicamenti alle persone lo faccia in maniera corretta, ma devo mantenere buoni rapporti anche con altri guardiani delle medicine in giro per la Svizzera!»

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