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Alberto Engeli

Un ticinese, una telecamera e il sogno californiano

Nome
Alberto Engeli

Professione
videomaker professionista

Anno di nascita
1955

Comune d'origine
Bellinzona

Fuori Cantone dal
1978, con esperienze in Italia e negli Stati Uniti

Attuale residenza
Santa Monica, California

Alberto "Dr Zoom" Engeli si definisce un "one man band" dell'arte cinematografica. Videomaker professionista originario di Bellinzona, si occupa di ogni aspetto legato alle riprese e nel corso degli anni ha girato documentari e servizi di ogni tipo. Oggi vive e lavora a Santa Monica, in California, Stato in cui è approdato alla fine del 1993. "Avevo tremila dollari in tasca e tanta voglia di ricominciare dopo una serie di delusioni vissute a Milano, dove lavoravo dall'inizio degli anni Ottanta. All'epoca avevo 38 anni e mi diressi in California con il sogno di trasferirmi a breve sulla costa orientale degli Stati Uniti per trovarmi un nuovo lavoro".

E poi? Per quale motivo ti sei fermato nel Golden State?
"Per il clima! Lo ricordo come se fossi ieri: ero nella Napa Valley e soggiornavo da un amico in attesa di pianificare il viaggio verso New York che, proprio in quel periodo, era colpita da una tempesta di neve. Addosso avevo solo una maglietta e il sole splendeva: chi me lo faceva fare di lasciare la California?"

La tua vita negli Stati Uniti è stata punteggiata da una lunga serie di collaborazioni, alcune anche di grande prestigio...
"In effetti il mio primo incarico mi portò dritto dritto alla cerimonia dei Premi Oscar del 1994, seguita dai Mondiali di calcio che proprio quell'anno si tenevano negli States. Negli ultimi vent'anni ho lavorato per molte compagnie e vissuto settimane in cui parlavo anche cinque lingue diverse con altrettante televisioni. Ho anche avuto modo di fondare la Dr Zoom Productions che prende il nome da una delle formazioni capeggiate dal mitico Bruce Springsteen prima della E Street Band: si chiamava Dr Zoom & the Sonic Boom. Questo è diventato anche il mio pseudonimo".

Qual è la cosa di cui vai più fiero?
"Ho avuto la determinazione e il coraggio di farmi da solo in un mercato del quale a malapena conoscevo le basi linguistiche. Oggi le cose sono più difficili poiché la tecnologia è diventata sempre meno costosa e i videomaker improvvisati sono all'ordine del giorno. La qualità non viene sempre riconosciuta e ciò complica il lavoro di chi è attivo da più anni".

Torneresti in Ticino?
"Solo qualche anno fa avrei risposto di no senza pensarci due volte, ma oggi... Diciamo che se trovassi una buona opportunità professionale la valuterei molto bene. Sarebbe difficile abituarsi al nuovo clima - specie quello invernale - ma presto potrebbe giungere anche per me il momento di tornare a casa".

Dopo vent'anni in America del Nord, quanto sei rimasto ticinese?
"Molto! Parlo ancora il dialetto, nel mio ufficio ho un orologio con incisi i tre castelli di Bellinzona e una bandiera rossoblù svetta sopra la scrivania. Ascolto spesso Rete 3 che, a differenza delle emittenti locali, trasmette musica di vario tipo senza concentrarsi su un solo genere".

Come giudichi il nostro Cantone, alla luce della tua esperienza all'estero?
"Si tratta del posto più bello al mondo, e non lo dico per piaggeria. Pensiamo solo agli eventi culturali organizzati nel periodo estivo, un'offerta eccezionale se consideriamo che la popolazione totale è di 'appena' 300 mila abitanti o poco più. E poi l'offerta della RSI, il numero di quotidiani, la natura... A me manca molto anche l'atmosfera del grottino con serate trascorse all'aperto, buon cibo e ottimo vino".

Quando i californiani ti chiedono da dove vieni, come descrivi la tua terra?
"Spiego che il Ticino si trova vicino alla villa sul lago di Como di George Clooney e presenta un paesaggio molto simile fatto di montagne, laghi e clima mediterraneo".

Illustri il Ticino come il posto ideale in cui vivere e valuti la possibilità di tornarvi presto. Consiglieresti a un tuo conterraneo di seguire il tuo stesso percorso?
"Sicuramente. Non bisogna mai dimenticare che il Ticino è fantastico, ma è un'isola da abbandonare al più presto per aprirsi degli orizzonti e comprendere pienamente le sue bellezze. Non bisogna necessariamente trasferirsi dall'altra parte del pianeta, lo si può fare anche viaggiando: l'importante è vivere la realtà e la quotidianità delle altre persone immergendosi in un nuovo mondo".

(Intervista raccolta nel marzo 2013 da Mattia Bertoldi)

Per saperne di più: