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Andrea Biaggi

A San Diego tra informatica, fumetti e multiculturalità

Professione
ingegnere informatico

Anno di nascita
1984

Comune d'origine
Giubiasco

Fuori Cantone dal
2008, negli Stati Uniti

Attuale residenza
San Diego, California

Partito nel settembre 2008 alla volta degli Stati Uniti per seguire un Master alla University of California di San Diego, Andrea Biaggi ha messo radici nel Golden State. Da quasi tre anni lavora alla Sony come ingegnere informatico e si occupa della programmazione di strumenti ("tool") per lo sviluppo di videogiochi, applicazioni e interfacce. "Dopo i diciotto mesi passati all'università la cosa più naturale è stata quella di cercare lavoro nel posto in cui mi trovavo, anziché spedire curricula vitae dall'altra parte del mondo, in Europa. Ho spedito un centinaio di richieste e mi sono proposto a grosse aziende come Amazon, Google e Microsoft, ma alla fine ho firmato con il colosso giapponese".

Bachelor in informatica all'Università della Svizzera italiana e Master a oltre 10 mila chilometri di distanza, anziché in un altro ateneo in Svizzera. Come mai questa scelta?
"A San Diego, come indirizzo di studio, ho scelto ingegneria informatica con specializzazione in intelligenza artificiale e rispetto a Lugano il programma mi è sembrato più strutturato e specifico. Inoltre, avevo voglia di mettermi alla prova in un istituto prestigioso e con professori di fama mondiale".

Hai incontrato molte difficoltà?
"Devo essere onesto: non è stato quasi mai facile, anche perché la sufficienza veniva calcolata in base al rendimento dell'intera classe. Siccome i miei compagni erano piuttosto ferrati in materia, ho dovuto faticare non poco per portarmi al loro livello. La soddisfazione di avercela fatta - e per di più nel giro di cinque soli trimestri - è comunque grande. Devo anche dire che sono stato molto fortunato, perché i miei genitori mi hanno sempre supportato in questa scelta e assistito dal punto di vista economico. Inoltre, un amico di famiglia mi ha ospitato nei primi tempi e aiutato ad ambientarmi".

Ci sono stati problemi nell'immergersi nella società statunitense?
"Non direi. Una volta giunto a San Diego mi sono iscritto alla squadra di rugby universitaria e qui ho conosciuto molti giovani coi quali mi tengo ancora in contatto. Tuttora svolgo un ruolo attivo all'interno della squadra, ma non più come giocatore: sono l'assistente dell'allenatore".

E vieni pagato?
(ride) "Il salario corrisponde a una maglietta, la possibilità di parcheggiare all'interno del campus e una bottiglia di whisky alla fine dell'anno accademico. Lo faccio per puro divertimento, non certo per la paga!"

Quali ostacoli di natura amministrativa hai incontrato durante il tuo percorso?
"Non è sempre evidente capire come funzionano qui le casse malati, la dichiarazione dei redditi e tutto il resto. Fortunatamente, alcuni colleghi mi hanno aiutato nel gestire queste cose".

In qualità di informatico ti trovi quotidianamente confrontato con un'altissima densità di ditte attive nel settore. Pensi mai di tornare in Ticino?
"Ogni tanto, ma sono pensieri che si consumano nel giro di pochi giorni. Dal punto di vista pragmatico, infatti, è difficile immaginare un posto con più opportunità lavorative di questo. Il mercato è molto flessibile, elastico e io stesso ricevo ogni settimana quattro o cinque e-mail di ditte rivali che mi propongono colloqui. È la prassi. Ma io a San Diego mi trovo molto bene, alla Sony mi vengono affidati incarichi spesso importanti e quindi non ho motivo di cambiare. Se mai dovessi trasferirmi in Svizzera, penso che sarebbe Zurigo l'unica destinazione che possa offrire un buon numero di offerte lavorative. In Ticino ci sono alcune chance, ma l'ambito è troppo ristretto".

Quali altri aspetti della realtà ticinese faticheresti ad accettare, ora che sei all'estero da quasi cinque anni?
"Direi lo scarso dinamismo sociale e culturale. Il fatto è che San Diego è una città di frontiera dove le persone girano molto, vengono organizzate decine di eventi ogni settimana e la multiculturalità è caratteristica fondante della popolazione. Io torno in Ticino ogni anno e noto che molta gente frequenta sempre gli stessi luoghi e incontra sempre i soliti amici. Questo flusso continuo nel quale è immersa San Diego mi ha inoltre permesso di aprirmi nei confronti del prossimo, di diventare più socievole e tollerante. Un'altra cosa che mi mancherebbe molto è la possibilità di partecipare a grossi eventi come anteprime cinematografiche, fiere dedicate all'intrattenimento videoludico e convention legate al mondo dei fumetti".

E riguardo al futuro? Pensi di trasferirti in un'altra città o in un altro Paese?
"Al momento vivo molto alla giornata, ma devo comunque ammettere di esser sempre stato un fan del Giappone. Al di là del lavoro non c'è nulla che mi trattiene a San Diego, quindi non escludo nemmeno di trasferirmi in un'altra nazione sul medio-lungo termine e continuare la mia avventura all'estero".

(Intervista raccolta nell'aprile 2013 da Mattia Bertoldi)