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Fabiana Pizzali

A Singapore per dare una svolta alla propria vita

Professione
incaricata dello sviluppo in ambito alberghiero (Hotel Development Executive)

Anno di nascita
1983

Comune d'origine
Lugano

Fuori Cantone dal
2010

Attuale residenza
Singapore

Fabiana Pizzali ha lasciato il Ticino all'età di 26 anni. Era il 2010 e suo marito aveva ricevuto una proposta di trasferimento interno a Singapore: insieme hanno approfittato dell'occasione e sono partiti per l'Asia.  "Un'opportunità che cadeva proprio a pennello perché volevamo dare una svolta alla nostra quotidianità e lavorare in una dimensione più internazionale".

Siete partiti da circa tre anni. Sentite la mancanza del Ticino?
"Be', chiaramente Singapore non è dall'altro lato della strada ed essere a una minor distanza dalla famiglia potrebbe essere più piacevole. Ma abbiamo comunque la fortuna che qui a Singapore troviamo tutto quello che si trova in Svizzera e anche di più, quindi gli aspetti negativi non sono molti".

Avete conosciuto degli altri ticinesi nella vostra nuova città?
"Ci sono diversi svizzero-italiani a Singapore, parecchi nel settore bancario. Spesso si tratta di amici di amici o conoscenti dei nostri parenti... Insomma, il mondo è piccolo e le connessioni si creano facilmente. L'associazione svizzera presente a Singapore conta tra i propri iscritti una grossa maggioranza di svizzero-tedeschi, ma vi sono anche diversi ticinesi".

Quali peculiarità contraddistinguono la tua "ticinesità"?
"La cucina innanzitutto, che è abbastanza apprezzata sia dagli stranieri, sia dai nostri amici ticinesi. Anche i tre baci di saluto sono ormai un classico a casa nostra".

Che cosa ti ha insegnato questa permanenza all'estero?
"Molte cose, ma la più importante credo sia l'apertura di spirito - una dote molto importante in un mondo sempre più globale. Mi sono inoltre resa conto di quanto è piccolo il nostro Ticino e di come alcune visioni appaiono un po' ristrette se confrontate alla realtà internazionale (per esempio, la chiusura del Fox Town alla domenica)".

Pensate quindi di rimanere oltre confine, oppure progettate in segreto un ritorno a casa?
"Non so ancora cosa ci riserverà il futuro ma posso dire che sì, ora come ora credo che un giorno farò ritorno in Ticino".

Cosa rispondete a chi vi chiede da dove venite?
"In effetti qui fanno spesso questa domanda; specialmente i tassisti! La prima risposta è "from Switzerland"; poi, se chiedono spiegazioni più precise, spiego che vengo dalla parte italiana, a Sud, vicino a Milano. Quando mi sentono parlare italiano, infatti, pensano subito che sia originaria dell'Italia; e qui si complica un po' la spiegazione perché non tutti sanno che in Svizzera parliamo anche la lingua di Dante! Ma credo che si tratti di una difficoltà che condividono tutti i ticinesi che abitano all'estero".

(Intervista raccolta nel marzo 2013 da Mattia Bertoldi)