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Giona Ostinelli

Professione? Compositore di musica per film a Hollywood

Professione
compositore

Anno di nascita
1986

Comune d'origine
Vacallo

Fuori Cantone dal
2007, negli Stati Uniti

Attuale residenza
Santa Monica, California

Lavoro, lavoro e ancora lavoro. È questo il segreto del successo di Giona Ostinelli, giovane compositore di musica da film che ha dato il via al suo percorso artistico a... Vacallo, tra le pareti di casa sua. "Ho iniziato con mestoli, coperchi e martelli all'età di due o tre anni e qualche tempo dopo ho seguito le prime lezioni di batteria. A nove anni ho studiato il pianoforte, durante l'adolescenza mi sono iscritto a dei corsi di canto. Durante il periodo liceale ho trascorso anche otto ore al giorno a esercitarmi con tamburi, piatti e grancassa. Un esercizio che si è rivelato poi molto utile".

Il tempo di conseguire la maturità liceale a Mendrisio e via, sei subito partito.
"Esatto, e non ho nemmeno avuto modo di partecipare alla cerimonia di consegna degli attestati! Sono partito per Boston il giorno dopo il mio ultimo esame per iniziare il Bachelor in composizione di musica da film al Berklee college of music. Era l'estate del 2007".

Hai scelto questo indirizzo accademico poiché componevi già musica ai tempi del liceo?
"Macché, non avevo mai scritto una nota prima di arrivare negli Stati Uniti! Ma sapevo di avere una grandissima passione per la musica, questo sì. E anche se ero consapevole del fatto che avrei avuto accanto studenti più ferrati di me nella materia, sapevo pure quale sarebbe stato l'unico modo di portarmi al loro livello. Studiavano quattro ore al giorno? Io ne avrei totalizzate almeno otto. Si concentravano sulla musica un intero pomeriggio? Io avrei dedicato alla composizione il pomeriggio, la sera e parte della notte. E così via".

Dopo due anni di college ti sei spostato a Los Angeles per seguire un programma di Master alla University of South California. Come è andata?
"Molto bene, perché oltre allo studio ho avuto modo di lavorare nell'industria cinematografica e stringere i primi, importanti contatti con professionisti del settore. Al di fuori delle aule universitarie, infatti, ho iniziato a lavorare a tempo parziale con quattro diversi compositori, senza contare le svariate collaborazioni che mi hanno portato a comporre musiche per cortometraggi e spot televisivi. Una routine fatta di studio-lavoro-(poco) sonno molto intensa ma proficua. In nove mesi durante il periodo universitario ho scritto musica per oltre 25 corti".

A maggio 2011 ti sei laureato, ma nel giro di tre mesi hai subito accettato un lavoro presso un importante studio di registrazione...
"Esatto, lavoravo come assistente per tre compositori che si erano già messi in luce nel mondo dello spettacolo grazie a lungometraggi ("Il Diavolo veste Prada" e "Tropic Thunder" nel caso di Theodore Shapiro, "Sky Captain and the World of Tomorrow" e "Abduction" di Edward Sheamur) e serie televisive (Ludwig Göransson è l'autore delle musiche di "New Girl"). Un'esperienza intensa dalla quale ho imparato molto. Nel maggio 2012 mi sono quindi spostato in un altro studio dove aiuto Sean Callery, autore di musiche destinate ad altri telefilm come "Homeland", "Bones" e "24". Lavoro solo il pomeriggio, così posso dedicare mattino e sera ai miei progetti".

Un fronte che ti vede molto attivo e che ti ha portato a lavorare su tre lungometraggi, una dozzina di corti e quattro spot pubblicitari solo nel 2012. Come fai a far tutto?
"Nasce tutto dalla passione per la musica. Più lavoro e più capisco che ci vuole una grande umiltà, perché chi sono io per giudicare scadente un progetto sin dalle prime fasi e tirarmi indietro? E poi non mi piace dire di no: questo per me non è un lavoro, ma un divertimento. Ho capito di voler fare questo mestiere la prima volta che ho visto "Indiana Jones" e ancora oggi provo la stessa soddisfazione di quando giocavo al LEGO da piccolo. È un circolo virtuoso fatto di sfide e traguardi. Non smetterei mai".

Quali sono gli aspetti negativi legati al tuo mestiere?
"Be', nonostante il nostro ruolo di artisti sottostiamo alle leggi del business e mi è capitato di essere licenziato poiché giudicato non consono a una determinata linea stilistica. All'inizio ti senti un po' stranito perché hai dedicato molto tempo a quella partitura e ti sembrava andasse tutto bene, ma dopo un po' impari ad accettare le regole del gioco e non ti demoralizzi troppo".

Come si svolge una tua giornata?
"Mi alzo alle 7 e mi metto all'opera nel mio studio fino a mezzogiorno. Mangio e vado a lavoro. Poi torno a casa alle 18 e scrivo ancora musica fino all'una circa. Il fatto è che i compositori attivi nel settore dell'intrattenimento (film, serie televisive, videogiochi...) devono spesso rispettare scadenze molto strette, quindi non ci si può permettere di andare a caccia dell'idea giusta. Bisogna scrivere, scrivere e ancora scrivere. Se si è fortunati, il metodo di lavoro prima o poi si raffina, si velocizza e si diventa più efficaci".

Con quali professionisti del cinema lavori di solito?
"Registi e produttori, principalmente. Il bello della composizione è che ti senti un piccolo regista anche tu, devi essere flessibile e sensibile ai gusti degli altri e dare il massimo per ottenere il migliore dei risultati. Allo stesso tempo sei consapevole del fatto che la tua melodia può influenzare una scena, il montaggio e contribuire alla nascita di un emozione nello spettatore. E quando questo capita, è una sensazione bellissima".

Ritmi serrati di lavoro e mai un attimo di respiro. Quando sei tornato in Ticino l'ultima volta?
"Penso sia stato tre anni fa. Ma mi tengo sempre aggiornato grazie ai media online perché è quello il luogo da dove vengo, è là che ho le mie radici. E non a caso parlo sempre dialetto con mia madre e l'italiano quanto più posso".

L'industria cinematografica ticinese (e svizzera) non può ovviamente garantirti un lavoro come quello che stai facendo a Los Angeles. Ma se dovessi tornare a casa, quali sarebbero le cose che ti mancherebbero di più della California?
"A livello generale la capacità di pensare al di fuori degli schemi ("out of the box" in inglese), una cosa sulla quale il ticinese dimostra più rigidità. Noto qui, inoltre, una maggiore comodità nei servizi. Considerato il mio stile di vita abbastanza sregolato, sarebbe una tragedia per me non trovare un negozio aperto 24 ore su 24!"

È notizia di pochi giorni fa che "Ritual", al quale hai lavorato da solo come compositore, verrà distribuito negli Stati Uniti da Lionsgate mentre Continental Media si occuperà della vendita sul mercato europeo. Si tratta della tua prima grande produzione e qualche settimana fa hai partecipato alla festa con l'intero cast. Come ti senti? E qual è il tuo obiettivo futuro?
"Una sensazione bellissima, difficile da spiegare, ma la soddisfazione è stata grande. E per quanto riguarda il futuro, premetto che non mi piace sognare in piccolo. Il mio obiettivo è quindi quello di raggiungere il gotha dei grandi compositori del cinema hollywoodiano, ed è qualcosa per cui non smetterò mai di combattere anche se ciò comporterà sudore, notti insonne, gomitate. Non voglio arrivare a 70 anni e avere rimorsi".

(Intervista raccolta nell'aprile 2013 da Mattia Bertoldi)

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