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Lodovico Brioschi

In Brasile per seguire la via dell'e-commerce e dell'indipendenza

Professione
imprenditore

Anno di nascita
1985

Comune d'origine
Lugano

Fuori Cantone dal
2003, in Svizzera (San Gallo, Zurigo), Inghilterra (Londra) e Brasile

Attuale residenza
Sao Paulo

Gli  studi in Ticino, la facoltà di economia a San Gallo e Londra, il lavoro in un istituto di credito a Zurigo. Un percorso lineare, quello di Lodovico Brioschi (31 anni, di Lugano) in Svizzera, segnato da una sola particolarità: un  progetto professionale di sei mesi svolto in Brasile nel 2011. Quella che cambia tutto. "Mi sono laureato nel 2009 e gli anni in cui ho iniziato a lavorare non erano dei migliori per il settore delle banche. Dopo sei mesi in Brasile lavorando per una di queste, ho iniziato a ipotizzare un'avventura imprenditoriale con un mio amico svizzero anche lui trasferitosi per lavoro in Brasile: erano gli anni del boom economico ed era un Paese pieno di opportunità. Da allora vivo a San Paolo"

In che progetto ti sei lanciato?
"Una marca di moda online di nome Amaro, in cui i clienti da tutto il Brasile possono connettersi e comprare capi di abbigliamento e accessori disegnati e prodotti da noi. L’ho cofondata insieme a Dominique Schweingruber e Roberto Thiele, i miei due soci - uno svizzero e l’altro brasiliano. Era un momento molto interessante per creare un’attività legata all’e-commerce, ma non ti nascondo che ho passato più di una notte insonne prima di decidermi. Non è facile fare un passo del genere, perché non solo lasci la Svizzera, le tue certezze e una qualità di vita fantastica, ma inizi anche qualcosa di totalmente nuovo in un Paese in cui non hai gli stessi agganci di quello in cui sei cresciuto. Insomma, i rischi erano molti ma le opportunità altrettanto grandi".

Però avevi avuto modo di vivere e lavorare in Brasile, seppur per poco tempo.
"Un’esperienza utile, certo, ma molto differente da quella che ho veramente vissuto quando mi sono trasferito definitivamente in Sudamerica. Quando lavori come un expat per una grande azienda  (espatriato, NdR) tutto è organizzato, la vita è fin quasi facile. Quando invece devi creare tu qualcosa da zero, tutto diviene più difficile anche perché qui la burocrazia non ti aiuta: tra documenti, formulari e fiscalità, fondare un’impresa è come salire su una montagna russa in cui non sai mai bene dove verrai sballottato. Però a poco a poco, standoci dentro, ho imparato le regole del gioco e in contemporanea ho appreso il portoghese, che è ovviamente fondamentale per comunicare a tutti i livelli – dai dipendenti agli investitori. Si è trattato di un processo d’apprendimento lungo, ma non direi pesante: l’ho comunque vista come un’avventura stimolante e, soprattutto, arricchente che nessun altro lavoro avrebbe potuto regalarmi".

Quali risultati avete raggiunto con Amaro?
"Siamo partiti con l’assumere una professionista  del mondo della moda che si occupasse di sviluppare i primi prodotti, tramite prototipi cuciti a mano. Puntavamo a un tipo di moda che si rivolgesse a quella fetta di mercato interessata a capi d’abbigliamento che seguono le ultime tendenze internazionali ma allo stesso tempo acessibili alla classe media brasiliana. Nel giro di un paio d’anni, complice un mercato molto dinamico, siamo diventati una società ben avviata con oltre 180 impiegati, capace di muoversi su più fronti. Per esempio, siamo stati la prima marca online ad aprire dei negozi all’interno dei centri commerciali in cui i clienti possono venire, toccare con mano i prodotti e ordinarli direttamente online. La consegna avviene nel giro di due ore e mezza, direttamente al loro domicilio. Inoltre lanciamo ogni mese una collezione, che consiste in oltre 400 prodotti".

Con un ritmo così intenso, si ha il tempo di provare nostalgia per la propria terra?
"Sono un grande amante della Svizzera e del Ticino in particolare: mi vedrei bene a tornare a casa, un giorno. Sono infatti ancora molto legato alle mie origini: torno in patria abbastanza spesso, faccio colazione leggendo uno dei maggiori quotidiani ticinesi sull’iPad e cerco di trascorrere le festività in compagnia della mia famiglia e dei miei amici. In più, osservo con interesse l’evoluzione dell’economia svizzera, specialmente nel settore delle start-up, dove per esempio credo ci possano essere grandi opportunità - anche in  Ticino - nel campo del fintech (o tecnofinanza). Per il momento però sono concentrato sulla nostra start-up qui in Brasile. Credo molto nel futuro di questo paese. Malgrado le difficoltà che il Brasile sta vivendo, sento un vento di ottimismo portato dai cambiamenti politici e dalle Olimpiadi che lascia ben sperare nel futuro!"

(Intervista raccolta nell'agosto 2016 da Mattia Bertoldi)

Per saperne di più: