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Marco Ravetta

L'avventurosa vita di un agricoltore in Namibia

Professione
agricoltore

Anno di nascita
1951

Comune d'origine
Bogno

Fuori Cantone dal
1993, in Namibia

Attuale residenza
Una fattoria a un centinaio di chilometri dalla capitale Windhoek

Se al mondo c'è qualcuno coi geni da emigrante, quello è Marco Ravetta. Classe 1951, nato e cresciuto a Bogno (Valcolla), all'età di sette anni si è trasferito con i genitori in Patagonia dando così il via a una lunga serie di viaggi, trasferimenti e lunghi periodi di permanenza all'estero. “Di quel viaggio ricordo soprattutto il volo su un imponente Douglas DC-3, le enormi strade di Buenos Aires – larghe come campi da calcio e affollatissime – e gli spazi sterminati del sud dell'Argentina. Sembrava tutto così grande, così infinito”.

Come mai i suoi genitori avevano scelto proprio quel Paese?
Mio nonno era emigrato là negli anni Trenta, e nel 1958 mio padre ha deciso di compiere lo stesso percorso verso il paesino di Puerto San Julián, nella provincia di Santa Cruz. D'altra parte i Ravetta sono sempre stati emigranti: una mia parente, Eulalia Ravetta, si è trasferita addirittura in Giappone! Sono rimasto in Sud America sino all'età di 21 anni: a casa parlavo il dialetto, a scuola e in strada lo spagnolo. Quando siamo tornati in Svizzera, nessuno capiva esattamente tutto ciò che dicevo: avendo imparato il dialetto negli anni Cinquanta e senza influenze esterne per i successivi 15 anni, il mio vocabolario era (letteralmente) di un'altra epoca”.

Quanto è rimasto in Ticino?
Per una ventina d'anni, ma intercalati da un buon numero di trasferimenti in Germania, Inghilterra e Panama. Lavorando per una banca, era abbastanza facile ottenere il permesso per abitare fuori cantone per un periodo più o meno lungo. E così ho fatto”.

Poi, nel 1992, la svolta...
Un mio amico si era trasferito a Windhoek, capitale della Namibia, e mi ha detto: 'Ehi, perché tu e tua moglie non venite a trovarmi?' Detto, fatto. Siamo partiti nel 1992 e il mal d'Africa ci ha contagiati. Nel novembre del 1993 abbiamo fatto le valigie e siamo andati a vivere in Africa meridionale”.

Cosa vi ha spinto a scegliere la Namibia?
Penso che le ragioni fossero due: la somiglianza con la Patagonia e il territorio vasto, libero. Nel corso della mia vita ho sempre ricercato questo genere di geografia perché in Ticino si sta senz'altro bene, ma si vive... Come posso dire? Stretti. Il territorio namibiano è enorme: ha una superficie grande venti volte quella svizzera a fronte di una popolazione di appena due milioni di abitanti. A quanto so, qui gli svizzeri sono appena 250, di cui due ticinesi. Ma io sono l'unico a parlare ancora il dialetto”.

Che lavoro ha fatto in Africa durante i primi tempi?
Ho collaborato per 17 anni con tre società statunitensi specializzate nella purificazione dell'acqua. Nel 2010 ho invece deciso di acquistare una fattoria e oggi faccio l'agricoltore biologico. La mia tenuta è a un centinaio di chilometri da Windhoek e coltiviamo soprattutto verdure e legumi, ma abbiamo anche qualche gallina. Una volta a settimana mi sposto col pick up fino alla capitale per vendere i nostri prodotti al mercato, ma riforniamo anche ristoranti, ambasciate e le cucine di altre famiglie di espatriati; per il resto, viviamo nella massima tranquillità”.

Come si svolge una sua giornata tipo?
I miei ritmi seguono quelli del sole: mi alzo quando sorge, vado a letto quando cala. Alle 5 del mattino sono quindi già in piedi: lascio le galline, do loro il cibo, faccio colazione e preparo la pappa per il cane e per il gatto. Insieme a tre braccianti lavoriamo sui campi dalle 7.30 alle 12 e dalle 14 alle 17. Oltre alla fattoria gestisco un negozietto che vende beni di prima necessità soprattutto alle famiglie residenti nei paraggi. Siamo su un altipiano a 2200 metri di altitudine, quindi abbastanza isolati dagli altri”.

E nel tempo libero?
Leggo molto. La mia biblioteca conta più o meno duemilacinquecento volumi, molti dei quali in lingua tedesca. La Namibia è stata una colonia della Germania per diversi anni, quindi non è molto difficile reperire i libri nei negozi dell'usato o nelle librerie di Windhoek. Pensi che ho perfino un volumetto del XIX secolo di Immanuel Kant, anche se il mio autore preferito è Johann Wolfgang von Goethe”.

La sua vita in Namibia è pericolosa?
Be', bisogna fare attenzione a cose alle quali non si è abituati: se entro nel pollaio devo sempre verificare prima che non si aggiri nei dintorni qualche cobra sputatore o un black mamba, che sono ghiotti di uova. Poi ci sono gli sciacalli e i leopardi, quindi il cane la notte non può certo dormire in giardino. E nei periodi di siccità, mai dimenticare la valvola attaccata al rubinetto del silos per l'acqua: i babbuini si avvicinano spesso alle case degli uomini per abbeverarsi, ma hanno la brutta abitudine di scordarsi di chiudere il rubinetto. Ed è stupefacente quanto poco tempo impieghino diecimila litri d'acqua a riversarsi a terra”.

Non la preoccupa vivere in una nazione considerata a tutti gli effetti meno sicura della sua patria?
Affatto, perché se è vero che qui lo standard di vita è più basso rispetto a quello in Svizzera, la qualità di vita è di gran lunga superiore. Sa come si dice da queste parti? 'Voi europei avete inventato l'orologio, ma noi abbiamo il tempo'. È una vita senza stress questa, che va a ritmi del tutto differenti da quelli del Vecchio Continente. Seguiamo il ciclo naturale delle cose. E per quanto riguarda le comodità, ci sono anche qua: essendo uno stato costiero la Namibia è costantemente rifornita di ottimo pesce, la carne di cacciagione è squisita, i collegamenti aerei con il Sudafrica sono frequenti e vi è pure la possibilità di avere una connessione telefonica o un collegamento a internet senza troppi problemi”.

Ha una televisione a casa sua?
Non mi serve. Per conoscere le previsioni meteorologiche e le notizie mi basta la radio. E per il resto in una fattoria c'è sempre qualcosa da fare, non avrei il tempo di guardarla”.

Pensa che rimarrà per sempre in Namibia?
Non è detto, sono sempre pronto a spostarmi. Il mio motto è 'ubi bene, ibi patria': la patria è là dove si sta bene. Siamo sempre pronti a muoverci, qualora le cose dovessero andare male in Namibia”.

Tornerebbe in Ticino?
È una possibilità, anche se dubito che riuscirei a riabituarmi al contesto ticinese. Mi piacerebbe piuttosto ripartire per l'Argentina perché, come dico spesso io, 'il mondo è grande, la vita è corta'”.

Cos'è la cosa di cui va più fiero in questi ultimi vent'anni?
Sono molto soddisfatto di esser riuscito a gestire una fattoria e a condurre una vita più naturale, avendo instaurato un rapporto con le piante e le verdure basato sull'assenza di prodotti chimici e dove nulla va sprecato. Mi sono immerso in una nuova vita, insomma. E fintanto che il corpo resiste e la volontà di fare le cose rimane grande, la pensione è ancora lontana”.

(Intervista raccolta nell'agosto 2013 da Mattia Bertoldi)