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Martino Fassora

Un ticinese a Barbados: lavoro nuovo, vita nuova

Professione
trader di petrolio

Anno di nascita
1988

Comune d'origine
Lugano

Fuori Cantone dal
2007, in Svizzera romanda (Ginevra e Losanna), New York e Londra (stage) e a Barbados

Attuale residenza
Bridgetown

Il sogno è comune, ricorrente nella vita di molti: lasciare tutto e aprire un bar sulla spiaggia in qualche località sperduta. Be', Martino Fassora (classe 1988) si è avvicinato molto, trasferendosi a Barbados per lavorare come trader di petrolio. Al di là del contesto esotico, la sua giornata è quanto di più normale possa esserci. "In settimana la sveglia suona alle 5.50. Mia moglie mi accompagna in palestra, dopodiché vado in ufficio e lei va a scuola dove insegna (o torna a casa nei giorni liberi). Verso le sei di sera finisco di lavorare; mia moglie viene a prendermi, ceniamo, guardiamo un film e andiamo a dormire".

In pratica, è come se fossi rimasto in Svizzera.
"Be', sì, ma la differenza sta nel weekend: è lì che possiamo veramente approfittare dell’isola. La maggior parte del tempo lo trascorriamo infatti all’aria aperta. Abbiamo per esempio una spiaggia preferita, dove si sono stabilite delle belle amicizie ed è diventata la nostra seconda casa durante i weekend. Mia moglie gioca a tennis con delle sue amiche mentre io sono più orientato verso il surf e la pesca subacquea in apnea. Ogni tanto si organizza una gita in catamarano con dei colleghi oppure un giro dell’isola in auto. Feste a tema, grigilate o pranzi in spiaggia sono anche particolarmente gettonati. E ovviamente quando ci sono visite dobbiamo “sacrificarci” e mostrare ai nostri ospiti le bellezze dell’isola, tra le quali le distillerie di rum (con ovviamente una degustazione annessa)".

Il vostro stile di vita è quindi cambiato, insieme al trasferimento all'estero?
"Certamente. L’impiantarsi in una società così diversa dal “mondo occidentale” ha permesso a mia moglie e a me di capire che cosa veramente ci porta felicità. Molte cose che credevamo essenziali si sono rilevate alquanto accessorie e ora viviamo una vita molto più piena a livello di soddisfazioni. Qualcuno potrebbe dire che siamo in una perenne vacanza, ma a dire il vero noi pensiamo sia ancora meglio di questo. La qualità di vita che abbiamo trovato qui è allineata con quelle che sono le nostre nuove priorità e preferenze, il che ci permette di essere continuamente felici – una sensazione che neanche nelle migliori vacanze si manifesta.".

Ha scelto una destinazione esotica anche per questo motivo?
"A dire il vero il posto di lavoro era disponibile solo alle Barbados, quindi non ho avuto tanta scelta. L’esoticità dell’isola non ha comunque posto problemi, escludendo quelli di carattere organizzativo: essendo un territorio totalmente diverso da quello svizzero, abbiamo dovuto lavorarci su. Ma poi ci si abitua".

Come vi siete preparati al viaggio e al trasferimento?
"Dal punto di vista della preparazione mentale, sono dell’idea che più ci si “prepara” a un trasferimento così importante e più ci si confonde le idee. Quindi una volta che la decisione è stata presa, ho trovato fosse meglio focalizzarsi sulla preparazione pratica, ossia l’infinità di procedure documenti da completare, la ricerca di una casa, ecc. E per questo devo dire che la mia compagna (ora moglie) ha rivestito un'importanza cruciale, così come la mia famiglia che mi ha sempre sostenuto e mai fatto pesare il fatto che mi allontanassi da loro".

Parlando del rapporto che ha con la gente del luogo: come spiega le sue origini, come racconta la Svizzera?
"Dopo un capitolo introduttivo sul fatto che la Svizzera non è la Svezia, spego delle quattro regioni inguistiche. Poi spiego dove si situa il Ticino. La domanda che segue è di solito “Ma è in Italia?”; dunque si ritorna al capitolo introduttivo. La gente è affascinata dal fatto che diverse lingue e culture coesistono all’interno di un paese cosi piccolo".

Aspetti negativi legati alla vostra permanenza a Barbados?
"Non ero presente ad alcuni eventi molto importanti come matrimoni, nascite e compleanni celebrati in Europa. Si realizza appieno l’importanza di queste cose solo quando le si mancano".

Quali legami ha mantenuto con il Ticino?
"Ho evidentemente tantissimi affetti (famigliari, amici) e i legami sono di conseguenza ancora forti. Mi tengo al corrente di quanto capita dalle nostre parti su base giornaliera, principalmente via Internet. Poi mi collego spesso al sito della RSI che, devo dire, è perfetto per i ticinesi che vivono all’estero dato che praticamente tutti i loro programmi sono condivisi virtualmente subito dopo essere andati in onda. E poi ho mantenuto tutto il mio vocabolario ticinese: "roladen", "bilux"... che uso ancora quando parlo con italofoni".

Quali sono le tre cose che le mancano di più del nostro cantone?
"A parte ovviamente gli affetti direi: l’odore del bosco, la raclette, i salumi".

In questi anni ha maturato una nuova visione del Ticino?
"Sì. Vedo il Ticino con un occhio più critico, in modo particolare per come sta affrontando certe questioni difficili quali la fine dei giorni d’oro della piazza finanziaria, il mercato del lavoro e i rapporti con l’Italia. Inoltre, e purtroppo anche a livello federale, mi sembra di osservare una certa cabaretizzazione della politica: la mia opinione è che sempre più i politici si sforzino a trovare messaggi sensazionalistici e slogan piuttosto che proporre ragionamenti solidi. Ma questo probabilmente è in risposta all’impigrimento del cittadino, che non vuole più investire tempo per formarsi un’opinione ma preferisce seguire chi da’ la “soluzione” più facile. Forse il pericolo che più mi impressiona è però l’aumentare del buonismo politico e del "politically correct" ad ogni costo, anche a scapito della verità".

Tornando indietro, rifarebbe la stessa scelta?
"Sì, farei di sicuro la stessa scelta. E incoraggio chiunque abbia la voglia, il coraggio e la pazzia di partire di farlo".

(Intervista raccolta nell'ottobre 2015 da Mattia Bertoldi)