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Omar Merlo

Dopo l'Australia, in cattedra all'Università di Cambridge

Professione
Professore universitario e consulente manageriale

Anno di nascita
1973

Comune d'origine
Torricella

Fuori Cantone dal
1993, in Australia e Inghilterra

Attuale residenza
Londra

La scelta sembrava delle più classiche: maturità liceale in mano, Omar Merlo aveva deciso di prendersi un anno sabbatico apprestandosi a trascorrere alcuni mesi in Australia per imparare l'inglese. Era il 1993. E mai avrebbe pensato che quelle poche settimane nella terra dei canguri si sarebbero tramutate in un periodo di emigrazione lungo vent'anni. "Fatta eccezione per un fugace ritorno a casa nel 1994, ho sempre vissuto a Melbourne fino al 2005. Poi mi sono trasferito in Inghilterra e oggi faccio spola tra Cambridge e Londra, dove lavoro come docente universitario. A questo punto, posso dire di aver trascorso i primi vent'anni della mia vita in Ticino, e i successivi venti all'estero".

Come mai la decisione di studiare economia in un'università australiana?
"
Forse volevo andare oltre le convenzioni e le scelte usuali, cercavo nuove strade da battere. All'inizio degli anni Novanta tradizione voleva che ci si iscrivesse in un'università italiana se si voleva studiare nella lingua di Dante o svizzera-tedesca (in alternativa romanda) se si preferiva diplomarsi in una lingua straniera. Mia sorella per esempio aveva scelto Ginevra e Friburgo. Io no. Volevo uscire dagli schemi e studiare in inglese, anche perché la vedevo una lingua più globale e più idonea allo studio della strategia aziendale, a cui ero interessato. Ma principalmente, cercavo delle sfide".

E le ha trovate?
"Direi di sì. Non era evidente per un giovanotto di vent'anni passare dal nido familiare alla vita indipendente, per di più in un paese sconosciuto e lontano migliaia di chilometri da casa. Ai tempi non c'era Internet e quando volevo salutare i miei genitori mi chiudevo in cabina con un sacchettone pieno di monetine. Il telefono costava quasi tre franchi al minuto, quindi c'era poco tempo per le chiacchiere. E con gli amici... Lettere. Scrivevo molte lettere".

Quelle di carta?
"Certo! Sono passati solo vent'anni ma sembra un secolo fa, non è vero? Devo però dire che nonostante la nostalgia e la malinconia, non ricordo mai di aver pensato "Ora torno in Ticino". Mi sono abituato in poco tempo a quella situazione fatta di tante cose nuove e pochi aiuti a disposizione; avevo capito che bisognava lanciarsi, senza timidezze. Vedevo il tutto come una serie di sfide, scoperte, sorprese e avventure che mi stimolavano a restare. E forse è per questo che sono rimasto così tanto là, pur senza pianificarlo: ero sempre più curioso di sapere che cosa mi aspettava dopo".

Si sente di essere cresciuto molto in quel periodo?
"Altroché! Uscire fuori dagli schemi ti mette allo scoperto, ma allo stesso tempo ti dà la possibilità di scoprirti, di estendere il numero di esperienze alle quali partecipare. Ho imparato molto su me stesso, e a dire il vero anche sul Ticino e le mie radici. Ti rende più attento e osservatore".

Quando ha capito che ormai il ritorno in Ticino si faceva sempre più lontano?
"Probabilmente quando ho cominciato a metter su famiglia. Per esempio la mia compagna è australiana e non parla italiano. Per me era chiaro che un trasferimento in un Paese italofono avrebbe rappresentato una scelta sempre più difficile da prendere. Inoltre ho due figli (di quattro e due anni), e la più grande comincia la scuola a Londra a settembre. Siamo tuttavia stati fortunati, perché quando nel 2005 ci siamo trasferiti da Melbourne a Londra per insegnare a Cambridge, il Ticino mi è subito parso essere dietro l'angolo. In un certo senso, mi sento come se fossi rientrato".

Torna spesso nel nostro Cantone?
"Abbastanza, sì. Oltre a insegnare regolarmente all'Università della Svizzera italiana, trascorro qua le vacanze con la famiglia. Con i miei figli Sophie e Frederik mi sono imposto di parlare solamente italiano: un'operazione che richiede qualche sforzo all'inizio, ma che regala grandi soddisfazioni. La mia compagna è molto felice di veder crescere due figli bilingui, è arricchente, e sento che l'amore per il Ticino li sta contagiando entrambi. A partire dalla più grande, che definisce Lugano il suo posto preferito e mi chiede perché non andiamo a vivere là".

Se con i figli è più facile, le sarà capitato molte volte di dover spiegare a un collega o a uno studente dove si trova la sua terra d'origine...
"Certo, ma ci sono abituato. All'inizio in molti pensano io sia australiano per via dell'accento! Poi quando si parla di Svizzera, mi piace dire che vengo dalla parte più bella di questo Paese. La parte più bella e calda".

Cosa le manca di più del nostro Cantone?
"La famiglia innanzitutto, ma anche il clima, la cordialità della gente, e tante cose belle della mia infanzia. Come alcuni ingredienti della nostra cucina, per esempio. La passata di pomodoro fresca, la polenta, il formaggio, il pane fresco, il minestrone caldo in inverno... Cose che anche con le potenzialità di Internet, è impossibile ricreare esattamente in Inghilterra. E poi lo yoghurt: nonostante i mille tentativi, non l'ho ancora trovato uno yoghurt buono come quello svizzero".

Il momento che più le ricorda la vita ticinese?
"Ce ne sono diversi e sono tutti all'insegna della semplicità e delle piccole cose. Forse vent'anni fa c'era da parte mia la volontà di rifuggire da questa dimensione locale, ma a lungo andare mi sono reso conto che non me ne priverei per nulla al mondo. Insomma, tra una cena in un ristorante sofisticato di Londra e una grigliata di costine in Ticino, scelgo la seconda. Senza alcun dubbio".

(Intervista raccolta nell'agosto 2013 da Mattia Bertoldi)

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