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Yannick Valenti

Da Chiasso a Milano: pochi chilometri, molte differenze

Professione
pubblicitario

Anno di nascita
1980

Comune d'origine
Chiasso

Fuori Cantone dal
1995, in Italia, Svizzera tedesca (Zurigo) e Inghilterra

Attuale residenza
Milano

A volte bastano pochi chilometri di viaggio per cambiare prospettiva, dimensione professionale e vita: lo sa bene Yannick Valenti, originario di Chiasso, che ha deciso di trasferirsi a Milano per lavorare come pubblicitario per un'agenzia di comunicazione specializzata in ambito farmaceutico. "Avevo già imparato a conoscere l'Italia a metà degli anni Novanta quando, alla fine della terza media, ho cambiato scuola e proseguito i miei studi oltre confine. Da allora quasi tutte le mie esperienze scolastiche e professionali si sono svolte al di fuori del Cantone, principalmente tra Italia, Inghilterra e Zurigo".

Avresti comunque deciso di lavorare fuori dal Ticino anche se ciò avesse comportato il trasferimento in una città dall'altra parte del mondo, e non a pochi chilometri dal tuo Comune d'origine?
"Sicuramente, ed è già qualcosa che ho in programma. Posso anche dirti, per esempio, che già un paio di anni fa avevo praticamente completato un mio trasferimento in Asia prima di tornare improvvisamente a Milano. Devo riconoscere che al di fuori dei confini cantonali ho trovato un ambiente che mi ha saputo accogliere, accettare e valorizzare. Inoltre, il mio percorso professionale si è sviluppato in un ambito che trova pochi sbocchi in Ticino".

Era più la voglia di allontanarsi dal Ticino o l'esigenza di doversene andare per seguire la propria strada?

"Un po' tutte e due le cose, credo. Sono una persona che cerca sempre cambiamenti e che si sente sempre in fuga.  Probabilmente è anche per questo che tendo a rilevare solo gli aspetti positivi delle città in cui vivo. Malgrado ciò, non dimentico mai da dove vengo e so di lasciare a casa famiglia e affetti importanti, però sono sempre riuscito a mantenere con loro un legame molto saldo, quindi va bene".

Hai mai pensato di tornare a casa?
"Onestamente no. Ho sempre pensato che se un giorno tornerò a vivere in Ticino sarà per godermi la vecchiaia, visto che i miei interessi qui trovano poche possibilità di sbocco. Con ogni probabilità, quindi, nel breve e medio termine non è mia intenzione rientrare; potrei tuttavia essere smentito dai fatti e andrebbe bene lo stesso".

 Ti senti fiero di essere ticinese?
"Certo! Sono molto fiero dell'originalità caratteriale dei ticinesi. Ritengo che i valori alla base della nostra cultura siano stati fondanti per me e mi abbiano formato molto, per cui se mi trovo a parlare della Svizzera ho sempre piacere a rilevare le particolarità della nostra "ticinesità". Inoltre, mi sento anche molto fiero di essere chiassese: oltre a essere terra di confine e contrabbando, siamo il Sud del Sud della Svizzera: siamo originali e unici, è fantastico e ne sono molto orgoglioso. D'altro canto, mi spiace vedere che il contributo del nostro Cantone alla Confederazione venga poco apprezzato e spesso sminuito o sottovalutato. La nostra originalità potrebbe essere maggiormente premiata".

Nei tuoi viaggi al di fuori dei confini cantonali hai incontrato molti ticinesi?
"Sì, ma li ho sempre evitati - persino a Pavia dove c'è una folta comunità di ticinesi. Quando mi trasferisco in un'altra città, infatti, voglio integrarmi e immergermi nel nuovo per conoscere a fondo il posto e le persone che mi ospitano. Non voglio rimanere troppo legato a ciò che mi sono lasciato alle spalle. Te l’ho detto: mi sento un uomo in fuga".

Ma ci saranno comunque tre cose che ti mancano ancora del nostro Cantone...
"Direi innanzitutto la natura: i laghi, le valli, le gole, e i grotti sono posti fantastici che difficilmente trovi altrove. Quando ero in Inghilterra, per esempio, mi mancavano tantissimo. Poi, citerei i festival, il Carnevale e lo spirito festaiolo dei ticinesi. Sai, quelle feste tipo la sagra dell’uva, il Club del Tappo e tutte quelle occasioni in cui ritrovi tutti e ti diverti anche con chi non vedi da una vita. Non mi sono mai annoiato. Pensa che per questo stesso motivo, ultimamente comincio ad apprezzare anche i corsi che faccio ogni anno per la Protezione Civile. Be', forse sto esagerando… ".

A proposito di ritrovi tipici del nostro Cantone: rilevi nel tuo carattere alcune peculiarità legate alle origini ticinesi?
"Penso di sì. Ti direi che da buon ticinese per carattere mi sento sempre diverso, capace di fare e ottenere quello che voglio - tanto, noi una soluzione la troviamo sempre. Non so se i tuoi lettori saranno d’accordo, ma penso che non potrebbe essere diversamente per un Cantone che rappresenta una minoranza linguistica e culturale in Svizzera: devi sviluppare il pensiero laterale, imparare a far da solo e non lasciarti condizionare".

Tornando indietro, rifaresti le stesse scelte? Consiglieresti la tua strada a un altro ticinese?
"Senza ombra di dubbio. Rifarei tutto e lo rifarei due volte, anzi: consiglierei a chiunque di trasferirsi fuori Ticino e andare a scoprire cosa c'è oltre ai confini cantonali. Inoltre, il mio suggerimento a chi decide di lasciare il nostro Cantone in giovane età è di restare fuori il più a lungo possibile, i soli anni dell’università non bastano: al Ticino serve il contributo di ticinesi che riportino a casa esperienze, conoscenze e visioni provenienti da altre realtà. Il mondo corre e noi dobbiamo sviluppare la diversità interna: non c’è alternativa".

(Intervista raccolta nel maggio 2013 da Mattia Bertoldi)