MATR unisce teatro gestuale e parola per esplorare il dolore negato e i traumi che restano nel corpo. Al centro c’è la figura della madre e un aborto spontaneo, simbolo di lutti irrisolti e silenzi generazionali. La performance, fatta di immagini e solitudine, è un ritorno simbolico all’utero, luogo di protezione e solitudine, dove il protagonista affronta paure profonde e un senso di colpa ancestrale in un dialogo intimo e struggente con la madre, figura mitica e irraggiungibile.