La guerra non solo devasta città e vite, ma corrompe la memoria e l’anima. Questo testo teatrale rievoca l’esperienza di un bambino palestinese a Beirut nel 1982, tra sogno e realtà, veglia e sonno. Racconta l’orrore del conflitto, che perseguita anche i sopravvissuti, e si interroga sul senso di costruzione e distruzione, vita e morte. È un grido contro l’assurdità della guerra e un tentativo di salvare la memoria dall’oblio, dando voce al dolore e alla speranza.