Sui social sfilano corpi perfetti, immagini di vite e fisici costruiti, scolpiti dai ritocchi digitali, con curve e forme disumanamente impeccabili. Dall’altra parte ci sono i corpi reali: quelli naturalmente imperfetti, che a volte soffrono, parlano, trafitti, tagliati, troppo alimentati o non alimentati a sufficienza. Corpi che diventano megafoni silenziosi di un dolore che non trova voce.