Il male non esiste è un film davvero magico. Comincia come (se fosse) la fine. E sottosopra. Una carrellata con la camera rivolta verso l’alto tra gli alberi dei boschi, dove affiorano squarci di cielo diurno tra i sentieri delle ramificazioni. È la lunga apertura, che vale quasi da sola il film, del settimo lungometraggio del cineasta giapponese Ryūsuke Hamaguchi. Dopo lo straordinario Drive my car, Hamaguchi torna con Il male non esiste, premiato quest’anno a Venezia con il Leone d’argento.