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Educazione non violenta

Dal 1° luglio 2026 il Codice civile svizzero sancisce esplicitamente il principio dell’educazione non violenta. Educare senza violenza significa promuovere relazioni basate sul rispetto, sull’ascolto e sulla gestione costruttiva dei conflitti. Su questa pagina è possibile trovare informazioni, risorse e servizi di sostegno per genitori, bambini, bambine, professionisti e professioniste.

L’educazione non violenta riguarda il modo in cui persone adulte, bambini e bambine costruiscono la relazione quotidiana: nelle regole, nei conflitti, ma anche nell’ascolto e nella comunicazione reciproca. Promuovere il ben-trattamento significa sostenere relazioni rispettose, capaci di offrire a bambini e bambine sicurezza, protezione e possibilità di crescita.

Le difficoltà educative fanno parte dell’esperienza genitoriale e possono emergere in tutte le famiglie. Ritmi di vita intensi, cambiamenti familiari o momenti di stress possono mettere a dura prova genitori, figli e figlie. Per questo motivo è importante sapere che chiedere aiuto è possibile e legittimo.

Sul territorio cantonale sono presenti diversi servizi, professionisti e professioniste che offrono ascolto, consulenza e sostegno nelle varie fasi della crescita. Questa pagina vuole valorizzare le risorse esistenti, favorire la messa in rete tra i servizi e offrire punti di riferimento utili a genitori e persone professioniste.

A chi ci si può rivolgere per consulenza e sostegno in caso di bisogno?

Chi necessita di una consulenza sul tema dell'educazione non violenta o di sostegno può rivolgersi ai seguenti enti:

Genitori:
Tel: +41 58 261 61 61 (anche WhatsApp)

Bambini, bambine e giovani:
Tel: 147 (anche WhatsApp)

Lugano:
Tel: +41 91 923 30 55
Bellinzona:
Tel: +41 91 826 21 44

Locarno:
Tel: +41 91 752 29 28
Mendrisio:
Tel: +41 91 646 04 14

Tel: +41 77 402 49 04 (anche WhatsApp) 

Tre Valli: 079 514 89 11 / 079 514 76 65 / 079 571 74 75
Bellinzonese: 091 821 50 30
Locarnese e Valle Maggia: 091 756 22 74
Malcantone e Vedeggio: 091 610 16 55 / 50
Luganese: 091 973 18 27
Mendrisiotto e Basso Ceresio: 091 640 30 68 / 60 

Domande e risposte - ASPI

Le seguenti domande e risposte sono riprese dai contenuti informativi elaborati da ASPI – Fondazione della Svizzera italiana per l’aiuto, il sostegno e la protezione dell’infanzia nell’ambito delle attività di sensibilizzazione sul tema dell’educazione non violenta.

A partire dal 1° luglio 2026, il Codice civile svizzero sancirà un principio fondamentale: bambini, bambine, ragazzi e ragazze hanno diritto a un’educazione senza violenza. Questo significa che le punizioni corporali (come schiaffi, sculacciate o strattonamenti), le violenze psicologiche (quali umiliazioni, minacce e insulti, come pure la violenza domestica) e la negligenza fisica o psichica non saranno più considerati metodi educativi accettabili, ma veri e propri atti di violenza. La nuova disposizione funge da principio guida e vuole lanciare un chiaro segnale alla società: la violenza non è mai uno strumento tollerato per educare. Questo dovere si applica ai genitori e a chiunque abbia una responsabilità educativa, di cura o di custodia verso i minori e le minori, inclusi docenti, educatori ed educatrici, assistenti, allenatori e allenatrici.

La scienza e l'esperienza ci dicono che la violenza, anche quella che sembra "piccola" come uno schiaffo, non insegna nulla di positivo. Al contrario, può creare paura, lasciare ferite invisibili e rovinare la fiducia tra persone adulte, bambini e bambine. Inoltre, rischia di trasmettere un messaggio educativo distorto, legittimando la "legge del più forte" e normalizzando l'uso della violenza nei rapporti quotidiani. La Svizzera ha scelto di allinearsi agli standard internazionali e ai richiami delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia per garantire a ogni bambino e bambina un ambiente sicuro, rispettoso e sereno in cui crescere. 

Assolutamente no! Educare con rispetto non significa essere permissivi o rinunciare a porre delle regole. Al contrario, bambini, bambine, ragazzi e ragazze hanno bisogno di limiti e di una guida sicura, amorevole e rispettosa per svilupparsi al meglio. L'obiettivo della legge è promuovere un approccio positivo che tuteli la dignità delle persone minorenni. La differenza sta nel modo: si possono tracciare confini chiari attraverso il dialogo, la coerenza e l'ascolto, senza mai ricorrere a gesti o parole che fanno male o umiliano. Questo standard vale a casa come a scuola, nello sport e in qualsiasi altro contesto di crescita.

Accompagnare la crescita di bambini, bambine, ragazzi e ragazze è un compito tanto meraviglioso quanto faticoso. Spesso un gesto di stizza o uno scatto d’ira nascono da un momento di forte sovraccarico, stress o stanchezza nella gestione di sfide educative complesse. 

La nuova legge, inserita nel Codice civile, ha una funzione preventiva e di sostegno, e non prevede le multe o le sanzioni detentive tipiche del Codice penale. Il suo scopo è sostenere le persone adulte nel loro ruolo, obbligando i Cantoni a garantire l'istituzione di servizi di consulenza e consultori appositi ai quali sia i genitori sia i minori e le minori possono rivolgersi – insieme o in modo separato e autonomo – per ricevere ascolto e supporto gratuito in caso di difficoltà.

Bisogna però ricordare che il Codice penale svizzero sanziona già da tempo le violenze fisiche o psicologiche e i maltrattamenti. La novità dell’articolo introdotto nel Codice civile risiede proprio nello stabilire un limite chiaro contro ogni forma di violenza, introducendo un obbligo esplicito di protezione per tutelare il benessere dei minori e delle minori prima che si arrivi a situazioni estreme.

Esistono alcune strategie pratiche e scientificamente convalidate che si possono mettere in atto prima di perdere il controllo:

  • Fermati un istante: fai un respiro profondo e conta fino a 10 prima di agire. Una volta accertata la totale sicurezza del minore o della minore (o del gruppo), allontanati fisicamente dalla situazione critica per il tempo necessario a ritrovare la calma.
  • Ascolta i tuoi segnali: impara a riconoscere tempestivamente i tuoi campanelli d’allarme fisici ed emotivi (es. battito accelerato, tono di voce che si alza, rigidità muscolare) che indicano che la tua pazienza è al limite.
  • Nomina l’emozione per dominarla: dai un nome a ciò che provi tu come adulto o adulta (es. "In questo momento mi sento frustrato/a") o aiuta il minore o la minore a fare lo stesso (es. "Vedo che sei arrabbiato/a"). La neuroscienza dimostra che verbalizzare un'emozione intensa riduce subito l'attivazione dell'amigdala (il centro cerebrale degli impulsi), producendo un immediato effetto biologico calmante sia su di te sia sul bambino o la bambina.
  • Chiedi aiuto: confrontarsi con il partner o la partner, i colleghi o le colleghe, con una persona fidata o con un professionista o una professionista non è mai un segno di debolezza, ma un gesto di grande responsabilità e cura verso se stessi/e e verso i bambini, le bambine, i ragazzi e le ragazze di cui ci si occupa (siano essi figli o figlie, allievi o allieve, pazienti, atleti o atlete). 

Divisione dell'azione sociale 
e delle famiglie

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