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Peste suina africana (PSA)

La peste suina africana (PSA) è una malattia di origine virale molto contagiosa che colpisce cinghiali e suini domestici.
Anche se per l’essere umano non vi è nessun pericolo, la PSA può provocare gravi perdite economiche.

La trasmissione del virus avviene per contatto con animali infetti o con i loro prodotti. L'uomo gioca un ruolo centrale nella propagazione della PSA trasportando il virus su lunghe distanze per mezzo di oggetti contaminati (ad es. stivali), veicoli, prodotti carnei e movimentazione di animali vivi. L’evoluzione della malattia è rapida e mortale nel cinghiale e nel suino domestico ed è caratterizzata da mancanza di appetito e di movimento, febbre e sovente diarrea sanguinolenta. Negli organi si hanno emorragie puntiformi. Non esistono vaccini o cure, gli animali colpiti sono uccisi per impedire il propagarsi della malattia.

Il virus della PSA riesce a sopravvivere per mesi nel sangue, negli escrementi, nelle carogne e nei prodotti a base di carne, siano essi congelati, refrigerati o tenuti a temperatura ambiente (insaccati). Problematica è pure la contaminazione con il virus di vestiti, scarpe, veicoli e utensili utilizzati ad esempio per l’esercizio venatorio. Per inattivare il virus occorre utilizzare il calore (cottura ad almeno 60°C per 20 minuti) o i disinfettanti.

Diffusione della malattia

La PSA introdotta in Georgia nel 2007 dall’Africa, Dalla Georgia si è poi diffusa in Russia e Cina, da est ha raggiunto i Paesi baltici e molti altri paesi nell’Europa dell’Est. Se in un primo tempo si registravano nuove infezioni unicamente tra i suini domestici, la malattia è ora presente pure nei cinghiali.

Il caso più grave riguarda un grande allevamento di suini in Romania che ha portato all’abbattimento di più di 140'000 animali. La malattia ha quindi compiuto un balzo verso Ovest. Da settembre 2018 ad agosto 2019 la malattia è stata diagnosticata in Vallonia (Belgio) in circa 800 cinghiali. La malattia continua tutt'ora ad essere presente in Asia e nell'Est Europa, ad agosto 2019 sono stati riscontrati i primi casi in Serbia e vi è purtroppo da prevedere un’ulteriore diffusione della malattia che potrebbe colpire anche la Svizzera.

Indicazioni per detentori di suini e cacciatori

È molto importante che il cacciatore segnali immediatamente il rinvenimento di cinghiali morti o che presentano comportamenti sospetti all’Ufficio del veterinario cantonale o all’Ufficio caccia e pesca. Manipolare questi animali con guanti, lavarsi accuratamente le mani dopo qualsiasi contatto e pulire/disinfettare gli utensili e gli abiti. Evitare nei giorni successivi ogni contatto con suini domestici.

Che cosa possiamo fare per ridurre il rischio PSA per la Svizzera?

  • Massima prudenza in caso di viaggi venatori nelle zone colpite. Il virus non è visibile ad occhio nudo, può essere portato in Svizzera con prodotti alimentari (carne, insaccati), trofei di caccia, equipaggiamento o mezzi di trasporto. Il virus può essere presente anche su pelo e zampe del cane!
  • Mai dare resti alimentari agli animali selvatici e ai suini domestici (si ricorda che questo è peraltro proibito per legge).
  • Smaltire tutti i resti di cibo in modo che siano inaccessibili ai cinghiali.
  • Evitare qualsiasi possibilità di contatto tra suini domestici e cinghiali.