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Risposta alle domande più frequenti

La radioattività è costituita da piccolissime particelle (più piccole di un atomo) e da radiazioni che possono provocare lesioni alle cellule degli organismi viventi. La gravità delle lesioni dipende sostanzialmente dalla dose di radioattività assorbita. Idealmente bisognerebbe evitare di esporsi ad ogni potenziale fonte di radioattività, ma questo purtroppo non è possibile. Il nostro suolo libera in continuazione della radioattività a causa della presenza di elementi radioattivi nel sottosuolo. In Ticino questa radioattività naturale è di circa 100-120 nSv/h.

Un problema particolare è costituito dal radon, un gas radioattivo proveniente dal suolo che può accumularsi negli scantinati poco aerati. Vi sono inoltre fonti di radioattività alle quali ci si espone per necessità, come per esempio nella diagnostica e nella terapia medica. In questa molteplicità di fonti radioattive si inserisce quello degli alimenti contaminati dopo incidenti nucleari.

Contro la radioattività naturale è impossibile proteggersi. Nel caso specifico del radon occorre evitare, attraverso una buona aerazione dei locali, che questo gas possa accumularsi nei locali degli scantinati. Nella diagnostica medica sono i medici a porre la giusta indicazione, nel senso che i vantaggi tratti da una diagnosi precisa devono superare i potenziali effetti collaterali della radioattività.

Per quanto riguarda gli alimenti, la Confederazione ha fissato in una apposita ordinanza dei valori limite per ogni derrata alimentare. Occorre quindi evitare di consumare alimenti che contengono elementi radioattivi oltre il valore limite stabilito.

I controlli sistematici sui cinghiali predisposti dall'Ufficio del veterinario cantonale hanno lo scopo di proteggere il consumatore (cacciatore, familiari, altre persone in caso di messa in commercio delle carni) da questa fonte di radioattività.

No. Il contatto sporadico con animali con valori elevati di radioattività non ha alcuna conseguenza per la salute.

No. Cinghiali con elevati tassi di radioattività sono stati rinvenuti in Piemonte e in altre regioni dell'Arco alpino . Il problema riguarda potenzialmente tutte le regioni che hanno avuto importanti precipitazioni dopo la catastrofe di Chernobyl. Infatti dopo l’incidente nucleare le polveri radioattive sono state disseminate dai venti e sono ricadute al suolo con le precipitazioni. In Svizzera nei giorni critici è piovuto soprattutto al sud delle Alpi, e pertanto il Ticino è risultato il cantone più toccato dal problema.

La causa è riconducibile all'incidente di Chernobyl. Circa la metà di cesio 137 caduto dopo l’incidente si trova ancora nel nostro sottosuolo. Alcuni funghi ipogei (es. Elaphomyces sp.) assorbono questo elemento in modo selettivo fino a raggiungere concentrazioni molto elevate. I cinghiali, grufolando e ingerendo vegetali presenti nel sottosuolo, si espongono al rischio di ingerire questi funghi, la cui distribuzione sul territorio non è regolare e dipende da molti fattori ambientali. Per questo motivo si possono trovare cinghiali con valori assolutamente normali o comunque inferiori al valore limite e altri con valori elevati.

In base ai controlli effettuati in passato, alle informazioni provenienti da altri paesi e alle conoscenze sulle abitudini alimentari delle varie specie animali cacciabili, il cinghiale è la specie più esposta al rischio di ingerire alimenti contaminati dal cesio radioattivo. Per questo motivo può essere considerata la specie “sentinella” della radioattività ambientale. Precauzionalmente vengono controllati anche cervi, caprioli e camosci, in base ad una scelta a caso che interessa una percentuale limitata dei animali abbattuti.

Si. L’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) svolge annualmente un’indagine per monitorare la situazione della radioattività ambientale a livello nazionale (aria, suolo, acqua, determinati alimenti). Per quanto riguarda la selvaggina vengono esaminati prevalentemente animali importati dall’estero.

Si. L’analisi rapida si basa sulla misurazione della radioattività ambientale (radioattività di fondo), che viene confrontata con quella misurata a ridosso dell’animale. L’eventuale radioattività incorporata nell’animale con il cibo (funghi) si aggiunge alla radioattività ambientale. Attraverso studi preliminari è stato possibile tracciare una linea di correlazione tra la radioattività aggiuntiva misurata sui cinghiali e la radioattività misurata in laboratorio su campioni di carne prelevati dagli stessi cinghiali. I risultati indicano che 60 nSv/h di radioattività aggiuntiva corrispondono approssimativamente al valore limite di 1'250 Bq/kg misurato in laboratorio.

Si. Il Consiglio di Stato ha deciso di versare un indennizzo forfettario di Frs. 100.00 per ogni capo di selvaggina in caso di superamento del valore limite. L’importo è stato fissato su proposta del Dipartimento della sanità e della socialità e dopo aver sentito l’Ufficio caccia e pesca e la Federazione dei cacciatori ticinesi.

Gli animali confiscati sono trasportati, come le altre carcasse, nel centro di raccolta cantonale di Giubiasco. In seguito questi scarti di origine animale vengono trasportati in uno stabilimento specializzato ubicato nella Svizzera interna (SG), dove vengono inceneriti. L’UFSP ha verificato che il processo di eliminazione rispetta tutti i requisiti di legge.

Il controllo dei funghi ma anche di tutte le altre derrate alimentari che si trovano in commercio è di competenza del chimico cantonale. per ogni informazione a questo riguardo si rimanda quindi al Laboratorio cantonale.