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Domande frequenti

La terminologia che ruota attorno al concetto di sviluppo sostenibile è varia e offre sensibilità diverse, tuttavia è certo che di Sviluppo sostenibile si è iniziato a parlare in modo esteso a partire dalla Conferenza internazionale sull'ambiente e lo sviluppo dell'ONU di Rio de Janeiro nel 1992, meglio noto come Vertice della Terra.

In questa occasione, che ha visto radunarsi 180 capi di Stato e di governo, è stata ripresa la definizione di Sviluppo sostenibile del Rapporto Brundtland Our common future (1987) che dice che lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfa i bisogni attuali senza compromettere le possibilità delle generazioni future di fare fronte ai loro.

Lo sviluppo sostenibile è dunque uno sviluppo delle società che tiene conto degli effetti a lungo termine delle attività umane sull'ambiente e sulla società in generale pur garantendo lo sviluppo economico.

Spesso questo concetto viene schematizzato come segue:

 

[Fonte: Ufficio federale dello sviuluppo territoriale]

Il Vertice di Rio ha portato alla sottoscrizione di tre accordi principali non vincolanti dal punto di vista del diritto internazionale: Agenda 21, Dichiarazione di Rio, Dichiarazione dei principi relativi alle foreste.

Vincolanti dal punto di vista giuridico sono invece la Convenzione-quadro sui cambiamenti climatici e la Convenzione sulla diversità biologica.

La dichiarazione di Rio è un documento sottoscritto da 180 capi di Stato con la quale si impegnano a realizzare lo sviluppo sostenibile elaborando delle strategie sia a livello globale che locale.

In particolare vengono enumerate 27 linee guida che possono essere considerate come la legge di riferimento per lo sviluppo sostenibile.

In sintesi nella dichiarazione viene precisato che la crescita economica non è possibile a lungo termine se non viene messa in relazione con la protezione dell'ambiente e la solidarietà sociale.

Di seguito sono riportati in sintesi i principi cardine della dichiarazione:

  • Principio 5
    Tutti gli stati e tutti i popoli coopereranno al compito essenziale di eliminare la povertà, come requisito indispensabile per lo sviluppo sostenibile.
  • Principio 6
    Si accorderà speciale priorità alla situazione ed alle esigenze specifiche dei paesi in via di sviluppo, in particolare di quelli meno sviluppati e di quelli più vulnerabili sotto il profilo ambientale.
  • Principio 7
    Gli Stati coopereranno in uno spirito di partnership globale per conservare, tutelare e ripristinare la salute e l'integrità dell'ecosistema terrestre. In considerazione del differente contributo al degrado ambientale globale, gli Stati hanno responsabilità comuni ma differenziate.
  • Principio 12
    Gli Stati dovranno cooperare per promuovere un sistema economico internazionale aperto e favorevole, idoneo a generare una crescita economica ed uno sviluppo sostenibile in tutti i paesi ed a consentire una lotta più efficace ai problemi del degrado ambientale.
  • Principio 15
    Al fine di proteggere l' ambiente, gli Stati applicheranno largamente, secondo le loro capacità, il metodo precauzionale.
  • Principio 16
    Le autorità nazionali dovranno adoperarsi a promuovere l'internalizzazione dei costi per la tutela ambientale e l'uso di strumenti economici, considerando che è in principio l'inquinatore a dover sostenere il costo dell'inquinamento.

L'Agenda 21 è uno dei cinque documenti finali elaborati durante il Vertice di Rio per il 21esimo secolo.

L'Agenda è in pratica una guida di riflessione redatta sottoforma di catalogo e presenta 40 capitoli.

In ogni capitolo vengono proposte le misure da adottare in vista della realizzazione dello sviluppo sostenibile.

In particolare nel capitolo 28 del documento, le collettività locali sono invitate a stabilire il loro proprio programma di azione per lo sviluppo sostenibile, poiché numerosi problemi devono essere risolti proprio a partire da scala locale.

Come la Dichiarazione di Rio, anche l'Agenda 21 non pone nessun vincolo di tipo legale.

L'Agenda 21 locale è un vero e proprio programma di azioni di una comunità o di un gruppo a partecipare concretamente allo sviluppo sostenibile e alla sua realizzazione nel 21esimo secolo.

Questo programma mira in particolare a sviluppare il dialogo e la collaborazione tra gli attori rilevanti a livello locale, sia della società civile che del mondo politico, per definire gli obiettivi da raggiungere nel campo dello sviluppo sostenibile.

Per la Confederazione lo sviluppo sostenibile è un obiettivo a lungo termine della politica svizzera ed è ripreso nella Costituzione federale agli articoli 2 ("Scopo") e 73 ("Sviluppo sostenibile").

Dal 1997 in Svizzera esiste un mandato costituzionale per l'attuazione dello sviluppo sostenibile.

A questo scopo è stata redatta "La strategia per uno sviluppo sostenibile" che serve al Consiglio federale come base per l'attuazione del mandato che a sua volta viene delegato alle singole amministrazioni cantonali.

La strategia federale definisce le linee guida per tutte le politiche settoriali federali dalla politica ambientale a quella sociale, passando per la politica economica, devono essere orientate ai principi della sostenibilità

Nel 1987 la presidente della Commissione mondiale su Ambiente e Sviluppo (istituita nel 1983), Gro Harlem Brundtland ha presentato il rapporto "Our common future" (Il futuro di tutti noi), comunemente noto come "Rapporto Brundtland, formulando una linea guida per lo sviluppo sostenibile valida ancora oggi.

Nel rapporto Brundtland si legge che i punti critici e i problemi globali dell'ambiente sono dovuti essenzialmente alla grande povertà dei paesi del Sud e ai modelli di produzione e di consumo non sostenibili di cui sono responsabili i paesi del Nord.

Il rapporto evidenzia perciò la necessità di attuare una strategia in grado di integrare le esigenze dello sviluppo e dell'ambiente di ogni società.

Questa strategia è stata definita in inglese con il termine "sustainable development", tradotto successivamente in italiano col termine "sviluppo sostenibile".

Nel rapporto è stato definito il concetto di "sviluppo sostenibile" come lo sviluppo che consente alle generazioni presenti di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i loro.

Nel 1989, l'Assemblea generale dell'ONU, dopo aver discusso il rapporto, ha deciso di organizzare una Conferenza delle Nazioni Unite su ambiente e sviluppo.