Attività recenti
Il palazzo Resinelli, situato nel centro di Bellinzona su Viale Stazione, fu costruito tra il 1908 e il 1910 su progetto dell’architetto Paolo Zanini per il commerciante e imprenditore Dionigi Resinelli. L’edificio, con appartamenti signorili e negozi al pianterreno, è interamente costruito in cemento armato, una soluzione innovativa per l'epoca, e presenta facciate riccamente decorate in stile liberty.
Grazie a un approfondito lavoro di indagine sui materiali e i colori originali, il restauro esterno, completato nel 2025, ha restituito l'aspetto originario del 1910, risanando le parti degradate. Dopo un’accurata pulitura, sono stati restaurati gli intonaci e gli elementi decorativi in granito e graniglia cementizia. Inoltre, è stata riproposta la decorazione pittorica monocroma sul prospetto nord-ovest, che riprende i motivi decorativi fitomorfici dei rilievi in graniglia presenti sugli altri lati. Infine, sono stati realizzati rinforzi statici puntuali, in particolare sull'arco rampante, avendo cura di minimizzare l'impatto visivo.
A10586 - bene culturale d’interesse cantonale ai sensi della Legge sulla protezione dei beni culturali (LBC).
La torba si trova nel nucleo di Sornico (comune di Lavizzara). Il nucleo è inserito nell’inventario federale negli insediamenti da proteggere d’importanza nazionale (ISOS) mentre la torba è classificata come oggetto d’importanza regionale (B).
L’edificio rurale (XVII sec.) è costituito da uno zoccolo in pietra su cui poggia una struttura in legno sorretta da sei pilatri a forma di fungo con cappello in pietra. Le torbe sono costruzioni rurali che in Ticino sono presenti unicamente in Vallemaggia e questo esempio di Sornico è uno dei più grandi e complessi.
I lavori di restauro di questa importante testimonianza storica, a rischio di crollo, sono iniziati nell’autunno del 2024 e il progetto ha come obiettivo il recupero conservativo della torba.
A5831 - bene culturale d’interesse cantonale ai sensi della Legge sulla protezione dei beni culturali (LBC).

Villa Emden viene costruita nel 1928 per il commerciante amburghese Max Emden. L’imponente dimora signorile di gusto neoclassico, caratterizzata da un alto piano porticato ad archi e terrazze panoramiche, è circondata dal parco botanico che, oltre ad essere un centro di interesse scientifico e turistico, forma con le architetture esistenti sull’isola un insieme inscindibile di grande valore paesaggistico, architettonico e culturale. L’aspetto attuale dell’edificio è ancora in prevalenza originale e si distingue il pregio dei materiali e per la ricchezza delle decorazioni.
Negli ultimi anni sono stati eseguiti alcuni restauri di elementi storici originali, come il prezioso pavimento in legno del salone al pianterreno, proveniente da un’antica villa toscana e decorato con intarsi geometrici di diverse qualità di legno, o la tappezzeria rossa in filato di seta (lampasso), decorato con motivi fitomorfici, vasi e pizzi, che riveste le pareti del medesimo salone. Nelle due verande sono stati riparati i pavimenti in mosaico lapideo colorato chiamato “terrazzo”, costituito da un insieme di frammenti di pietre colorati. Pure oggetto di un intervento di pulitura e restauro sono stati i vasi in marmo delle terrazze, le statue in granito sulla balaustra di coronamento del tetto piano, realizzate nel 1928 dallo scultore svizzero Paul Osswald, e il pavimento in marmo intarsiato dell’atrio principale, di cui risultavano mancanti o rotti alcuni frammenti, quindi sostituiti con pietre simili per ricomporre il decoro a motivi floreali.
A21147 - Villa Emden

È stata portata a termine un’ulteriore tappa di restauro degli edifici storici presenti sul Monte Verità.
Nell’ambito di questi interventi, l’albergo in stile razionalista, progettato dall’architetto tedesco Emil Fahrenkamp (1885-1966) e costruito nel 1929, è stato restaurato all’esterno ed ha così ritrovato il suo colore rosa originale. La tonalità del colore è stata individuata grazie a indagini stratigrafiche e ad analisi di laboratorio.
Oltre al risanamento degli intonaci esterni e delle tinteggiature, sono state sostituite le finestre con nuove in legno, rispettando i colori originali, e ricostruiti gli avvolgibili in legno come in origine.
All’interno sono stati riproposti i colori originali di pareti, soffitti e serramenti ed è stato recuperato in parte l’originale pavimento in pietra dell’atrio.
Anche la Casa Semiramis, costruita nel 1909 e successivamente ampliata negli anni Settanta del Novecento, è stata oggetto di un restauro esterno, che ha riportato i prospetti alle cromie originali: fondi giallo chiaro con cornici alle finestre giallo scuro.
A282 - bene culturale d’interesse cantonale ai sensi della Legge sulla protezione dei beni culturali (LBC).

La chiesa parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo ad Ascona, documentata dal tardo medioevo, è il frutto delle importanti trasformazioni intervenute nel corso del Cinquecento a opera verosimilmente dell’architetto Giovanni Beretta di Brissago, al quale si deve la diffusione nelle terre ticinesi della prima compiuta espressione dell’architettura rinascimentale di stampo bramantesco.
L’edificio è inoltre noto per custodire tre importanti dipinti su tela del pittore asconese Giovanni Serodine, tra i protagonisti del caravaggismo europeo d’inizio Seicento.
I lavori di restauro, iniziati nel 2023 e ora in corso, hanno coinvolto prima l’esterno e in seguito l’interno dell’importante edificio, con l’obiettivo di riparare ai problemi di natura statica e di conservazione delle sue parti costituenti originali. Nell’ambito di questo restauro globale, è stata colta l’occasione per liberare e restaurare la cappella di S. Sabina, finora occupata dall’organo Metzler. Lo strumento, dopo il restauro a cura della ditta organaria originaria, verrà collocato sulla nuova cantoria, costruita appositamente.
A42 - bene culturale d’interesse cantonale ai sensi della Legge sulla protezione dei beni culturali (LBC).

La palestra delle scuole elementari di Locarno è stata edificata nel 1979 su progetto dell'architetto Livio Vacchini. Come tutto il resto del complesso monumentale, è un’importante testimonianza di architettura moderna nel Canton Ticino.
Dopo gli interventi alle aule realizzati nel 2017, anche l’edificio della palestra è stato oggetto di un importante intervento di rinforzo statico e di adeguamento alle norme di sicurezza in caso di incendio.
Grazie ad un’attenta e minuziosa progettazione di ogni dettaglio, le misure sono state realizzate senza intaccare il valore architettonico originale, riducendo al minimo l’impatto visivo.
È inoltre stato sostituito il pavimento della palestra, adeguando il colore e le demarcazioni alle attuali esigenze.
A19744 - bene culturale d’interesse cantonale ai sensi della Legge sulla protezione dei beni culturali (LBC).
L’oratorio di S. Vigilio è un edificio romanico di primaria importanza che si erge sulla sommità della collina a ovest del paese. La sua costruzione è della prima metà dell’XI secolo, mentre le pitture murali che ornano l’abside sono fatte risalire all’inizio del XIII secolo. L’edificio si compone di un’aula rettangolare conclusa da un’abside semicircolare. Quest’ultima è ornata da una Maiestas Domini con Cristo benedicente attorniato dai simboli degli evangelisti, sovrastante gli apostoli e la Madonna.
A più di settant’anni dall’ultimo restauro globale, eseguito tra il 1948 e il 1949, l’intervento attualmente in corso si articola in diverse tappe. In primo luogo, oltre alle analisi preliminari, è stata realizzato un drenaggio perimetrale esterno per porre rimedio a problemi di umidità di risalita. In seguito ci si è dedicati all’esterno, con il restauro conservativo dei prospetti e dei serramenti e il rifacimento della copertura degradata, mantenendo e rinforzando la carpenteria lignea e ripristinando due capriate. La tappa seguente riguarderà l’interno e comprenderà il restauro conservativo delle pitture murali dell’abside, interessate da importanti fenomeni di degrado, nonché degli intonaci e delle opere mobili, quali i dipinti murali strappati, il Crocifisso, la statua lignea attribuita a Pietro Mazzetti e il mobilio. In una fase conclusiva si prevede infine di intervenire anche sull’area circostante la chiesa, con un adeguamento e una valorizzazione dello spazio esterno.
A7012 - bene culturale d’interesse cantonale ai sensi della Legge sulla protezione dei beni culturali (LBC).
La chiesa parrocchiale di S. Gottardo a Intragna (comune di Centovalli) è stata costruita tra il 1722 e il 1738 a ridosso del quattrocentesco oratorio dell’Immacolata; essa costituisce, insieme al campanile (il più alto del Cantone con i suoi 65 metri), al sagrato e alla croce cimiteriale, un complesso monumentale di grande valore storico e architettonico.
L’attuale intervento di restauro, concluso nel 2024, ha riguardato l’ampio tetto in piode (circa 900 m2) e i prospetti esterni dell’edificio. I lavori risultavano urgenti e indispensabili per la salvaguardia del monumento, poiché sia il manto di copertura in piode sia la relativa carpenteria lignea denotavano seri problemi di conservazione e non erano più in grado di garantire l'impermeabilità della copertura.
A4943 - Chiesa parrocchiale di S. Gottardo
La sede amministrativa di OFIMA, realizzata nel 1965 su progetto dell’architetto locarnese Paolo Mariotta (1905-1972), si distingue come uno dei più significativi esempi di architettura moderna del secondo dopoguerra in Canton Ticino.
Il palazzo è costituito da un'elegante composizione di volumi, la cui razionale planimetria degli spazi interni riflette l'ordine modulare delle vetrate. Gli slanciati prospetti principali, per la gran parte in vetro e metallo, si alternano a superfici opache in cemento armato, marmo di Lasa (Alto Adige) e intonaco finemente bocciardato, formando un'architettura raffinata in perfetto equilibrio. Il palazzo è immerso in un vasto e curato giardino, in cui trovano posto, oltre alla rigogliosa vegetazione, una grande turbina dismessa e un ampio bacino con tre alti getti d'acqua, elementi con un chiaro riferimento all'attività principale dell'azienda.
I lavori di restauro dell’edificio, conclusi nel 2024, hanno permesso di ritrovare la volumetria originale oltre a risolvere i problemi di conservazione delle parti e dei materiali originali. Sulla base delle normative in vigore, sono state messe in opera misure per il miglioramento dell'efficienza energetica e della sicurezza, nonché per garantire l'accessibilità ai disabili. Gli spazi interni sono stati inoltre adeguati alle esigenze tecniche e funzionali attuali, al fine di offrire moderni e confortevoli spazi di accoglienza e lavoro in una sede storica che conserva l'elevata qualità architettonica originale.
A23839 - bene culturale d’interesse cantonale ai sensi della Legge sulla protezione dei beni culturali (LBC).


La chiesa, documentata dal 1270 ed eretta in parrocchia nel 1626, è una delle più ricche creazioni del barocco ticinese. L'edificio attuale fu edificato dal 1678 su progetto di Agostino Silva di Morbio Inferiore (1628-1706) per essere consacrato nel 1684. Negli anni 1756-1759, il presbiterio, il coro e la facciata furono sostituiti da nuove strutture progettate da Francesco Pozzi di Castel San Pietro (1704-1789), al quale si devono pure le relative decorazioni in stucco.
L'immagine attuale della chiesa è data dal restauro d'inizio Novecento, che ha visto il pittore e restauratore Silvio Gilardi (1873-1943) intervenire all'interno nel 1906 (cappella del Crocefisso) e nel 1912 (resto della chiesa) uniformando le parti antiche con quelle nuove da lui introdotte sovrapponendosi a quelle originali, secondo una prassi ottocentesca ancora diffusa all'epoca che tendeva a voler completare, migliorare e aggiornare le testimonianze storico-artistiche del passato. Siamo quindi di fronte all'ultima e caratterizzante fase della lunga storia dell'edificio, meritevole di essere conservata e valorizzata.
Il monumento, a circa cento anni dall'ultimo intervento di restauro globale risalente al 1912, presentava seri problemi di conservazione alle coperture, ai rivestimenti esterni e all'apparato decorativo interno. Le infiltrazioni d'acqua piovana dal tetto e la presenza di umidità di risalita nelle murature avevano innescato numerosi fenomeni di degrado. L'intervento di conservazione e restauro si è quindi reso necessario per arrestare il deterioramento in corso e per valorizzare il ricco apparato decorativo barocco.
Il restauro è stato suddiviso in due tappe: la prima riguardante l'esterno (eseguita negli anni 2009-2010) e la seconda l'interno (2017-2024, dove è stata mantenuta la situazione acquisita a inizio Novecento).
A1365 - bene culturale d’interesse cantonale ai sensi della Legge sulla protezione dei beni culturali (LBC).

La scultura, in legno policromo e dorato, è oggi collocata nella Scuola di San Rocco dell'omonima chiesa di Bellinzona, ma in origine si trovava nella chiesa di Santa Maria di Loreto esistente un tempo in via Orico e demolita nel 1892.
L'opera è attribuita all'ambito di Giacomo del Maino (documentato dal 13 ottobre 1469 al 5 agosto 1503; già morto il 14 ottobre 1505), uno dei protagonisti della scuola lombarda dell'ultimo trentennio del XV secolo.
Secondo l'iconografia classica del tema, che vede la traslazione della Santa Casa della Madonna da Nazareth a Loreto (Ancona) da parte di due angeli, la Vergine siede sulla Santa Casa sollevata ai lati da due angeli e mostra il Bambino eretto reggente il globo terrestre nella mano destra. Il Bambino, in origine nudo, veste un abitino in tessuto di manifattura italiana della metà del XVIII secolo ca.
Il culto della Madonna di Loreto conobbe nelle terre ticinesi una precoce diffusione già verso la fine del XV secolo; esso risulta infatti attestato per la prima volta a Largario, in Val Blenio, nel 1486 e conobbe una certa fortuna per tutto il Cinquecento. Malgrado ciò l'opera resta, dal punto di vista iconografico, un unicum nel vasto panorama della scultura lignea lombarda del Rinascimento, mentre abbondano esempi pittorici, anche precoci.
In occasione della mostra Legni preziosi alla Pinacoteca cantonale Giovanni Züst di Rancate (16 ottobre 2016 - 22 gennaio 2017), l'opera è stata sottoposta a una prima fase di restauro. L'intervento - di tipo conservativo - ha visto il consolidamento della struttura lignea, della foglia d'oro e degli strati pittorici, l'eliminazione della bronzina applicata sulle dorature originali e la pulitura superficiale delle parti policrome. Queste ultime, eccetto il corpetto a graffito della veste della Vergine e gli incarnati (parzialmente), presentano delle estese ridipinture. Le lacune pittoriche sono state integrate, previa stuccatura, a rigatino. L'angelo a destra della Santa Casa è stato recuperato e ricollocato. Anche l'abito in tessuto del Bambino è stato restaurato.
La seconda fase di restauro, conclusa nel 2020, ha comportato l'eliminazione delle ridipinture e il parziale recupero degli strati originali.

Costruito negli anni 1963-1973 su progetto degli architetti ticinesi Aurelio Galfetti, Flora Ruchat e Ivo Trümpy, il complesso scolastico di Riva San Vitale, composto da scuola elementare, scuola dell'infanzia e palestra, rappresenta uno degli esempi più interessanti e ancora integri di architettura scolastica del dopoguerra nel Canton Ticino.
Lo stile architettonico è ispirato all'architettura razionalista e ai principi compositivi sviluppati dall’architetto Le Corbusier, come la promenade architecturale, la costruzione su pilotis, i tetti-terrazza, in questo caso utilizzate come aule esterne, le finestre a nastro e le facciate libere con ampie vetrate, che consentono un contatto diretto con l’esterno.
Questa prima tappa di lavori ha interessato la sede della scuola elementare. Oltre al restauro conservativo e alla valorizzazione dell'edificio, sono stati risolti i problemi di degrado, sicurezza e accessibilità in maniera corretta e compatibile con la conservazione della sostanza monumentale. L’edificio è inoltre stato adattato alle esigenze funzionali e scolastiche contemporanee.
A10487 - bene culturale d’interesse cantonale ai sensi della Legge sulla protezione dei beni culturali (LBC).








