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Cozza quagga

Anche la cozza quagga (Dreissena rostriformis) originaria del lago d'Aral e del bacino del Mar Nero è una specie alloctona invasiva.

Può raggiungere dimensioni fino a 40 mm e vive per un massimo di tre-cinque anni. L'età di un individuo può essere determinata dal numero di anelli d'accrescimento, mentre le dimensioni sono un indicatore meno attendibile. La crescita maggiore è raggiunta in primavera e dipende dalla temperatura dell'acqua, dalla disponibilità di nutrimento, dalle concentrazioni di ossigeno e dalla corrente.

Le cozze quagga prediligono le acque dolci e salmastre. Possono sopravvivere fino a 90 ore fuori dall'acqua senza riportare grossi danni. Fattori come la temperatura e l'umidità dell’aria svolgono in questo caso un ruolo decisivo.

Essendo un filtratore attivo, la cozza quagga genera spontaneamente una corrente d’acqua per filtrare le particelle nutrienti.

Molto particolare è il suo comportamento riproduttivo. La riproduzione è possibile già a partire da una temperatura dell’acqua di 5 °C, quindi praticamente tutto l'anno. Predilige tuttavia temperature comprese tra 8 °C e 15 °C.

Le cozze quagga restano attaccate al fondale in modo analogo alle ostriche, ma le loro larve nuotano liberamente. L'ancoraggio al fondale (su substrati duri o mobili) avviene mediante cosiddetti bissi. Sono però dotate anche di un piede che consente loro di muoversi. La capacità di aderire a diversi tipi di substrati (p. es. valve di vongola asiatica (Corbicula fluminea) o consimili) favorisce la formazione di banchi.

I contorni arrotondati della cozza quagga la differenziano dal suo parente più prossimo, la cozza zebra (Dreissena polymorpha), presente nel lago di Costanza sin dagli anni Sessanta e si caratterizza per linee più spigolose. Inoltre, nella cozza quagga le due valve ricongiungendosi non formano una linea retta, bensì una specie di "S". Le larve di entrambi i molluschi non sono invece distinguibili sotto il profilo morfologico.

Danni causati dalla cozza Quagga:

  • danni alle infrastrutture: intasamento di tubazioni e filtri negli impianti dell’acqua potabile e di raffreddamento e nelle centrali idroelettriche, nonché danni agli impianti portuali;
  • danni alla biodiversità: competizione con specie indigene per l’habitat e per il nutrimento, con conseguenti ripercussioni importanti sia ai livelli superiori della catena alimentare, con la diminuzione delle popolazioni ittiche, sia con l’alterazione (banalizzazione) delle biocenosi bentoniche;
  • danni economici: sono conseguenti ai danni ecologici e sono legati alla pesca professionale e sportiva;
  • danni per le attività nel tempo libero e il turismo dovuti al popolamento della zona d’acqua poco profonda, nonché danni alle imbarcazioni.

Per prevenirne la diffusione è importante pulire bene le imbarcazioni quando vengono tolte dall'acqua e/o prima di immetterle in un nuovo bacino.

La pulizia, in particolare quella prima di immettere l'imbarcazione in un nuovo bacino, deve essere effettuata da un cantiere Nautico che riversa le acque in canalizzazione.