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ATS: tra memoria storica e coesione nazionale

16.03.2018

Opinione Liberale, 16.03.2018 

Il 1.1.1895 l’Agenzia telegrafica svizzera (ATS) apriva il suo primo ufficio a Ginevra, con due redattori e un garzone. Frutto di una visione lungimirante e federalista che attribuiva la debita importanza alla redazione e diffusione, in tre lingue nazionali, di migliaia di dispacci ogni anno. Notizie verificate con accuratezza e trasmesse ai giornali, più tardi anche alle emittenti radiofoniche e televisive del Paese. Il Journal de Genève, la NZZ e il Bund furono, insieme a Charles Morel, i principali promotori di questa iniziativa di interesse pubblico che si prefiggeva di assicurare un’informazione indipendente, regolare, rapida, sicura e la più imparziale possibile, proporzionata alla rilevanza dei fatti e libera da influenze straniere. Restano indimenticabili la professionalità e l’inconfondibile timbro di voce di Mario Casanova che scandiva solenne l’accurato notiziario radiofonico dell’ATS, fino ai primi anni ‘70. Quanto sia ancora attuale e indispensabile un’informazione di comprovata qualità in tempi di fake news non deve essere dimostrato. Non possono quindi lasciarci indifferenti le modalità con cui i dirigenti dell’ATS intendono procedere alla ristrutturazione annunciata in seguito alle pressioni degli azionisti e dell’ultimo arrivato gruppo austriaco. Questi ultimi, nella loro qualità di editori, sono acquirenti sempre meno dipendenti dai servizi forniti dall’agenzia, vista l’abbondante ma incontrollata offerta di notizie online, e quindi negoziano le tariffe al ribasso. Su un totale di 150 unità lavorative a tempo pieno ne verranno soppresse tra 35 e 40 sinora occupate nell’informazione in italiano e francese, poiché soltanto le prestazioni fornite in lingua tedesca sono ancora redditizie, potendo beneficiare di un bacino d’utenza sufficiente. Rischia quindi di essere compromesso il principio di un servizio di base equivalente in lingua tedesca, francese e italiana se verranno a mancare diversi collaboratori delle due lingue minoritarie. Un pessimo affare per la Svizzera italiana e romanda. La Confederazione per ora sta alla finestra a guardare, benché sia cliente dell’ATS a cui versa ogni anno onorari di CHF 2,75 mio. per il mandato di prestazioni nelle tre lingue a favore di tutta l’Amministrazione federale. Dal primo gennaio 2019 è inoltre previsto un sussidio federale di CHF 2 mio. all’anno per lo svolgimento di compiti di servizio pubblico. Certo, trattandosi di una società di diritto privato, toccherebbe agli ambienti economici interessati trovare uno sbocco decente alla crisi dell’ATS. Ma il suo ruolo di interesse generale dovrebbe suggerire al Consiglio federale di farsi sentire, combinando il nuovo sostegno finanziario a precise condizioni che assicurino un servizio equivalente in lingua italiana e francese. L’ATS è anche memoria e coesione nazionale. È sinonimo di accertamento scrupoloso delle fonti. Il rappresentante della Svizzera italiana nel governo conosce bene il problema: Ignazio Cassis si è sempre battuto per il plurilinguismo e la promozione dell’italiano ed indovino quindi la sua inquietudine, mentre il resto del Consiglio federale - contrariamente a quanto avvenuto per l’iniziativa No Billag - non sembra finora troppo turbato dagli scenari che si prospettano in caso di forte ridimensionamento dell’ATS, con le conseguenze in termini di formazione democratica dell’opinione pubblica e di scambio di informazioni tra le regioni linguistiche svizzere. Beato ottimismo.