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Gli aiuti miliardari all'UBS e gli interessi di bottega di PLR, PPD e UDC

03.11.2008

Articolo apparso sul quotidiano La Regione il 3.11.2008

I bonus milionari incassati dai dirigenti di banche e grandi aziende non solo non hanno nessuna giustificazione, ma sono immorali. Tuttavia , benché da più parti se ne chieda la restituzione, il Consiglio federale ha presentato un piano d'intervento dell'UBS senza precise condizioni al riguardo. Se è pur vero che con una revisione del diritto azionario il Governo prevede di introdurre norme più severe ai salari dei manager, intanto gli attuali dirigenti dell'UBS approfitteranno della situazione senza pagarne veramente le conseguenze. Ieri si è saputo che i vertici operativi dell'istituto non percepiranno i bonus per il 2008, ma lo scorso anno costoro avevano ricevuto premi per complessivi 74 milioni di franchi mentre la banca chiudeva  l'esercizio con 4.4. miliardi di franchi.

Giustamente sempre più cittadine e cittadini - preoccupati anzitutto per le conseguenze della crisi sull'economia reale, per l'occupazione, per i propri risparmi e  i crediti ipotecari  - chiedono a chi ha fatto solo i suoi interessi di assumersi le proprie responsabilità e di andarsene, restituendo quanto  immeritatamente guadagnato. E anche tra coloro che difendono il libero mercato e la concorrenza si levano voci che chiedono una restituzione dei premi e buoni uscita milionari incassati dagli  arroganti manager. Ma può bastare ? E' sufficiente chiedere la resa dei milioni guadagnati grazie agli interventi speculativi ?

Come mai il Consiglio federale e i partiti di centro-destra, UDC, PLR e PPD, sono vaghi e incerti nell'esigere vincoli severi all'intervento pubblico miliardario a salvataggio dell'UBS? Un interrogativo che trova una spiegazione anche da quanto emerso nelle ultime settimane su ammissione degli stessi dirigenti dei due importanti istituti bancari, UBS e Credito svizzero: il finanziamento ai partiti da parte di banche ed economia. Infatti da soli UBS e Credito svizzero versano due milioni di franchi all'anno ai tre partiti, PLR, PPD e UDC. Nonostante precise richieste di prese di posizione al riguardo Pelli, Darbellay e Brunner, presidenti dei tre partiti, si trincerano dietro un "No comment" o  la lapidaria dichiarazione che la loro contabilità dettagliata non è pubblica.

Eppure, poiché l'UBS sarà finanziata con i soldi dei contribuenti, i cittadini i e le cittadine hanno diritto di sapere e di ottenere trasparenza. Trasparenza su come saranno utilizzati soldi pubblici, ma anche su chi approfitterà veramente di questo intervento di salvataggio miliardario. Senza una dovuta correzione del piano varato dal Governo al quale ogni abitante svizzero vi contribuirà con 10'000 franchi, a beneficiarne non sarà verosimilmente la maggioranza della popolazione.

Più volte negli anni scorsi il PSS ha presentato delle proposte per rendere pubblici i finanziamenti ai partiti ed esigere che gli interessi dei particolari non siano anteposti all'interesse pubblico. Proposte regolarmente bocciate dal parlamento svizzero. Come d'altronde in Ticino. Anche da noi il tentativo di limitare le spese elettorali è stato respinto dalla maggioranza del Gran Consiglio, benché nel nostro cantone esista perlomeno l'obbligo di dichiarare finanziamenti superiori ai 10'000 franchi. Ancora una volta, dietro il salvataggio dell'UBS e il discutibile piano d'intervento varato dal Consiglio federale fanno capolino gli interessi di bottega. E come possiamo dunque credere veramente che il parlamento federale saprà porre quei vincoli e quegli airbag al piano salva-UBS affinché nessun franco pubblico vada perso, se una grossa fetta di coloro che sono chiamati a decidere deve l' elezione anche ai finanziamenti provenienti dalle grosse banche ? E' giunto il momento di pubblicare i dati dei finanziamenti ai partiti, in particolare di multinazionali finanziarie e industrie farmaceutiche, e di evitare che chi beneficia di soldi pubblici come l'UBS possa poi riversarli nelle casse dei partiti. Di quei partiti che continuano a glorificare il libero mercato e dai quali forse ci aspettiamo qualcosa di più di un semplice no comment.