Vai al contenuto principale Vai alla ricerca

Tedesco: impararlo precocemente

26.10.2017

La Regione Ticino, 26.10.2017

Nel nostro Cantone l’apprendimento della lingua di Goethe è da qualche anno oggetto di dibattito politico. Ed è un bene che lo sia. Diversi atti parlamentari inoltrati a Bellinzona, dal 2009 in poi, tematizzano il ruolo delle lingue ed in particolare del tedesco nelle scuole ticinesi, chiedendo di dare avvio ad un progetto di riforma globale dell’insegnamento delle lingue nei vari livelli della formazione.

Lo scorso 27.5.2017 i cofirmatari Alessandra Gianella e Fabio Kaeppeli, sostenuti con convinzione dai Giovani Liberali Radicali, hanno depositato una mozione sottoscritta da deputati di vari partiti e intitolata “L’importanza del tedesco per la coesione nazionale”. La mozione chiede di anticipare l’insegnamento del tedesco già alle elementari, affinché gli allievi possano crescere con una “mente bilingue” che comporta vantaggi futuri sul mercato del lavoro, considerato il numero crescente di aziende ticinesi con relazioni d’affari nella Svizzera tedesca e con la Germania.

Nell’economia ticinese sempre più interconnessa, nel turismo e nelle relazioni internazionali, buone competenze del tedesco rappresentano un importante valore aggiunto. Anzi, nel settore terziario e secondario sono spesso decisive nella selezione del personale. Nel suo rapporto dello scorso 27.09.2017 il Consiglio di Stato invita il Gran Consiglio a non dar seguito alle proposta dei mozionanti: gli argomenti addotti per rifiutare l’anticipazione dell’apprendimento del tedesco non sono tuttavia granché convincenti. È ben vero che l’attuazione della mozione implicherebbe di ridisegnare in buona parte la struttura dell’insegnamento delle lingue seconde, rinunciando all’attuale impostazione con l’apprendimento obbligatorio del francese quale prima lingua seconda a partire dalla terza classe di scuola elementare fino alla seconda media. Ma un cambiamento appare opportuno.

Il modello alternativo 3/5 – che prevede una prima lingua seconda dal terzo anno di elementare e una seconda lingua seconda dal quinto anno di elementare – è già in uso in diversi Cantoni, come riconosce lo stesso governo ticinese, e permetterebbe di approfittare della tipica elasticità di cui godono gli allievi più giovani nell’apprendimento precoce di una lingua seconda come il tedesco. Certo, questo modello richiede un riorientamento delle competenze linguistiche dei docenti in carica nelle scuole elementari, che attualmente non sono formati all’insegnamento del tedesco. È un riorientamento che costa, ma si tratterebbe di un investimento lungimirante nelle risorse cognitive e linguistiche delle generazioni che domani si affacceranno al mondo del lavoro meglio attrezzate di quelle che oggi invece rimpiangono di non disporre di sufficienti competenze nel tedesco.

Il Consiglio di Stato richiama, in ottica pedagogica, l’influenza del fattore vicinanza/lontananza culturale della lingua appresa. La prossimità linguistica e culturale tra francese e italiano contribuirebbe infatti a creare nell’allievo un “vissuto positivo” nella sua esperienza di apprendimento, con conseguente maggiore efficacia per lo studio delle successive lingue seconde. Il richiamo non è privo di fondamento, nella misura in cui una lingua latina risulta più familiare di una germanica. Ma il “vissuto” dell’allievo non è alimentato unicamente dall’affinità dovuta alla comune matrice latina dell’italiano e del francese, bensì pure dalla frequentazione, ancorché episodica, con una lingua che sempre più spesso è – come il tedesco – la lingua madre di un genitore, di parenti e di conoscenti. In un Cantone turistico come il Ticino, con una forte presenza di residenti e ospiti svizzero-tedeschi, destinata a crescere anche grazie ad Alptransit, si accentueranno qui da noi – insieme al “Drang nach Süden” dei nostri confederati - le dinamiche di interrelazione e di convivenza con chi parla il tedesco e lo Schwyzerdütsch, creando un ambiente di vicinanza e familiarità che ne agevolerà l’apprendimento precoce alle elementari. 

Nella risposta ad una mia interpellanza il Consiglio federale ha confermato che il plurilinguismo funge da “collante che unisce tutti i tasselli del mosaico politico e culturale che forma il nostro Paese” e che è un “fattore economico chiave, atto a facilitare le nostre relazioni commerciali e culturali, offrire prospettive professionali e aumentare le opportunità sul mondo del lavoro”.

C’è da augurarsi che il Gran Consiglio ne tenga conto quando dovrà pronunciarsi sulla mozione Gianella e Käppeli.