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Discorso

Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport

19 maggio 2026

Discorso

Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport

19 maggio 2026

Intervento in onore di Daria Lepori, presidente del Gran Consiglio 2026-2027 - Marina Carobbio Guscetti, vicepresidente del Consiglio di Stato, Canobbio 18.5.2026


- Fa stato il discorso orale -

Gentili Signore, gentili Signori,

è per me un grande onore intervenire a nome dell’intero Governo ma anche mio personale in questo giorno importante per il Cantone, in omaggio a Daria Lepori, nuova presidente del Gran Consiglio ticinese. In un momento non semplice, attraversato da reali e crescenti difficoltà di fasce sempre più importanti della popolazione, sfiducia verso la politica, tensioni istituzionali e accresciuta polarizzazione del dibattito pubblico, l’elezione di Daria Lepori a prima cittadina del Cantone rappresenta un segnale importante. A presiedere il Gran Consiglio sarà una donna che incarna una cultura politica fatta di serietà, ascolto, lavoro collettivo e senso delle istituzioni. A indicarlo sta il suo lungo percorso politico costruito nella politica comunale, nell’impegno sociale e nel lavoro parlamentare. Prima municipale e presidente del Consiglio comunale di Canobbio, poi deputata socialista in Gran Consiglio dal 2020, ha progressivamente assunto ruoli centrali nelle istituzioni cantonali, fino ad assumere oggi la presidenza del parlamento ticinese. Il suo profilo politico si è formato anche fuori dai palazzi istituzionali, attraverso anni di impegno nelle ACLI e in Azione Quaresimale, dove ha lavorato sui temi della giustizia sociale, della solidarietà internazionale e della sostenibilità. È lì che emerge una delle chiavi più profonde del suo modo di intendere la politica: costruire appartenenza e responsabilità collettiva. In un’intervista a Rete Uno per la trasmissione “Chiese in diretta” andata in onda l’anno scorso, Daria Lepori ricordava l’esperienza delle ACLI, con queste parole:
“Questo mi aveva permesso di proiettarmi con un’identità italofona in una realtà svizzera, di sentirmi parte di qualcosa di più grande, questa grande organizzazione venuta dall’Italia per dare supporto alle lavoratrici e ai lavoratori, mossi da questa idea del lavoro, dell’impegno sociale e dei valori cristiani; quindi ero già molto curiosa e molto contenta di poter fare parte di una rete.”

È una frase che oggi assume anche un significato politico particolare. In un Ticino spesso ripiegato sulle paure, sulle contrapposizioni e sulla tentazione di chiudersi, Daria Lepori rappresenta l’idea opposta: quella di una comunità aperta e democratica che si riconosce nella convivenza e nel rispetto dell’altro. Lo testimoniano i suoi interventi in Gran Consiglio, che toccano temi relativi ai diritti dei migranti a quelli ambientali per una società sostenibile ed equa. Così come significativa è la recente elezione di Daria Lepori alla presidenza della Fosit, la Federazione delle ONG della Svizzera italiana.

Cara Daria, oltre all’appartenenza politica ci accomunano diverse cose: l’importanza di difendere le persone più deboli, di dare voce a chi non ce l’ha, di impegnarsi per una società più paritaria, per la solidarietà e la cooperazione internazionale, queste ultime intese anche come chiavi di volta per una società più giusta qui e fuori dai confini cantonali.

La tua presidenza arriva in una fase in cui il ruolo delle istituzioni e del dialogo devono essere rafforzati. A partire dal dialogo istituzionale tra Consiglio di Stato e Gran Consiglio, che deve passare dal giusto e reciproco riconoscimento dei rispettivi ruoli, portando entrambi i poteri ad assumere anche responsabilità condivise. La democrazia è forte quando le sue istituzioni sanno dialogare, rispettarsi e costruire soluzioni nell’interesse del Paese. Un equilibrio delicato, ma prezioso, perché quando cresce la sfiducia e si indebolisce la capacità di mediazione, anche le democrazie più solide possono diventare fragili.

Per questo la tua elezione a presidente del Gran Consiglio non è soltanto un passaggio protocollare. È anche un segnale politico: l’affermazione di un’idea di un’istituzione, quella parlamentare, al servizio delle cittadine e dei cittadini, fondata sulla competenza, sull’equilibrio e sulla convinzione che la democrazia si difende prima di tutto attraverso la qualità delle istituzioni e del confronto civile. Il tuo ruolo in quanto presidente del parlamento cantonale va ben oltre quello di rappresentanza: è quello di una donna che saprà dare voce a tutte e tutti facendo del Gran Consiglio non soltanto l’arena del confronto politico, ma soprattutto uno spazio istituzionale capace di rappresentare l’intera società ticinese, capace di andare oltre lo scontro, la polarizzazione e la personalizzazione.

Il nostro Cantone ha bisogno di personalità politiche come te, cara Daria, capaci di lavorare in rete, di andare oltre gli steccati, di costruire ponti e di praticare la gentilezza e l’ascolto per una politica che sia servizio, e non scontro fine a sé stesso. Citando Carla Agustoni, che fu la seconda donna nella storia a presiedere il Gran Consiglio ticinese (nel 1992 per il Partito Socialista Autonomo/Partito Socialista Unitario), “nelle istituzioni bisogna avere il coraggio di abbandonare i dogmi e le grida di parte. Il ruolo di chi siede in Parlamento non è dividere, ma gettare ponti e trovare un terreno di rispetto reciproco in cui far convergere idee diverse per risolvere i problemi reali”. Ecco: questo lavoro di tessitura per affrontare temi come la perdita del potere d’acquisto, il peso dei premi di cassa malati, la crescente povertà, il cambiamento climatico, i rapporti Cantone-Comuni, per non citarne che alcuni, tu lo saprai fare bene, nell’interesse collettivo e per il bene comune.

Grazie Daria da parte del Governo ticinese, da parte mia e di tutte e tutti noi per esserti messa a disposizione per essere da oggi e per un anno la prima cittadina del nostro Cantone.