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Comunicato stampa

Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport

22 giugno 2026

Comunicato stampa

Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport

22 giugno 2026

Chiusura anno scolastico 2025-2026

L’anno scolastico 2025-2026 al centro della tradizionale conferenza stampa organizzata dal Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) questa mattina a Bellinzona


In questi giorni si sta concludendo l’anno scolastico per 55mila allievi e allieve e 5mila docenti circa delle scuole ticinesi. “Grazie alla scuola pubblica, anche quest’anno, a tutti questi bambini, bambine e giovani è stata data una possibilità straordinaria: ottenere una formazione di alta qualità; una formazione che è aperta e accessibile a tutti”, ha sottolineato la Consigliera di Stato Marina Carobbio Guscetti in apertura di conferenza stampa. “In Ticino, in Svizzera, lo diamo per scontato. Ma non dimentichiamoci che la scuola pubblica, anche da noi, non è sempre esistita e che purtroppo ancora oggi al mondo, stando ai dati di UNICEF, un bambino su sei non può frequentare la scuola: ciò corrisponde a 250 milioni di bambini che non possono studiare e che sono privati dell’opportunità di un futuro migliore”.

Un anno intenso
Nel 2025-2026 sono stati portati avanti diversi cantieri importanti di miglioramento continuo. “Abbiamo, tra le altre cose, adempiuto al mandato parlamentare di presentare il Messaggio del Consiglio di Stato sul superamento dei corsi A e B in tedesco e matematica alle scuole medie. I lavori sono poi in fase conclusiva per attuare da settembre l’anticipo del tedesco in prima media”, ha indicato la direttrice del DECS. Sono intanto avanzati gli sforzi nei diversi ambiti disciplinari. È terminata la fase di raccolta partecipativa di proposte per la revisione della Legge sulla scuola dell’infanzia e sulla scuola elementare che nei prossimi mesi porteranno a preparare un Messaggio governativo. Da inizio 2026 l’orientamento scolastico e professionale è stato potenziato di un’unità destinata specificatamente agli allievi e alle allieve delle scuole medie. “Abbiamo rafforzato le Direttive relative al divieto di utilizzo dei dispositivi mobili personali nelle scuole medie (ricevendo anche un riscontro complessivamente positivo da parte del Consiglio cantonale dei giovani, riunitosi nel suo nuovo assetto) ed esteso tale divieto – constatato purtroppo il possesso sempre più precoce da parte di allievi e allieve – alle scuole comunali”. Proseguono pure i lavori partecipativi relativi al nuovo Piano quadro degli studi liceali. Sono stati moltiplicati gli sforzi per rafforzare la prevenzione del razzismo nella scuola (e in ambito sportivo e culturale). “Abbiamo inoltre crato un Gruppo di lavoro su un tema molto delicato che non può tuttavia essere sottaciuto, quello del suicidio giovanile, così da rafforzare la prevenzione. Abbiamo fatto passi avanti nella riorganizzazione dei sostegni ad allievi e allieve con bisogni educativi particolari, un cantiere annunciato a fine 2023-2024. Con l’inizio del prossimo anno scolastico verrà presentato il secondo rapporto dell’Osservatorio docenti. Procedono i lavori del gruppo “Orizzonti per la formazione docenti in Ticino”, i cui risultati verranno presentati prossimamente.

L’importanza del sapere
Ho parlato a più riprese degli sforzi per prevenire e far fronte a situazioni di disagio. Ci tengo in questa occasione a evidenziare anche la necessità di investire costantemente sul sapere, sulla trasmissione dello scibile umano. La scuola, i suoi operatori e le sue operatrici, lo fanno quotidianamente. E i risultati si vedono”. Come indicano i dati statistici gli allievi e le allieve, gli studenti e le studentesse ticinesi ottengono dei buoni e talvolta addirittura ottimi risultati a livello scolastico e formativo. “Siamo ad esempio decisamente un passo avanti a livello di maturità liceale, professionale o specializzata rispetto a tutti gli altri Cantoni svizzeri (58%, a fronte di una media nazionale del 42%). Studenti e studentesse ottengono inoltre buoni risultati a livello di studi universitari e dei politecnici, secondo quanto emerge dal confronto intercantonale. Ciò, tra l’altro, nonostante investimenti finanziari inferiori – come evidenziato dal recente studio condotto dal BAK Economics – rispetto al resto della Svizzera”, ha evidenziato Marina Carobbio Guscetti. “L’importanza delle “singole materie” è indiscutibile e va ricordata. Lo è tra l’altro ancor più in un periodo storico di estrema complessità. Trasmettere il sapere significa fornire ai giovani e alle giovani un bagaglio culturale cruciale. Vuol dire anche insegnare a porre domande, a contestualizzare, a interrogare in modo critico quanto ci circonda, a sviluppare capacità di discernimento, a difendersi e a far valere le proprie idee e le proprie aspirazioni. Significa dare loro la base per esercitare una cittadinanza attiva e consapevole”.

Moltiplicazione degli sforzi per il rispetto dell’integrità personale
L’anno scolastico 2025-2026 non sempre è stato facile. Per quanto riguarda il caso che ha toccato la Scuola media di Giubiasco “aspettiamo l’esito dell’inchiesta; i lavori della Magistratura fanno il loro corso. Quello che è chiaro, a prescindere dall’esito, è che gli sforzi a livello di scuola e di società a favore del rispetto e dell’integrità personale, a favore della prevenzione di violazioni di ogni genere devono essere rafforzati. Negli ultimi tre anni l’attenzione al tema è cresciuta costantemente in seno al Dipartimento. Si intende investire ulteriormente in questo ambito”, ha dichiarato la Consigliera di Stato. Il DECS sta riesaminando i dispositivi esistenti relativi ai comportamenti inadeguati. “Si tratta poi di incrementare gli strumenti di ascolto e le possibilità di segnalazione di situazioni di disagio o di possibili abusi. Vanno moltiplicate le attività di prevenzione in tutti gli ordini scolastici”. Dal prossimo anno partiranno svariate nuove proposte, che vanno a sommarsi alle offerte già esistenti. “Fondamentale è pure la formazione dei docenti e delle docenti: alcuni giorni or sono è stata avviata la sensibilizzazione rivolta a tutti gli operatori e alle operatrici scolastici della scuola dell’obbligo sull’educazione all’affettività e alla sessualità, che comprende una parte preponderante legata al rispetto di sé e degli altri e alla prevenzione di violenze; una sensibilizzazione a tappeto, online, cui è previsto facciano seguito formazioni in presenza. Stiamo inoltre lavorando per proporre una specifica formazione inizialmente creata per i funzionari e le funzionarie dirigenti anche alle direzioni di tutti gli istituti scolastici cantonali”. Lavori in corso pure nell’ambito della formazione professionale. “La Divisione della formazione professionale ha creato un apposito sito Internet destinato alle aziende formatrici; io stessa ho recentemente scritto a tutte le aziende che formano apprendisti e apprendiste nel cantone al fine di fare fronte comune”.

Formazione professionale: un anno di consolidamento e crescita
Positivo il bilancio presentato da Paolo Colombo, direttore della Divisione della formazione professionale (DFP) per il settore. Nell’anno scolastico 2025-2026, i 20 Centri professionali hanno accolto complessivamente 11’895 persone, 10’674 delle quali hanno seguito una formazione professionale di base (6’641 nella forma duale e 4’033 nelle scuole a tempo pieno) e 1’221 un percorso di livello terziario nelle Scuole specializzate superiori (SSS). Dati, questi, che confermano la centralità della formazione professionale nell’offerta educativa postobbligatoria cantonale.

Sul fronte degli esami finali per l’ottenimento di un Attestato federale di capacità (AFC) o di un Certificato federale di formazione pratica (CFP), sono circa 3’300 i candidati e le candidate attualmente coinvolti nelle valutazioni conclusive. “Quest’anno si tengono – ha fatto notare Paolo Colombo – le nuove procedure di qualificazione per gli impiegati e le impiegate di commercio AFC. Si tratta di una tappa particolarmente significativa, poiché rappresenta la prima sessione d’esame dopo l’introduzione della riforma della formazione commerciale, entrata in vigore nel 2023”.

Nel corso dell’anno scolastico 2025-2026 sono proseguite e si sono ulteriormente consolidate le attività del progetto Millestrade, volto a rafforzare le opportunità di informazione, esplorazione e scoperta dei percorsi di formazione professionale di base, superiore e continua, promuovendo al contempo scelte formative e professionali libere da stereotipi di genere. Dal 2023 al 2025 il progetto ha registrato una crescita costante: gli eventi sono passati da 116 a 213; i partecipanti da 5’965 a 13’419. Nel solo primo semestre del 2026 sono già stati realizzati 159 eventi, cui hanno preso parte oltre 5’500 persone. Tra le iniziative di maggior rilievo figura la terza edizione di OrientExpress - In viaggio verso la scelta, organizzata dall’Ufficio dell’orientamento scolastico e professionale (UOSP) dal 20 al 24 aprile. Coinvolti oltre 1’200 allievi e allieve delle 14 scuole medie del Luganese. Sono state offerte loro occasioni concrete di incontro, conoscenza e confronto con il mondo delle professioni e della formazione.

Guardando avanti, il direttore della DFP ha presentato i primi dati intermedi della campagna di collocamento per l’anno scolastico 2026-2027. All’inizio di giugno erano già stati stipulati 613 nuovi contratti di tirocinio, una cifra in linea con i dati constatati negli anni precedenti nello stesso periodo, ossia intorno alle 600 unità. Risultano ancora disponibili 760 posti di apprendistato, posti che sono consultabili sul portale orientamento.ch. Si tratta tuttavia di dati ancora provvisori: le prossime settimane saranno determinanti, poiché una quota importante dei contratti di tirocinio viene tradizionalmente sottoscritta durante l’estate.

I giovani e le giovani in uscita dalle scuole medie che non hanno ancora trovato una soluzione formativa sono invitati a mantenere un contatto regolare con l’orientatore o l’orientatrice della propria sede scolastica. Per i giovani adulti è inoltre possibile rivolgersi alla Città dei mestieri della Svizzera italiana (CDMSI). A partire dalla metà di luglio, sarà possibile iscriversi al Gruppo operativo collocamento a tirocinio (GOCT), che accompagnerà i ragazzi e le ragazze ancora alla ricerca di una soluzione formativa per l’inizio del nuovo anno scolastico.

Sviluppi sul fronte dell’inclusione scolastica, della pedagogia speciale e delle neurodiversità
Avanza il progetto di riorganizzazione della gestione dei sostegni annunciato nella conferenza stampa di fine anno scolastico 2023-2024. A settembre 2025 è stata portata a termine l’implementazione della gestione coordinata delle risorse, che ha previsto la creazione di una commissione mista per la valutazione delle richieste tra le diverse sezioni e il passaggio degli operatori e delle operatrici pedagogici per l’integrazione (OPI) dalla Sezione della pedagogia speciale alle Sezioni dell’insegnamento regolare. Questi adattamenti permettono una valutazione più accurata delle richieste, consentono agli OPI di far parte di una squadra e di una cultura d’istituto, e favoriscono un rafforzamento dell’efficacia degli interventi in classe grazie anche all’ottimizzazione della gestione, interamente affidata ai capigruppo del sostegno pedagogico. Nel frattempo, è stato fatto un altro passo rilevante con la definizione di una “dotazione di base per i sostegni”, attualmente in fase di sperimentazione nel Bellinzonese e Valli per le scuole comunali e nel Locarnese per la scuola media. Questo modello prevede l’assegnazione anticipata di un budget per la gestione degli OPI e delle risorse destinate ai casi complessi. Questo cambiamento, strettamente legato al primo, permette una gestione più autonoma e con minori oneri amministrativi.

Merita in questo contesto un approfondimento anche il tema delle risorse destinate all’inclusione e, in particolare, alla pedagogia speciale. Si tratta di un ambito che negli ultimi anni è stato più volte oggetto di attenzione e di discussione pubblica. “Recentemente, abbiamo potuto beneficiare – ha aggiunto la direttrice del DECS – di un’analisi della Zürcher Hochschule für Angewandte Wissenschaften (ZHAW). Dallo studio emerge che l’evoluzione dei costi della pedagogia speciale in Ticino è legata ai cambiamenti sociali e strutturali avvenuti nel sistema scolastico negli ultimi anni. Si tratta dell’effetto di un adattamento progressivo ai bisogni educativi emergenti e all’evoluzione del quadro normativo”. In questo contesto, un elemento centrale “è l’aumento della complessità delle situazioni riconducibili alla società odierna, in Ticino come altrove, che la scuola è chiamata a gestire: difficoltà di apprendimento, fragilità socio-emotive, situazioni familiari complesse, bisogni legati all’alto potenziale cognitivo... Non è tra l’altro da sottovalutare l’esposizione intensa e precoce agli schermi, cui sembrerebbero essere associati in determinati casi ritardi dello sviluppo, difficoltà attentive, problemi socio-comunicativi, alterazioni dell’interazione precoce”. Parallelamente, è migliorata la capacità di individuazione precoce e di attivazione di misure adeguate.

Mostrati in conferenza stampa pure i risultati di una ricerca condotta da parte del Centro competenze innovazione e ricerca sui sistemi educativi (CIRSE) della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI) nel corso di due anni scolastici sulle classi inclusive della scuola elementare ticinese. Lo studio – illustrato da Emanuele Berger, direttore della Divisione della scuola – ha coinvolto tutte le classi inclusive del secondo ciclo e un gruppo di classi non inclusive. “Dagli approfondimenti è risultato che la presenza nelle classi inclusive di allievi e allieve con bisogni educativi particolari non penalizza gli apprendimenti dei compagni e delle compagne. In italiano e matematica non emergono infatti differenze significative rispetto alle classi non inclusive. In alcuni casi, in particolare in matematica in quinta elementare, sono stati osservati risultati persino migliori nelle classi inclusive. La ricerca evidenzia inoltre che il modello non produce effetti negativi sul senso di autoefficacia degli insegnanti”.

È infine stato presentato quanto svolto dal Tavolo di lavoro sulle neurodiversità, istituito nell’anno scolastico 2022-2023. Nato inizialmente per approfondire il tema del Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD), ha successivamente esteso i lavori ad altre modalità di funzionamento, tra cui l’alto potenziale cognitivo. Il Tavolo di lavoro ha riunito rappresentanti della scuola, del mondo medico e specialistico e delle associazioni attive a sostegno delle famiglie, favorendo un confronto costruttivo tra competenze ed esperienze differenti.

Mattia Mengoni, capo della Sezione della pedagogia speciale, ha spiegato che il lavoro svolto ha permesso di elaborare un quadro di riferimento pedagogico dedicato alle cosiddette neurodivergenze. “Con questo termine – ha precisato Mengoni – si fa riferimento alla naturale varietà dei modi in cui le persone apprendono, si concentrano, elaborano le informazioni, comunicano e partecipano alla vita scolastica. Ogni allievo e ogni allieva presenta caratteristiche individuali che influenzano il proprio percorso di apprendimento. In alcuni casi, determinate modalità di funzionamento possono tuttavia generare difficoltà concrete nel contesto scolastico e richiedere attenzioni pedagogiche specifiche”. Rientrano in questo ambito i disturbi specifici dell’apprendimento, come la dislessia o la discalculia, l’ADHD, ma anche situazioni legate all’alto potenziale cognitivo. L’approccio adottato dal DECS si fonda sul principio che l’attenzione non debba concentrarsi esclusivamente sulla diagnosi clinica, bensì sul funzionamento concreto dell’allievo o dell’allieva nel contesto scolastico. “La stessa caratteristica individuale – ha messo in evidenza Mattia Mengoni – può infatti tradursi in bisogni differenti a seconda delle modalità didattiche adottate, dell’organizzazione della scuola e delle opportunità di sostegno disponibili. Per questo motivo, due allievi con profili simili possono necessitare di misure diverse, mentre non tutte le diagnosi comportano automaticamente l’attivazione di interventi specifici”. Su queste basi è stata aggiornata la direttiva cantonale che disciplina l’attribuzione delle misure compensative e dispensative. Ampliando il campo di applicazione, chiarisce le modalità con cui possono essere adottati strumenti e accorgimenti destinati a garantire un accesso equo agli apprendimenti, quali l’utilizzo di strumenti tecnologici di supporto, l’attribuzione di “tempi supplementari” per lo svolgimento di prove o l’attivazione di altre modalità organizzative che consentono all’allievo o all’allieva di dimostrare le proprie competenze.

Ringraziamenti al mondo scolastico e ai suoi partner
La direttrice del DECS Marina Carobbio Guscetti ha indicato come “l’approccio inclusivo adottato dal sistema scolastico ticinese – un investimento a lungo termine che permette risparmi sul lungo periodo – offra l’opportunità di confrontarsi direttamente con persone con bisogni educativi particolari, favorendo esperienze di conoscenza reciproca e una maggiore consapevolezza delle diverse realtà presenti nella società. Ciò permette di prendere forza gli uni dagli altri”. In chiusura di conferenza stampa la Consigliera di Stato ha ringraziato “chi lavora sul campo, i docenti e le docenti, le direzioni, tutto il personale scolastico, ma anche chi lavora dietro le quinte, consentendo il coordinamento e il funzionamento complessivo di questo grande sistema, per l’investimento dimostrato in questo 2025-2026. Gli allievi e le allieve vanno pure ringraziati per il loro impegno. Così come vanno ringraziate le famiglie e tutti coloro che contribuiscono – dalle associazioni attive attorno alla scuola, alle aziende formatrici, alle organizzazioni del mondo del lavoro e ai diversi partner – a rafforzare le istituzioni educative e formative ticinesi”.