Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport
Discorso
Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport
25 novembre 2025
Discorso Consigliera di Stato Marina Carobbio Guscetti, direttrice del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport Conferenza stampa violenza domestica, Bellinzona, 25.11.2025
- Fa stato il discorso parlato -
Gentili rappresentanti dei media,
Gentili signore e signori,
la violenza di genere, domestica e sessualizzata è purtroppo una triste realtà che tocca in misura prevalente le donne ed è in aumento. Il fatto che molti episodi non vegano denunciati rende questa piaga sociale ancora più rilevante e preoccupate. È una sconfitta per l’intera società e per tutti noi, ecco perché dobbiamo moltiplicare gli sforzi per prevenirla e contrastarla.
Desidero focalizzare l’attenzione su quelli che sono gli indispensabili sforzi di prevenzione e di sensibilizzazione della popolazione tutta.
Campagna nazionale “L’uguaglianza previene la violenza”
L’11 novembre scorso la Confederazione ha lanciato la campagna nazionale di prevenzione della violenza domestica, sessuale e di genere intitolata “L’uguaglianza previene la violenza”.
Questo impegno assume oggi un significato particolare alla luce della crescita allarmante del numero di femminicidi (ben 27 nel 2025, dato odierno), di tentativi di femminicidio e del perdurare della violenza, in tutte le sue forme, dentro e fuori le mura domestiche.
Il Consiglio di Stato ha deciso di aderirvi senza esitazione. L’idea è di unire le forze – anche con il Parlamento cantonale e con Comuni, enti, associazioni – per la sua diffusione.
La campagna lanciata dalla Confederazione è stata ideata dall’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo in collaborazione con le istituzioni federali, cantonali e della società civile e verrà promossa per i prossimi tre anni, a scadenza semestrale, con regolari nuovi contenuti.
Ricordo che ratificando la Convenzione di Istanbul nel 2017, la Svizzera si è impegnata a prevenire e combattere le violenze nei confronti delle donne e delle ragazze, nonché la violenza domestica.
La violenza è inaccettabile e tocca ancora oggi molte persone, nel mondo, in Svizzera, in Ticino. Promuovere l’uguaglianza rappresenta un importante fattore di protezione: quando tutte le persone godono degli stessi diritti, delle stesse opportunità e delle stesse possibilità d’azione, si riducono di riflesso gli squilibri di potere che alimentano discriminazioni e dipendenze sociali ed economiche.
Durante l’attuale prima fase della campagna i messaggi trasmessi si rivolgono alle vittime come pure all’insieme della popolazione per favorire il riconoscimento dei segnali d’allarme sin dall’inizio. Tre in tutto le fasi previste:
- novembre 2025 – giugno 2026: focus sulle vittime e potenziali vittime
- novembre 2026 – giugno 2027: focus sull’entourage delle vittime (parenti, vicini, amici, colleghi di lavoro o di studio…)
- novembre 2027 – giugno 2028: focus su chi commette violenza.
Il contrasto alla violenza domestica – unitamente ad una serie di altre forme di violenza che toccano adulti, bambine e bambini, giovani, anziani, persone con disabilità… oltre che a casa anche nel contesto pubblico, in ambito formativo o professionale – rappresenta una priorità per il Consiglio di Stato.
Per il tramite del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica; del Piano d’azione cantonale per le pari opportunità; e del Programma cantonale per la promozione dei diritti, di prevenzione della violenza e di protezione di bambini e giovani (0-25 anni) il Consiglio di Stato si è dotato di una serie di strumenti e misure volti a prevenire queste forme di violenza, garantire aiuto laddove necessario e prevenire il ripetersi della violenza, le cui conseguenze nuocciono all’insieme della popolazione.
È in questo contesto che ci impegniamo a fare la nostra parte anche nell’ambito della campagna nazionale contro la violenza domestica, sessuale e di genere, presentata dalla Consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider.
Il governo cantonale – per il tramite del Dipartimento delle istituzioni, in particolare del Coordinamento istituzionale in ambito violenza domestica, del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, del Dipartimento della sanità e della socialità, con il Servizio per l’aiuto alle vittime di reati, e della Cancelleria, attraverso il Servizio per le pari opportunità – collabora attivamente, accanto alla Confederazione, per diffondere in modo capillare gli importanti messaggi della campagna.
Esattamente una settimana fa, con il collega De Rosa, in rappresentanza del governo, abbiamo avuto un incontro con oltre una ventina di parlamentari, tra cui il presidente del Gran Consiglio, signor Schnellmann, membri dell’Intergruppo Parità e la sua coordinatrice, signora Merlo, e altri deputati e deputate, così da farne un impegno comune.
Sono intanto già stati coinvolti le istituzioni cantonali interessate; le amministrazioni comunali; enti, associazioni, servizi e privati che sono a stretto contatto con la popolazione (come i medici di famiglia, o le farmacie).
Grazie naturalmente a voi rappresentanti dei media per il contributo che vorrete dare a vostra volta nel diffondere questa importante campagna.
L’impegno del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport
L’impegno nella sensibilizzazione di fronte alla violenza di genere, sessuale e domestica e nella promozione delle pari opportunità, ho potuto portarlo avanti a suo tempo nel mio ruolo di Consigliera nazionale prima e di Consigliera agli Stati poi (in particolare, vorrei menzionare le proposte, accolte, per la creazione di Centri di crisi per vittime di violenza sessualizzata, domestica e di genere sull’insieme del territorio della Svizzera e la richiesta di sviluppare e implementare programmi e progetti per prevenire e combattere la violenza domestica, la violenza sessualizzata e la violenza specifica contro le donne con disabilità; proprio la “violenza di genere vissuta dalle persone con disabilità” è il tema quest’anno al centro della campagna dei 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere in Svizzera).
Ed è un impegno che ho potuto far proseguire nel mio ruolo di direttrice del DECS, tanto per l’ambito dell’educazione, che per quelli della cultura e dello sport.
Se penso nello specifico alla scuola, la Convenzione di Istanbul attribuisce una chiara responsabilità al sistema scolastico in merito allo sviluppo di una cultura del rispetto e della parità, condizione indispensabile al contrasto della violenza domestica.
L’educazione al rispetto è infatti fondamentale per prevenire la violenza di genere, poiché mira a contrastare stereotipi e a promuovere relazioni basate su parità, consenso e, appunto, rispetto reciproco.
Lo sviluppo di competenze specifiche e trasversali e di atteggiamenti responsabili verso sé stessi e gli altri, che incoraggiano il riconoscimento e il rispetto dei propri diritti e di quelli altrui, è parte integrante dei piani di studio. La Commissione per l’educazione affettiva e sessuale – che si è dotata da poco di una nuova Strategia e che sta lavorando al Piano d’attuazione della stessa – ha a sua volta un ruolo molto importante a livello di prevenzione delle violenze.
Sin dal mio arrivo al DECS ho cercato di favorire una moltiplicazione degli sforzi, tanto per la promozione delle pari opportunità che per la prevenzione della violenza sessualizzata. Alcuni giorni or sono ho scritto alle direzioni di tutti gli ordini di scuola affinché, da un lato, le scuole stesse facciano propria la campagna nazionale e mettendo loro a disposizione, dall’altro lato, una lista con attività didattiche già sperimentate da singoli istituti, attività che possono essere attuate non solo in occasione della giornata odierna e della campagna dei 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere che oggi prende il via, ma durante l’intero anno scolastico.
Molte, tra l’altro, le scuole che si sono attivate proponendo momenti di scambio e riflessione in occasione dei 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere: teatri interattivi, conferenze, un corso di autodifesa, il progetto “Liberati dal silenzio” o ancora un nuovissimo progetto, “Parliamone”, rivolto ad allievi e allieve del post-obbligo, sviluppato tra l’altro dal corpo docente stesso, che affronta il delicato tema del consenso, collegandolo alla violenza di genere. Questo pomeriggio e questa sera sarò io stessa a Trevano, al Centro professionale tecnico, dove verrà proposto uno spettacolo dapprima per allieve e allieve di svariati scuole e poi, alle 20.00, poliziotte e poliziotti, docenti e grande pubblico.
Tutto questo, ne sono convinta, conta. Poiché è fondamentale – se si vogliono cambiare le cose – fare in modo che la cultura del rispetto venga fatta propria sin da piccoli e piccole. Necessario allora che si coinvolgano tutti i livelli scolastici per creare un cambiamento culturale profondo e reale.
All’interno delle istituzioni scolastiche è pure indispensabile creare spazi di ascolto per allieve e allievi, così come per il corpo insegnante. È quello che stiamo iniziando a proporre come misura di accompagnamento alle Direttive sui comportamenti inadeguati in ambito scolastico che abbiamo introdotto nel 2023 per le scuole cantonali e nel 2024 per quelle comunali. Ciò accanto alla formazione specifica per il corpo docente.
Molto da fare resta anche nel settore sportivo, lo sappiamo. Noi ci stiamo lavorando. In fase di elaborazione una strategia cantonale per la promozione dello sport, nella quale verranno pure inseriti elementi relativi alle pari opportunità e alla prevenzione della violenza, anche quella di genere e sessuale. Colgo l’occasione per anticiparvi che a febbraio 2026 si terrà il primo simposio cantonale “Giocare alla pari: etica, rispetto e uguaglianza nello sport”, organizzato dall’Ufficio dello sport con il Servizio per le pari opportunità della Cancelleria e con il Servizio per l’aiuto alle vittime di reati del DSS.
Un impegno è indispensabile pure nel settore culturale, come in tutti gli ambiti della società. Con le Linee programmatiche cantonali di politica culturale 2024-2027 si punta a garantire pari opportunità e un’equa presenza di genere nei vari settori culturali e a tutti i livelli. Tale equità, lo sappiamo – come evidenzia la campagna nazionale stessa “L’uguaglianza previene la violenza”. – può fare la differenza.




