Vai al contenuto principale Vai alla ricerca

Discorso

Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport

08 aprile 2026

Discorso

Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport

08 aprile 2026

Intervento della Consigliera di Stato Marina Carobbio Guscetti per le celebrazioni dei 30 anni di ARES Bellinzona, 2 aprile 2026


 

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore e signori,  

sono molto lieta di essere con voi in occasione delle celebrazioni dei 30 anni di ARES, un’occasione davvero speciale.  

Dal 1996, anno della nascita di ARES, ad oggi il nostro sistema scolastico, così come l’accompagnamento di allieve e di allievi con autismo, ha vissuto un’evoluzione importante, talmente significativa che a volte potremmo dimenticarci del percorso effettuato, dei traguardi ottenuti. Un percorso che è invece importante riconoscere e valorizzare, perché ha posto le basi di ciò che oggi consideriamo acquisito. Tale evoluzione è stata possibile anche proprio grazie al lavoro svolto da attori quali la fondazione “Autismo, ricerca e sviluppo” e l’associazione Autismo Svizzera italiana. Vi ringrazio, desidero farlo subito, sentitamente.
Questo percorso non è frutto del caso ma di una condivisione di ideali e di visioni e di una pianificazione congiunta al fine di rendere la scuola ticinese il più accessibile possibile.
Uno degli sviluppi più significativi riguarda certamente la frequentazione da parte di allieve e allievi con autismo di classi regolari.  

Oggi la presenza di operatrici e operatori per l’integrazione, che garantiscono un sostegno specifico, è una realtà consolidata. Questo risultato è frutto non solo dell’attenzione crescente verso i bisogni delle alunne e degli alunni autistici, ma anche di un lavoro culturale portato avanti nel tempo. Lavoro che ha inciso sulle mentalità, sulle pratiche professionali e sulle strutture organizzative. Possiamo dire che il nostro sistema scolastico ha saputo aprirsi, ascoltare e integrare approcci pedagogici che un tempo sembravano confinati a contesti separati o altamente specializzati. Un cambiamento reso possibile grazie al costante impegno di direttrici e direttori, ispettrici e ispettori, capigruppo del sostegno pedagogico, docenti, operatrici e operatori scolastici. Anche il loro lavoro è complesso e impegnativo, e desidero ringraziarli sinceramente.
Accanto all’apertura di contesti ordinari rimane attivo, per le allieve e gli allievi che hanno necessità di maggiore protezione e di un maggiore accompagnamento, l’importante spazio della pedagogia specializzata.  

Anche qui l’offerta si è affinata con classi inclusive accanto alle classi a effettivo ridotto pensate per rispondere in maniera mirata alle necessità specifiche di queste alunne e di questi alunni. Non si tratta più soltanto di spazi in cui si “trasferiscono” i bisogni più complessi, ma di contesti progettati per fornire un sostegno adeguato, attento, flessibile e in dialogo con la scuola ordinaria e con la società tutta. È una complementarità che oggi funziona e che rappresenta un valore per tutto il sistema. Anche a questi docenti, alle operatrici e agli operatori attivi nella scuola pubblica e, non dimentichiamo, negli istituti per invalidi che offrono prestazione di scolarizzazione speciale va il mio ringraziamento.
In questo percorso di evoluzione, la fondazione ARES ha avuto un ruolo importante, sia come interlocutrice istituzionale, sia come promotrice – e vero e proprio motore – di una cultura dell’inclusione che oggi caratterizza molti dei nostri ambiti di intervento. Sono svariati i contesti che ci vedono attivi congiuntamente sul territorio sulla base di una convezione che da anni regola la nostra collaborazione.
Il lavoro diretto con le famiglie, con le bambine e i bambini autistici è un tassello importante dell’offerta che il Dipartimento finanzia come misura di pedagogia specializzata. L’autismo è un ambito molto specifico e poter contare su professioniste e professionisti preparati, che completano il lavoro svolto in ambito pubblico, ad esempio dal Servizio dell’educazione precoce speciale, è un’opportunità significativa. Negli anni il lavoro delle professioniste e dei professionisti di ARES è stato importante non solo per gli utenti e per le famiglie ma anche per le reti che ruotano attorno a singole situazioni.  

A questo proposito il contributo fornito dalla Fondazione, sia in termini pratici che concettuali, attorno all’importanza della diagnosi e dell’intervento precoci, sono stati fondamentali per raggiungere il livello di attenzione dedicato alla questione oggi in Ticino, un livello che ci permette di pianificare interventi preventivi in maniera sempre più attenta.

Nessun cambiamento reale nella scuola può essere promosso e consolidato se non passa attraverso la competenza e il sostegno alle persone che ogni giorno entrano in classe.
Il lavoro di ARES nell’accompagnare le docenti e i docenti, nel proporre strumenti, nel garantire supervisione e momenti di riflessione condivisa rappresenta a sua volta un tassello fondamentale. È importante sottolinearlo, perché la qualità dei percorsi inclusivi dipende in larga parte dalla formazione continua e dalla capacità della scuola di lavorare in rete e dunque di costruire una cultura condivisa attorno ai temi che affronta. La collaborazione odierna, che abbina formazioni e supervisioni, è una risposta concreta alle esigenze espresse dal territorio.
Un ulteriore tema che desidero evidenziare riguarda i momenti di transizione, una fase delicata per ogni ragazza e ragazzo, e particolarmente significativa quando parliamo di giovani con autismo. Il passaggio verso le formazioni superiori o verso il mondo professionale non è un semplice adempimento amministrativo; è un processo che richiede sensibilità, mediazione e un accompagnamento attento e personalizzato.
Anche in questo delicato momento il lavoro di ARES è particolarmente prezioso: un lavoro di sostegno alla famiglia e al contesto, di accompagnamento nei passaggi che segnano la crescita di ogni giovane e che chiedono, ogni volta, attenzione e cura. L’evoluzione che abbiamo osservato in questi trent’anni, dicevo, non è stata solo pedagogica, ma anche culturale: l’idea che ogni allieva e allievo possa diventare protagonista delle proprie scelte, e che il ruolo delle istituzioni sia quello di creare le condizioni di accessibilità, rappresenta un cambiamento profondo nella nostra visione dell’educazione.    

Nel rispetto di ogni traguardo formativo e della missione di ogni singolo ordine scolastico, dobbiamo chiederci come possiamo organizzare dei contesti che permettano a tutte e a tutti di essere agganciati agli apprendimenti in maniera il più armoniosa possibile, evitando assolutamente di chiedere alle alunne e agli alunni di rincorre degli obiettivi.
Oggi sappiamo che la crescita di un’allieva o di un allievo è il risultato di una responsabilità condivisa.
Pensando ai trent’anni di ARES e a quanto c’è stato in questi sei lustri, si delinea nitida l’immagine del villaggio educativo, della forza della collettività, una comunità fatta di alunne e alunni, professionisti e professioniste, famiglie e istituzioni. È un vero e proprio patrimonio quello creato, un bene comune, che dobbiamo continuare a coltivare.  

Non si tratta soltanto di proseguire su una strada già tracciata, ma di continuare a farla vivere, rinnovarla e rafforzarla, insieme. Anche nei prossimi decenni, il lavoro sarà quello di alimentare questa cultura condivisa, di far crescere legami, competenze e responsabilità diffuse.
Il futuro porterà nuovi sviluppi, nuove sfide. Ma ciò che farà la differenza sarà la capacità di continuare a promuovere questi valori, di lavorare in modo coeso e aperto, e di riconoscerci, ogni volta, come parte di una stessa comunità educativa.
Vorrei a questo proposito citare il lavoro attualmente in corso sulle neurodivergenze, sviluppato attraverso un tavolo di dialogo dedicato. Il tema della neurodiverisità – gli approfondimenti sul quale sono nati e sono stati promossi attorno al tema dell’autismo – ci impone una riflessione molto ampia e minuziosa, al fine di comprendere meglio la varietà delle esperienze umane e di considerare la diversità neurologica non come una deviazione da correggere, ma come una parte della ricchezza della nostra società.  

È una riflessione sicuramente benefica per la società e per l’umanità tutta. Lo penso fermamente, non solo come direttrice del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, ma anche come medica e cittadina.

Vi chiedo ancora un attimo per soffermarmi sulla dimensione culturale, che è parte integrante – e per me pure essenziale – dell’attività del Dipartimento che dirigo.
La cultura è arte ed è linguaggio universale: si esprime attraverso strumenti concreti come la mostra fotografica che viene inaugurata oggi, il relativo catalogo, i materiali divulgativi, le pubblicazioni. Strumenti che permettono di condividere conoscenza, di rendere visibile –  come ben dite – l’invisibile, di raccontare ciò che talvolta rimane purtroppo nascosto, di suscitare riflessioni ed emozioni. E di parlare a tutte e a tutti.
La cultura è anche veicolo di trasformazione sociale, strumento privilegiato per valorizzare la società in tutta la sua pluralità. Influisce su come interpretiamo il mondo e le persone che lo abitano. E ci fornisce un quadro nel quale l’autismo non appare come un limite, ma come una delle possibili espressioni della condizione umana.
L’instancabile lavoro di ARES con il proprio centro di documentazione, con l’opera di diffusione, e non da ultimo con la mostra che verrà inaugurata a breve, è stato ed è cruciale per favorire la costruzione di un messaggio, di un linguaggio, di una cultura da condividere. Raccontare l’autismo attraverso la cultura, come fatto negli anni e come proposto oggi, significa aprire spazi di comprensione, creare ponti, costruire legami.
Le fotografie della mostra e le frasi che le commentano sono un invito ad accogliere e cogliere la diversità. Il fatto che le immagini siano poste al centro di una città è un messaggio chiaro e fondamentale: la diversità non solo è parte della quotidianità, ma ne è una caratteristica fondante. 

L’arte, la cultura, permettono a ciascuno di avvicinarsi a esperienze e sensibilità che magari non si conoscono e dà al tempo stesso dignità a modi diversi di essere nel mondo. Scegliere questa modalità, in occasione tra l’altro della Giornata Mondiale sulla Consapevolezza dell’Autismo 2026, è un gesto illuminato e illuminante.
Significa proporre alla collettività un’occasione di confronto e anche di crescita. Una comunità inclusiva non nasce solo da buone politiche o da buone pratiche scolastiche: nasce anche e soprattutto da una cultura capace di riconoscere e valorizzare la molteplicità delle vite e delle esperienze come risorsa.
Prima di concludere vorrei ricordare con gratitudine il prof. Mauro Martinoni, recentemente scomparso, e il suo ruolo nella creazione dell’Ufficio della pedagogia speciale e nello sviluppo di una visione integrativa del nostro sistema scolastico, creando le basi per quanto stiamo facendo ora e faremo in futuro per una scuola e una società inclusiva. Avremo modo prossimamente di onorarlo più compiutamente.  

Ringrazio nuovamente ARES per l’importante lavoro svolto e promosso e, lasciatemelo dire, per la motivazione, la convinzione, la grande umanità che ognuno di voi mette in tutto ciò che fa. Auguri di cuore per i vostri trenta anni di attività. L’invito, a tutte e tutti noi, è di proseguire questo magnifico percorso condiviso, fatto di sinergie, scambi e collaborazioni, rafforzando ancor più il dialogo aperto tra educazione, società e cultura.