Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport
Discorso
Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport
09 maggio 2026
Saluto della Consigliera di Stato Marina Carobbio Guscetti in occasione del Festival di letteratura ChiassoLetteraria 08.05.2026
- Fa stato il discorso orale -
Gentili Signore e gentili Signori,
con grande piacere porgo il mio saluto in qualità di direttrice del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport in occasione dell’apertura del Festival ChiassoLetteraria.
Un festival che compie oggi vent’anni: un traguardo importante, che merita un augurio sincero. Vent’anni di parole, incontri, domande. Vent’anni che non sono solo una misura del tempo, ma una direzione: quella di uno spazio culturale che ha saputo crescere senza perdere la sua vocazione critica e la sua apertura al mondo.
In questi quattro lustri il Festival è cresciuto grazie alla dedizione del suo comitato e di molte collaboratrici e collaboratori. I numeri raccontano una realtà solida e partecipata. Ma ciò che davvero lo definisce, per me, è la qualità del confronto che qui si genera: un confronto che non si accontenta di confermare, ma invita a interrogare.
Leggere è certamente un piacere. Ma è anche uno strumento per orientarsi, per attraversare la complessità, per non lasciarsi trascinare automaticamente dalle correnti del presente.
L’edizione di quest’anno, dedicata al tema “Venti”, ci invita a guardare il presente come uno spazio attraversato da movimenti diversi. Alcuni spingono, altri frenano. Tutti raccontano qualcosa del nostro tempo.
Sono movimenti che entrano nel linguaggio, nelle relazioni, nel modo in cui percepiamo l’altro. E che, se non vengono interrogati, rischiano di rendere normale ciò che normale non dovrebbe essere.
Non esiste una sola direzione. Accanto alle spinte più forti ce ne sono altre, più sottili: correnti di parola, di pensiero critico, di ascolto reciproco. Non si impongono, ma insistono e, nel tempo, trasformano lo spazio che attraversano.
E nello stesso orizzonte questi movimenti non restano mai solo metafora. A volte diventano storia concreta: forze che sospingono percorsi di solidarietà che si fanno viaggio, rotta, imbarcazione carica di aiuti e di speranza verso luoghi segnati dalla fragilità e dalla violenza, e altre che ostacolano, deviano, bloccano, rendono difficile ciò che dovrebbe essere immediato e umano. Anche nel nostro contesto, in Svizzera e in Ticino, si avvertono con chiarezza queste correnti: dinamiche che mettono in discussione l’accoglienza, che irrigidiscono lo sguardo sull’altro, che rendono più fragile lo spazio della libertà e del confronto. Non sono sempre impetuose, ma possono essere persistenti. Proprio per questo richiedono attenzione e responsabilità.
Responsabilità, attenzione, accoglienza da contrapporre a chi – nel mondo, come pure alle nostre latitudini – vuole chiusura respingendo persone che cercano un futuro migliore.
All’interno di questo stesso scenario di movimenti e tensioni, viaggiano anche parole, immagini e testimonianze da molte parti del mondo. Voci che raccontano la violenza, che la nominano, e che la letteratura raccoglie e restituisce, quando è davvero tale, senza neutralizzarla.
E qui si apre un altro nodo centrale del nostro tempo: quello delle parole.
Le parole non sono mai neutre. Possono aprire mondi, ma anche indebolirsi, svuotarsi, perdere precisione. Nei conflitti rischiano talvolta di non riuscire più a restituire la complessità del reale, oppure di essere piegate fino a semplificare o deformare ciò che accade.
Come ricorda la giornalista e scrittrice Francesca Mannocchi, ospite di ChiassoLetteraria, raccontare significa scegliere con precisione: il linguaggio non descrive soltanto il mondo, ma contribuisce a costruire lo sguardo con cui lo leggiamo.
Questa responsabilità oggi non riguarda solo chi racconta la violenza, ma anche il modo in cui il linguaggio viene prodotto e trasformato, in un tempo in cui parole umane e parole generate dalle tecnologie convivono sempre più da vicino.
Tra la realtà dei conflitti e le nuove forme di produzione del linguaggio emerge così una stessa domanda: che cosa succede quando le parole perdono peso e faticano a restituire la complessità del reale?
Diventa allora necessario restituire al linguaggio cura, precisione e responsabilità. Perché una parola può semplificare la realtà fino a deformarla, oppure riaprirla e renderla di nuovo leggibile.
La letteratura, in questo senso, non è un ornamento. È un esercizio di attenzione e di sguardo.
In questa prospettiva si inserisce l’intervento a seguire di Vittorio Gallese, in dialogo con Christian Marazzi. Un contributo che si colloca nel quadro delle riflessioni sul nostro tempo, segnato da trasformazioni profonde che riguardano il rapporto tra esperienza umana, linguaggio e tecnologie.
Sono particolarmente lieta che anche quest’anno ChiassoLetteraria accolga le scuole. Offrire alle ragazze e ai ragazzi strumenti per leggere il mondo significa permettere loro di immaginare che il mondo possa essere diverso da come appare. Perché nessuna direzione si impone da sola: serve sempre qualcuno che inviti a leggere ciò che accade e a orientarsi.
Nei mesi scorsi molti istituti scolastici, docenti e allieve e allievi delle scuole ticinesi hanno espresso il proprio disagio di fronte a situazioni di conflitto e di gravi violazioni dei diritti umani in diversi contesti internazionali, con particolare attenzione al Medio Oriente, nel tentativo di smuovere l’immobilismo della Svizzera e della comunità internazionale di fronte ad abusi e violenze che contravvengono ai principi fondamentali del nostro Paese e alle Convenzioni di Ginevra.
Riflessioni come queste si inseriscono nel mandato educativo – sancito chiaramente dalla Legge della scuola e dal Piano di studio della scuola dell’obbligo ticinese – che la nostra scuola è chiamata a promuovere: lo sviluppo di principi etici, civici e democratici come la pace, la libertà, l’uguaglianza e la tutela dei diritti, attraverso il dibattito informato, la ricerca, l’analisi delle fonti, il confronto e il pensiero critico.
Festival come ChiassoLetteraria favoriscono proprio questo: lo sviluppo di un pensiero critico e plurale, attento a ciò che accade attorno a noi, nel mondo. Di questa opportunità vi ringrazio. A nome del Dipartimento che dirigo desidero ringraziare tutte e tutti coloro che rendono possibile questa manifestazione. Un ringraziamento particolare alle organizzatrici e agli organizzatori, alle ospiti e agli ospiti, e al pubblico presente.
E un augurio semplice ma sincero: che questi giorni non siano attraversati solo dalle spinte più impetuose del nostro tempo, ma anche da quelle più discrete, capaci di portare ascolto, coraggio e umanità.
Questi movimenti non sono solo ciò che ci attraversa. Sono anche ciò che ci mette alla prova. E, nel passaggio, ci chiedono da che parte vogliamo stare.
ChiassoLetteraria è uno di quegli spazi in cui questa scelta può prendere forma: uno spazio in cui le parole tornano a essere strumenti di comprensione, di dialogo e di responsabilità.
Sta anche a noi, insieme, continuare a tenerli aperti, perché anche nei tempi più incerti resti possibile orientarsi. E, talvolta, cambiare rotta.




