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Discorso

Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport

08 giugno 2026

Discorso

Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport

08 giugno 2026

Saluto della Consigliera di Stato Marina Carobbio Guscetti in occasione dei 20 anni di Casa Vallemaggia di Pro Infirmis Locarno, 6.6.2026


Fa stato il discorso orale -

Gentili Signore e Signori,

vi ringrazio di cuore per avermi invitata alle porte aperte e ai festeggiamenti per i 20 anni di quella che è una vera e propria Casa – con il ristorante, il centro diurno, la scuola di vita autonoma, i servizi educativi destinati a chi vive al proprio domicilio – ed è al tempo stesso molto di più: un villaggio, un quartiere, un angolo profondamente umano e ricco di Città. Vi guardo da sempre con grandi interesse e ammirazione.

Vivere in autodeterminazione, raggiungere l’autonomia, avere la propria indipendenza, riorganizzare la quotidianità dopo un evento invalidante, non è cosa da poco. L’esperienza di Casa Vallemaggia dimostra che questi obiettivi sono realmente raggiungibili. Con una profonda fiducia in ogni singola persona, con quello sguardo che vede le potenzialità e le forze di ognuno, che valorizza ogni essere umano e ogni ruolo, che ci insegna che i singoli percorsi si costruiscono assieme, che considera il lavoro come forma nobilitante e non come sfruttamento, che crede nell’investimento comunitario e nelle reti umane, che offre tempo e attenzione – beni oggi più che mai preziosi –, che sa che esiste un mondo migliore nel qui e ora.

Vorrei un Cantone intero che “si muova” così. Investendo sull’autonomia, sulla fiducia, sul saper stare da soli ma non in solitudine. Sulla valorizzazione del senso di comunità, dell’inclusione, della partecipazione. Creando una realtà che dà valore e prende forza da ogni suo membro, attribuendo così il giusto senso all’esperienza umana.

L’esperienza di casa Vallemaggia – a 20 anni dalla sua fondazione – acquista tra l’altro ancora più valore di fronte alle “bizze” della nostra epoca. In un mondo in tempesta, in una realtà in cui siamo spesso sopraffatti da immagini, stimoli, urgenze e pressioni, è un ritorno all’umano, un concentrarsi su ciò che conta, una ricerca di identità, una valorizzazione dell’impegno comune.

Io vorrei però rivolgermi a voi, frequentatrici e frequentatori di Casa Vallemaggia e dei suoi progetti esterni, che avete scelto un percorso, che avete deciso di mettervi in gioco, di investire nella vostra persona. Per ringraziarvi. I vostri percorsi, il vostro impegno, le vostre fatiche anche, sono di esempio per tutte e tutti noi. Esercitare la pazienza e la resilienza, sviluppare la capacità di sormontare quegli ostacoli che la società ancora purtroppo pone e che rendono il cammino talvolta tortuoso, avanzare con perseveranza e determinazione sono di esempio, di grande esempio per ogni membro della nostra comunità. Le vostre storie sono in qualche modo una scuola di vita per tutte e tutti noi.

Grazie per averle oggi condivise. Aiutano ognuna e ognuno di noi a ritrovare il senso.

I vostri percorsi mi fanno anche riflettere sulla scuola, che pure gioca un ruolo importante per il presente e il futuro. Il nostro sistema scolastico – negli ultimi 20, di più 30 anni, 50 anni – ha saputo aprirsi, ascoltare, integrare approcci che un tempo erano confinati a contesti separati o altamente specializzati. L’idea che ogni allieva e allievo possa diventare protagonista delle proprie scelte e che il ruolo delle istituzioni sia quello di creare le condizioni di accessibilità per tutte e tutti rappresenta un cambiamento profondo nella nostra visione dell’educazione. È un sistema su cui vogliamo continuare a puntare, che vogliamo affinare ulteriormente.

È un sistema tuttavia, lo sappiamo, confrontato, ancora negli ultimi anni, a condizioni generali non facili: a discussioni talvolta accese intorno al concetto di inclusione, alla pressione che si fa sentire sulle finanze. Ricordiamo il tentativo, un anno e mezzo fa, di una parte del Parlamento di intervenire in modo massiccio sul settore, tentativo fortunatamente sventato da un vero e proprio sollevamento popolare, da oltre 10’000 firme raccolte in brevissimo tempo da enti, associazioni, famiglie, mondo della scuola stesso, cittadine e cittadini. Un segnale chiaro a favore di un certo tipo di società. Una società che valorizza ogni suo giovane e ogni sua giovane, che avanza all’insegna dell’inclusione. Un bel segnale, di cui sono molto grata. Il mio monito è tuttavia oggi quello di restare all’erta; nulla è scontato.

Resta essenziale far comprendere a tutto il mondo politico – cantonale e nazionale –, a cittadine e cittadini, che gli interventi per le allieve e gli allievi con bisogni educativi particolari, per i successivi percorsi di vita e in generale per l’inclusione, non sono semplici costi, ma veri e propri investimenti. Investimenti indispensabili. Risparmiare oggi significherebbe pagare domani un prezzo ben più alto in termini di prestazioni assistenziali, aumento delle disuguaglianze ed esclusione. Investire di più significa invece dare piena dignità a ogni esperienza umana e alla comunità nel suo insieme.

È una questione di che mondo vogliamo. Per me non c’è dubbio: vale assolutamente la pena di fare tutto il possibile per una società inclusiva. Una società capace di riconoscere e valorizzare la molteplicità delle vite e delle esperienze umane come risorsa.

Casa Vallemaggia è uno dei volti più belli della nostra società. Che dimostra che un mondo migliore già c’è, che è possibile. Che vale la pena di resistere, di avanzare con questa bella forma di resistenza “positiva, creativa e profondamente umana”. Che considera l’inclusione non un fine ma un percorso costante, anche nei “piccoli” gesti della quotidianità.

La Commissione della scienza, dell’educazione e della cultura del Consiglio nazionale ha posto pochi giorni or sono le basi per una legge quadro sull’inclusione. Una decisione da salutare, un passo. Bisogna però insistere ancor più sulla possibilità di scelta – per tutte e tutti – su dove, come e con chi vivere, fissando anche degli obiettivi vincolanti per attuare concretamente la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, in particolare sul tema delle abitazioni autonome e della possibilità di vivere in modo indipendente. E investire sulla moltiplicazione dei progetti che possano accompagnare in questo. Proprio come fa Casa Vallemaggia.

Anche nei prossimi mesi e anni, il lavoro sarà quello di alimentare questa cultura condivisa, volta a far crescere fiducia, legami, competenze e responsabilità diffuse. In politica e tra le case, le strade, le piazze delle nostre città. L’augurio è che lo spirito di Casa Vallemaggia arrivi ad abbracciare l’intero Cantone.

Per quel che mi riguarda posso garantirvi che continuerò a impegnarmi affinché l’attenzione e l’impegno nei confronti dell’inclusione permangano e anzi si rafforzino negli anni a venire. Per una scuola e una società profondamente umane, eque e di qualità, per tutte e tutti.

Un grazie sincero a chi nel progetto Casa Vallemaggia ha investito dagli esordi, a chi è arrivato durante il viaggio, a chi continuerà a crederci e viverla. Con passione, creatività, tenacia. Facendoci da faro. Arricchendo il nostro territorio. Permettendoci di capire il valore del “camminare assieme”. Dandoci in fin dei conti speranza per l’oggi e il domani.