Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport
Discorso
Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport
17 giugno 2026
Saluto della Consigliera di Stato Marina Carobbio Guscetti in occasione della seconda Sessione parlamentare cantonale delle persone con disabilità, Bellinzona, 15.06.2026
- Fa stato il discorso orale -
Gentili signore e signori,
sono lieta e onorata di portare il saluto del Consiglio di Stato e il mio saluto e pensiero personale in occasione della Sessione parlamentare cantonale delle persone con disabilità.
Sono particolarmente felice che vi sia una seconda edizione, dopo la prima del 2024. Spero vivamente che ciò rappresenti l’avvio di una “tradizione”, che a queste sessioni facciano seguito altri scambi, regolarmente, nel tempo. Guardo all’oggi e anche al domani non senza motivo. Sono convinta che, al fine di arrivare ad avere una società pienamente inclusiva, il tema debba rimanere sotto i riflettori.
Solo così, insistendo per un impegno su tutti i fronti – da parte delle autorità politiche nei loro differenti ruoli, dell’economia, degli enti della società civile e della società nel suo insieme, di ogni cittadina e cittadino – sarà possibile fare una volta per tutte la differenza, vantare una realtà senza ostacoli, una comunità che garantisca pari opportunità a ogni suo membro. Grazie dunque per l’impegno investito, due anni or sono, nell’avanzare proposte, e oggi nel fare il punto su dove siamo, nel farci tornare a riflettere su come agiamo. E grazie anche per la condivisione dei vostri vissuti, delle vostre esperienze concrete. Ho guardato i vostri messaggi video, che suggerisco a ognuno di andare a vedere: sono ricchi, chiari, ci dicono molto.
L’ho notato nella scuola e ci credo fermamente: i vostri percorsi, il vostro impegno, le vostre fatiche anche, sono di esempio per tutte e tutti. Esercitare la pazienza e la resilienza, sviluppare la capacità di sormontare quegli ostacoli che la società ancora purtroppo pone e che rendono il cammino tortuoso, avere il coraggio di parlare e di nominare pure le fragilità, avanzare con perseveranza e determinazione sono un segno di forza, sono di esempio, di grande esempio, per ogni membro della nostra comunità. Vi ringrazio per essere qui, per esservi messi in gioco, per il vostro tempo e per la condivisione. Penso sia anche un modo, indirettamente, per far sentire tante altre persone nella nostra società, pure quotidianamente confrontate con ostacoli, meno sole, ma parte di una comunità che guarda con speranza al futuro e che sa che si può contribuire a una realtà migliore.
Vorrei – e lo dico in primis alla politica, nel cui ruolo io credo fermamente – un Cantone intero che investa nell’inclusione, nella piena partecipazione di ogni sua cittadina e cittadino, creando una realtà che dia valore e prenda forza da ogni suo membro, attribuendo così il giusto senso all’esperienza umana.
Permettetemi di mettere il cappello di responsabile del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport che ho l’onore di dirigere. Il nostro sistema scolastico – negli ultimi 50 anni – ha saputo aprirsi, ascoltare, integrare approcci che un tempo erano confinati a contesti separati o altamente specializzati. L’idea che ogni allieva e allievo possa diventare protagonista delle proprie scelte e che il ruolo delle istituzioni sia quello di creare le condizioni di accessibilità per tutte e tutti rappresenta un cambiamento profondo nella nostra visione dell’educazione.
È un sistema su cui vogliamo continuare a puntare, che vogliamo affinare ulteriormente (alcune delle proposte della Sessione 2024, le abbiamo tra l’altro prese in considerazione nell’ambito dei lavori in corso; altre sono oggetto di riflessione). Una scuola orientata all’inclusione e all’accessibilità realizza tra l’altro una costante opera di “sensibilizzazione” su questi temi. Ogni intervento volto a promuovere l’inclusione e l’accessibilità – sul piano didattico, organizzativo, delle risorse messe a disposizione – contribuisce infatti non solo a rispondere ai bisogni delle persone con disabilità, ma anche a consolidare una cultura fondata sul riconoscimento dell’unicità di ogni persona e del suo contributo nei confronti degli altri, sulle pari opportunità, sulla partecipazione. Permettetemi tra l’altro di ricordare l’esistenza del portale online “Proposte per la scuola ticinese” al quale enti o associazioni interessati a promuovere progetti nelle scuole possono rivolgersi per avanzare proposte di attività.
È un sistema, tuttavia, lo sappiamo, confrontato, ancora in questi ultimi anni, a condizioni generali non facili: a discussioni talvolta accese intorno al concetto stesso di inclusione, a pressioni finanziarie. Ricordiamo il tentativo, un anno e mezzo fa, di una parte del Gran Consiglio di intervenire sul settore, tentativo fortunatamente rientrato in seguito a una notevole mobilitazione, alla raccolta in brevissimo tempo di 10’000 firme da parte di enti, associazioni, famiglie, cittadine e cittadini. Un segnale chiaro e rassicurante a favore di una società che valorizza ogni suo giovane e ogni sua giovane.
È necessario tuttavia restare all’erta. E se la scuola è la base, le condizioni per una vera e propria inclusione – per una quotidianità accessibile a tutte e a tutti – devono essere date in ogni settore dell’attività umana. I risultati, resi pubblici da poco, dell’Indice d’inclusione 2026 – effettuato per la seconda volta in tutta la Svizzera, su mandato di Pro Infirmis, interpellando oltre duemila persone con disabilità – ci dicono chiaramente che molto resta da fare. È allora indispensabile far comprendere a tutto il mondo politico, ai vari attori della società, a cittadine e cittadini, che gli interventi a favore dell’inclusione non sono semplici costi, ma veri e propri investimenti. Risparmiare oggi significherebbe pagare domani un prezzo ben più alto in termini di prestazioni assistenziali, aumento delle disuguaglianze ed esclusione. Investire di più significa invece dare piena dignità a ogni esperienza umana e alla comunità nel suo insieme, facendola, evolvere, crescere, prosperare.
È una questione di che mondo vogliamo. Per me non c’è dubbio: vale assolutamente la pena di fare tutto il possibile per una società che sia capace di riconoscere e valorizzare le peculiarità di ognuno e la molteplicità delle vite e delle esperienze umane. L’inclusione non deve essere solo un fine ma un percorso costante, nei “piccoli” e “grandi” gesti della quotidianità.
Ascolteremo con grande interesse quanto scaturirà dai vostri interventi, da questa preziosa seconda sessione. Sarà poi indispensabile darvi seguito, moltiplicare gli sforzi, farne per davvero tesoro. E, aggiungerei, pure proseguire i lavori assieme. Potremmo immaginare dei momenti di approfondimento, su aspetti specifici, in cui sedersi a un tavolo e capire insieme come avanzare?
Se vogliamo essere coerenti con l’idea di inclusione che qui tutte e tutti penso condividiamo, non si tratta tanto di “raccontare” l’inclusione, quanto di garantire che ognuno di noi possa partecipare direttamente alla costruzione di una realtà pienamente paritaria. Anche oltre l’evento odierno. Anche domani e nei mesi e anni a venire. Il punto non è aggiungere unicamente spazio simbolico, ma rendere effettiva la possibilità di parola e di partecipazione delle persone con disabilità nei processi che le riguardano e in ogni ambito della vita comunitaria. L’inclusione è un processo concreto di accesso alle decisioni e alla possibilità di incidere.
Per quel che mi riguarda posso garantirvi che continuerò a impegnarmi affinché l’attenzione e l’impegno nei confronti dell’inclusione permangano e anzi si rafforzino negli anni a venire. Per una società profondamente umana, equa e di qualità.
Un grazie sincero a tutte e tutti voi. Vi auguro un proseguimento proficuo dei lavori.




