Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport
Discorso
Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport
05 agosto 2026
Saluto della Presidente del Consiglio di Stato Marina Carobbio Guscetti in occasione della cerimonia d’apertura del Locarno Film Festival
– Fa stato il discorso orale –
Gentile signora Consigliera federale,
Gentile signor Sindaco,
Gentili responsabili del Locarno Film Festival,
Gentili ospiti,
Buonasera.
Con piacere vi porto il saluto del Consiglio di Stato del Canton Ticino e del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport in occasione dell’inaugurazione della 79ª edizione del Locarno Film Festival.
Mi è stato gentilmente chiesto un saluto breve. Visto il gran caldo, che non è solo un’estate torrida, ma il segno di un clima che cambia, mi limiterò a due considerazioni e una piccola sorpresa finale.
Vu la grande chaleur, qui n’est plus seulement un été torride, mais le signe d’un climat qui change, je me limiterai à deux remarques et à une petite surprise pour finir.
Angesichts der großen Hitze, die nicht nur ein heisser Sommer ist, sondern ein Zeichen des Klimawandels, werde ich mich auf zwei Anmerkungen und eine kleine Überraschung zum Schluss beschränken.
Prima considerazione. Le istituzioni, che siano democratiche o culturali, meritano considerazione e cura.
Perché le istituzioni siamo noi, e le istituzioni si adoperano per noi. Il Locarno Film Festival è composto da persone. Il comune, il Cantone, la Confederazione sono composti da persone. Persone - e non penso in primis ai politici - che lavorano facendo un servizio al pubblico, alla collettività, a tutte e tutti noi. Persone che mettono il proprio tempo e la propria professionalità al servizio del prossimo. Che fanno del proprio meglio. Che a volte sbagliano, ma che più spesso lavorano nell’ombra, senza clamore, lontano dalle luci della ribalta. Persone ognuna con la propria storia, ma accomunate dalla volontà di fare qualcosa per una comunità, per altre persone. Persone che non sono qui oggi a fare saluti e discorsi, ma che lavorano giorno dopo giorno affinché tutto funzioni al meglio. Persone che raramente ricevono applausi. Persone che pur restando dietro le quinte subiscono e soffrono le conseguenze delle critiche rivolte indistintamente alle istituzioni, perché in queste credono e investono una parte importante della propria vita.
Io ho fiducia nelle istituzioni, perché ho fiducia in queste persone. E credo che queste persone meritino fiducia, considerazione e cura. Prendersi cura delle istituzioni significa prendersi cura delle persone che vi operano e, così facendo, prendersi cura anche di noi stessi.
Seconda considerazione. Oggi siamo qui riuniti in un momento di festa, per celebrare l’apertura di un bellissimo evento culturale noto a livello internazionale per la sua capacità di dialogare con il proprio tempo e per la sua apertura al mondo. Siamo fiere e fieri di queste capacità, di questa apertura al mondo. Perché in fondo il mondo è piccolo. E anche se è più facile chiudere gli occhi e cercare di ignorare ciò che avviene altrove – le brutture, le cattiverie, la sofferenza e gli atti di disumanità – non possiamo sottrarci a quanto avviene altrove.
Au fond, le monde est petit. Et même s’il est plus facile de fermer les yeux et d’essayer d’ignorer ce qui se passe ailleurs – les horreurs, la méchanceté, la souffrance et les actes inhumains –, nous ne pouvons pas échapper à ce qui se passe ailleurs.
Penso a chi, proprio in queste settimane, vive la guerra, la fame, la fuga dalla propria casa: a loro va la nostra solidarietà. Non come gesto di circostanza, ma come impegno a non voltare lo sguardo altrove. E anche questa volta il Festival sarà, per alcuni, l’occasione per far sentire la propria voce e la propria solidarietà verso chi nel mondo vive la sofferenza della guerra. È giusto che in una piazza aperta come questa ci sia spazio anche per chi sceglie di ricordarci che il cinema convive con la realtà e non se ne allontana.
Forse è vero: individualmente non possiamo cambiare la storia. Ma uniti possiamo invece fare cose importanti. Nelle piccole scelte quotidiane. Nella scelta delle nostre parole. Nelle posizioni che decidiamo di esprimere. Ecco, penso che il cinema libero – capace di dare voce a chi non ha voce – ci possa aiutare a meglio capire gli altri. A mettersi nei panni di altre persone, in contesti diversi, che vivono esperienze diverse dalle nostre. E questa ricchezza, questa capacità di leggere e interpretare il presente e le diverse realtà che lo compongono, può poi trasformarsi in azione concreta. In forza motrice per un cambiamento verso una società migliore, un mondo più giusto, in cui ci sia spazio per tutte e tutti, senza distinzioni, nel rispetto reciproco.
Le cinéma nous apprend à voir le monde avec les yeux d’autrui. Et c’est ensemble que nous avons le pouvoir d’infléchir le cours de l’histoire.
Das Kino schärft den Blick für das, was andere erleben. Und gemeinsam können wir del Lauf der Geschichte eine andere Richtung geben.
In fondo, sarebbe bello che le sole amarezze della vita potessero essere i vecchi ricordi quanto giunge la vecchiaia, in una sera ticinese d’estate come questa, come racconta Herman Hesse in una bella poesia scritta quasi cent’anni fa.
Poche semplici parole profondamente umane, che in alcuni casi valgono più che lunghi discorsi.
Ve la leggo in italiano e poi – come dovrebbe essere letta – in tedesco.
Riposa e canta un falciatore,
gode il trifoglio maturo il suo profumo –
O tu, che l'antico mio dolore
col canto hai risvegliato dal profondo!
Canti del popolo, canti d'infanzia vanno
sommessi e lievi nel vento della sera,
e tornano a dolere i vecchi affanni
che ormai scordati e cicatrizzati erano.
Nubi di tarda sera passano leggiadre,
la terra esala un caldo e ampio respiro…
Che vuoi da me, stasera, ancora,
perduto tempo della mia giovinezza?
Auf Deutsch (Herman Hesse, Tessiner Sommerabend)
Es singt ein Schnitter auf der Rast,
Im Dufte schwelgt der reife Klee –
O du, daß du das alte Weh
Mir wieder wachgesungen hast!
Volkslieder, Kinderlieder gehn
Leistönig auf im Abendwind,
Und wieder schmerzen alle Wehn,
Die doch vernarbt, vergessen sind.
Spätabendwolken segeln zier,
Die Erde atmet warm und weit . . .
Was willst du heute noch von mir,
Verlorene Jugendzeit?
Ecco: quando saranno solo questi i nostri dolori, i nostri rimpianti, forse allora saremo in un mondo giusto. E potremo davvero festeggiare tutti insieme.
Fino ad allora, aiutiamoci le une con le altre, gli uni con gli altri. Sosteniamoci a vicenda. Perché la strada è ancora lunga e c’è ancora tanto da fare.
Grazie di cuore a tutte e tutti coloro che rendono possibile questo Festival, che sa tener viva la nostra attenzione e la nostra voglia di cambiare il mondo.
E grazie a voi per la vostra attenzione.




