ANTEPRIMA
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Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport
Intervento della Consigliera di Stato Marina Carobbio Guscetti in occasione della presentazione di “Re:Spiri. Cartografia della diversità religiosa e sprituale del Canton Ticino”
Discorso
- Fa stato il discorso orale -
Gentile collega, Consigliere di Stato Norman Gobbi,
Gentile signora Michela Trisconi,
Gentili rappresentanti delle autorità civili e religiose,
Gentili collaboratrici e collaboratori dello Stato,
Gentili signore, gentili signori,
la “Cartografia della diversità religiosa e sprituale del Canton Ticino” che viene presentata oggi, individua, mappa e documenta i luoghi di culto delle comunità religiose e spirituali presenti in Ticino, consentendo così di meglio accedere e comprendere la diversità e l’eterogeneità religiosa e spirituale presente sul territorio ticinese.
In qualità di Direttrice del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport – che ha sostenuto finanziariamente questo progetto con un contributo del Fondo Graziano Papa – sono felice di questo risultato. Ritengo infatti che disporre di strumenti che consentono di meglio conoscere e comprendere la diversità religiosa e l’interculturale che contraddistingue il passato e il presente del nostro territorio e della popolazione, sia una grande ricchezza.
È una ricchezza culturale intrinseca, ma anche pratica, perché consente di confrontarsi e discutere di diversità religiosa e spirituale con cognizione di causa, comprendendo meglio la nostra realtà, il nostro territorio, la nostra popolazione e le caratteristiche che ci uniscono e ci contraddistinguono.
La Legge della scuola, all’articolo 2, indica quali sono le finalità della scuola ticinese: promuovere, in collaborazione con la famiglia e con le altre istituzioni educative, lo sviluppo armonico di persone in grado di assumere ruoli attivi e responsabili nella società e di realizzare sempre più le istanze di giustizia e di libertà.
In particolare – dice la legge - la scuola, interagendo con la realtà sociale e culturale e operando in una prospettiva di educazione permanente, la scuola “educa la persona alla scelta consapevole di un proprio ruolo attraverso la trasmissione e la rielaborazione critica e scientificamente corretta degli elementi fondamentali della cultura in una visione pluralistica e storicamente radicata nella realtà del Paese” e “sviluppa il senso di responsabilità ed educa alla pace…”.
Questa cartografia è un buon esempio di uno strumento nato e sviluppato grazie a una collaborazione interistituzionale che sarà prezioso per chi si interessa personalmente di questi temi, ma anche per l’attività svolta nelle scuole. In particolare, penso al corso obbligatorio e aconfessionale di Storia delle religioni, che in Ticino è realtà in quarta media da ormai cinque anni, e che ha tra le proprie finalità quella di permettere a tutte le allieve e gli allievi delle scuole ticinesi di meglio comprendere sia la loro storia e quella del nostro territorio, che i vissuti, le pratiche e le esperienze di persone che vengono da percorsi o culture diversi dalle nostre.
Conoscere le diversità, in una società complessa ed eterogenea come la nostra, è importante per consolidare il rispetto reciproco e la coesione sociale, evitando derive e discriminazioni che nel 2025 non dovrebbero più avere spazio.
L’Ufficio Cantonale di statistica ha recentemente pubblicato i dati relativi all’appartenenza religiosa in Ticino. La percentuale di persone senza appartenenza religiosa negli ultimi 10 anni è raddoppiata, passando dal 15,9% (44’800 persone) nel 2010 al 30,5% (93’500 persone) nel 2023. A livello nazionale, la popolazione senza appartenenza religiosa nel 2023 rappresentava oltre un terzo della popolazione globale (35.6%). Segni di una società che, a livello internazionale, è molto cambiata negli ultimi decenni.
Complessivamente, però, le religioni e la spiritualità continuano ad avere un ruolo molto rilevante nel nostro tessuto culturale e sociale. A maggior ragione, dunque, disporre di uno strumento per capirne meglio le sfaccettature e l’eterogeneità è utile e prezioso per conoscere meglio noi stessi e gli altri.
Lo stesso DECS, tramite il Centro di dialettologia e di etnografia , sta lavorando da tempo su un progetto di valorizzazione che concerne il patrimonio diffuso delle cappelle e dei dipinti murali devozionali. Sulla base dell’inventario allestito nel corso degli anni (completato, per ora, per il Sopraceneri), è stato creato un layer dedicato nel Geoportale del Cantone (https://map.geo.ti.ch/s/JpOC). Si prevede inoltre la pubblicazione di un volume dedicato alle 3’621 cappelle e dipinti murali devozionali che punteggiano borghi, villaggi, strade e sentieri delle valli alpine del Sopraceneri: segni visibili dell’iniziativa di persone e collettività lungo un arco di tempo esteso dal tardo Medioevo fino ad oggi.
Ognuno di questi manufatti, con la sua vicenda peculiare e con le sue caratteristiche, è componente essenziale di un ampio patrimonio diffuso, che a sua volta rappresenta uno degli elementi più radicati, ma al tempo stesso meno profondamente conosciuti, della fisionomia culturale della nostra regione. Il volume offrirà un’opportunità per esplorare e comprendere la ricchezza che questi manufatti portano con sé. Per questo, il Centro di dialettologia e di etnografia ha invitato a indagare su di essi ricercatrici e ricercatori dell’Università della Svizzera italiana e dell’Ufficio dei beni culturali del Cantone Ticino, accanto a operatrici e operatori attivi sul campo. Gli spunti di approfondimento proposti si baseranno dunque su un approccio pluridisciplinare, esteso dalla storia all’antropologia, dalla lingua all’etnografia, dalla storia dell’arte all’architettura. Le lettrici e i lettori, inoltre, troveranno riflessioni sulle sfide legate alla tutela e alla conservazione di questo patrimonio, in un’epoca in cui l’accelerazione continua dei mutamenti sociali, economici e culturali minaccia di cancellare, per trascuratezza, le tracce di una trama costruita nel tempo.
L’auspicio è che tali scorci, così come quelli offerti dall’interessante cartografia presentata stasera, possano accrescere la consapevolezza sull’importanza di preservare quanto ci è pervenuto e ispirare nuove ricerche e iniziative di valorizzazione. Tutti questi approfondimenti sono finestre aperte sul passato e - insieme - un ponte che ci collega al presente, sollecitandoci a riflettere sulla complessità del patrimonio culturale regionale, e con esso delle vicende che hanno costruito nel tempo la nostra contemporaneità e che definiscono il nostro presente.
Ringraziando tutte e tutti voi, in particolare chi ha contribuito al lavoro presentato stasera e chi ha reso possibile questa serata, vi saluto e vi ringrazio per essere qui.