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Ultime scoperte


Locarno, sedime Schlosshotel (2025)

Il progetto di ristrutturazione con cambio di destinazione dello storico albergo è alla base delle indagini di terreno che sono state portate avanti in modo discontinuo nel cortile e nel giardino dell’edificio.

La ricerca ha permesso di documentare diversi lacerti di muro, in parte da riferire all’area del Castello di Locarno, come ad esempio la struttura ad andamento circolare – rinvenuta nel settore della preesistente piscina dalla forma zigomorfa –, che suggerisce la presenza di un torrione oppure di confermare la conservazione delle fondamenta di quello che si ritiene il secondo rivellino, già messo in luce negli anni Venti del Novecento da Edoardo Berta e salvaguardato negli anni Quaranta da Aldo Crivelli.

Altri lacerti di muro – decisamente più recenti – sono da riferire alla sistemazione esterna del giardino dell’albergo negli anni Trenta. Gli spessi strati di ripiena (scarti moderni) e la mancanza di riferimenti stratigrafici non permettono al momento di proporre una sequenza cronologica dei ritrovamenti; pure molto difficile risulta l’interpretazione dei lacerti murari a causa della limitatezza della loro conservazione.


Locarno, nucleo - Contrada Cappuccini (2025)

La realizzazione di un’autorimessa sotterranea in pieno centro storico a Locarno (il perimetro del terreno è costituito dalle vie Borghese, Torretta, Bacilieri e Marcacci) ha comportato uno scavo generale nel cortile interno agli edifici esistenti, dove un tempo erano presenti orto e giardino.

Questo importante cantiere di edilizia privata ha consentito di portare alla luce una continuità insediativa che dall’antichità attraversa diversi secoli fino ai nostri giorni, offrendo nuovi sguardi sul passato di Locarno.

L’indagine ha permesso di identificare una prima fase di occupazione dell’area da ricondurre alla fine dell’età del Ferro (II-I secolo a.C.), successivamente è presente una fase di epoca romana (I-IV secolo d.C.), per la quale sono state documentate varie strutture murarie e un focolare. A questo periodo appartengono anche i due vasi in ceramica ritrovati appoggiati su una tegola in cotto.

In queste prime fasi di occupazione, il territorio circostante era molto diverso da come ci appare oggi, il Lago Maggiore arrivava a lambire la Piazza Grande e occupava tutta la zona a sud di essa e i vari corsi d’acqua, che dalle valli interne scorrevano verso il lago, incidevano sul territorio con eventi di piena.

Il sito viene poi abbandonato per un certo periodo per poi essere nuovamente occupato alcuni secoli dopo. Per l’epoca tardomedievale e moderna infatti sono state rinvenute delle strutture murarie, conservate in maniera del tutto eccezionale fino a 2 metri di altezza. Si tratta di una serie di muri, scanditi da arcate, dove sono riconoscibili le aperture che servivano da entrata ai vari locali. La sequenza degli strati esaminati mostra che queste strutture sono state investite da un evento alluvionale e, in seguito, sono state completamente interrate, nascoste alla vista e alla loro conoscenza fino ad oggi.


Giubiasco, Palasio (2024-2025)

Il sedime oggetto dell’indagine archeologica si trova nel Perimetro di interesse archeologico denominato “Giubiasco Paese”. L’area, conosciuta con il toponimo Palasio, è ricca di ritrovamenti archeologici, di cui si ricordano in particolare: l’importante necropoli della seconda età del Ferro, scavata in due tappe nel 2013 e nel 2022, i ritrovamenti del 2019-2020 nel giardino della Villa Rusconi, dove sono emerse evidenze
archeologiche attribuibili all’età del Bronzo e all’epoca romana, e dove sono state documentate numerose costruzioni di epoca medievale e moderna.

L’area del grande progetto edilizio – che prevede la costruzione di due nuove palazzine, una inserita nel costone roccioso che sovrasta la parcella e la seconda nella parte bassa del sedime, dove al momento di iniziare i lavori era presente un vigneto – era dunque ad alto potenziale archeologico.

Le antiche installazioni antropiche in quest’area sono state fortemente condizionate dalla presenza e dalla morfologia della roccia naturale, sulla quale si sono impostate le strutture archeologiche rinvenute. La roccia fa da base e appoggio a una sequenza di muretti – costruiti a secco o con legante una malta molto sabbiosa e friabile – che suggeriscono la pertinenza con costruzioni semplici o terrazzamenti di probabile uso agricolo, dei quali purtroppo non sono stati individuati livelli pavimentali. L’ipotesi preliminare è quella di interpretare questi muretti come degli zoccoli in muratura, che prevedevano una pavimentazione sopraelevata, probabilmente in legno, ormai non più conservata. Anche la parte dell’alzato di queste strutture è da immaginarsi realizzata in legno.

Malgrado la difficoltà e la discontinuità dell’indagine, sono state identificate strutture insediative da attribuire alla fine dell’età del Ferro e all’epoca romana, alle quali – dopo un periodo di abbandono – ha fatto seguito la copertura dell’intera area con strati alluvionali provenienti dal cambiamento di direzione del riale, che ora scorre a confine con il mappale.

Sono state raccolte varie casse di materiali archeologici; il numero quantitativamente maggiore è rappresentato da pezzi di cotto provenienti da materiali edilizi, come tegole, mattoni ed embrici. Per i recipienti, molto numerosi sono i frammenti di anfora e di contenitori in ceramica comune, non mancano tuttavia anche frammenti delle tipologie terra sigillata e pareti sottili. Meno numerosi ma ugualmente attestati sono i resti di lucerne, reperti in vetro e oggetti in ferro, soprattutto chiodi. Questi materiali si possono trovare mischiati negli strati anche con reperti in selce lavorata o cristallo di rocca.


Arbedo-Castione, Sopra la Motta (2024-2025)

Il sedime oggetto dell’indagine archeologica si trova nella zona di interesse archeologico di Arbedo. Sulla parcella era già presente una villetta con scantinato, demolita per fare spazio al progetto di costruzione di tre nuove abitazioni. La ricerca si è limitata dunque alla parte del giardino priva di precedenti elementi.

Lo sterro iniziale ha permesso di limitare la zona della ricerca a circa la metà orientale del terreno, visto che nella restante parte del sedime, al di sotto del giardino, erano già presenti gli strati alluvionali sterili.

Il terreno, che vede una doppia pendenza da sud verso nord e da ovest verso est, è caratterizzato da un substrato naturale (con grandi blocchi litici inglobati in una matrice sabbiosa colore beige) sopra il quale sono stati documentati vari strati di deposito organico contenenti alcuni frammenti ceramici e di selce.

Nella parte nord del sedime, al di sopra dei grandi blocchi è presente un acciottolato, con pietre frammiste a numerosi frammenti ceramici che a una prima analisi sembrano appartenere all’età del Bronzo. Lo strato è stato tuttavia rimosso da interventi moderni e tagliato dallo scavo iniziale della ditta, ed è di difficile interpretazione.

A un periodo più recente è da attribuire un muro, documentato solo in profilo, non essendo stato individuato in pianta, sempre a causa di disturbi recenti e dello scavo eseguito dall’impresa. I pochi frammenti ceramici raccolti nello strato di riempimento pertinente alla costruzione del muro sembrano collocarne la costruzione all’epoca romana.

Sull’intera area indagata gli strati superiori del terreno sono stati fortemente manomessi: sembra infatti che alcune pietre presenti siano state tagliate, altre asportate o spostate. Sotto il giardino è inoltre presente un’importante ricarica (di materiale misto, in particolare ghiaia e pietre) utilizzata per rendere l’andamento del terreno pianeggiante, in relazione con la costruzione demolita. Tutti questi interventi hanno comportato la manomissione degli strati indagati, nei quali sono stati trovati anche materiali di varie epoche mischiati tra loro.


Arbedo-Castione, località Cascina (2024-2025)

Nell’autunno-inverno 2024-2025 è stata condotta ad Arbedo un’indagine archeologica da parte di Briva sagl, su un'area di 700 m2. Il cantiere si situava a monte del conoide di deiezione, all’imbocco della valle di Arbedo, sulla riva destra del torrente Traversagna.

L’intervento ha permesso di rilevare la presenza di due fasi di occupazione.

La più antica comprende una massiccia struttura di pietre, la cui funzione rimane incerta, come del resto la datazione. Si segnala unicamente il rinvenimento, nel calpestio, di un’ascia in serpentino neolitica. Non è tuttavia escluso che si tratti di un elemento residuale e che l’occupazione sia più recente.

La seconda fase è di gran lunga la più significativa. È infatti stata portata alla luce un’imponente struttura di pietre che misura fino a 8,5 m di larghezza e che percorre l’intera superficie di scavo per una lunghezza osservata di 42 m. Si tratta di una strada, orientata sull’asse est-ovest, costituita da un muro che sostiene una carreggiata di 4 m di larghezza fiancheggiata sui due lati da un sistema di evacuazione delle acque. Quest’ultimo consiste a valle in un fossato e a monte in un fitto acciottolato, in pendenza, di 2,5 m di larghezza. La carreggiata è strutturata alternando grosse lastre litiche a selciati di piccole pietre. Il muro di sostegno è concepito per affrontare un dislivello di circa 1 m, dovuto dalla conformazione del terreno. 

La strada è stata parzialmente compromessa dall’edificazione di una casa in un settore dove è unicamente conservato il muro di contenimento a monte della carreggiata. Alla base di questo muro è stato rinvenuto un deposito di fondazione costituito principalmente da oggetti in bronzo. Tra questi spiccano una fibula a navicella e una decorata con costolature che trovano buoni riscontri nella necropoli di Cerinasca di Arbedo e che consentono di datare la costruzione della via di comunicazione tra la metà del VI e la metà del V secolo a.C. 

Ai limiti del cantiere, sotto l’attuale Via Aragno, è stata identificata una probabile diramazione della strada verso la valle di Arbedo. 

L’imponenza della strada di Arbedo suggerisce che non si tratti di una via interna a un insediamento, peraltro non ancora identificato. Prospezioni tramite telerilevamento, nella fattispecie con le analisi dei rilievi LiDAR, indicano una possibile estensione della strada nel territorio di Lumino, in direzione della valle Mesolcina. Quest’ipotesi è tutta da verificare, forse nel quadro di un progetto Interreg in corso tra i cantoni Ticino, Grigioni e la regione Lombardia.

Queste recenti scoperte pongono importanti quesiti sulla viabilità nell’età del Ferro nella regione. Non solamente sull’importanza delle infrastrutture, ma anche sulla capillarità della rete. Non venivano percorse unicamente quelle che sono considerate grandi arterie nelle vallate principali, ma probabilmente rivestivano una grande rilevanza anche gli itinerari delle valli laterali.


Capriasca-Sala, nucleo: antico edificio (2024)

Il nucleo antico di Sala Capriasca si trova al di fuori di un Perimetro di interesse archeologico; fonti bibliografiche scrivono che Sala era, nel pieno Medioevo, un villaggio fortificato, incendiato e distrutto dai Confederati nel 1478. I pochi resti delle fortificazioni furono nel tempo incorporati in edifici più recenti, come documentato nel 2016 dal Servizio archeologico con l’indagine in una casa del nucleo, le cui travi presenti nell’attuale cantina hanno dimostrato, grazie all’analisi al radiocarbonio, di essere parte di una costruzione da riferire al 1300.

Durante la ristrutturazione della casa è stato svolto un sopralluogo negli ambienti ora adibiti a cantine e locali tecnici, dove lo scrostamento delle pareti e la rimozione parziale dei pavimenti aveva reso possibile la lettura muraria e la documentazione degli antichi calpestii emersi durante i lavori. Dall’osservazione dell’edificio si è potuta evincere la presenza di una costruzione primitiva, alla quale sono stati aggiunti nel tempo corpi e annessi agricoli, che hanno portato all’aspetto odierno.

La lettura del Servizio archeologico si è concentrata su alcuni locali dell’edificio originario, dove – grazie al tipo di pavimentazione rinvenuta – si è dimostrato che l’attuale spazio interno era in origine un passaggio esterno, situato tra il muro della facciata dell’abitazione primitiva e il muro ritmato di un loggiato caratterizzato da arcate in pietra. Questi spazi, probabilmente dopo la distruzione del 1478, sono stati chiusi, assumendo la funzione di cantine, mentre gli ambienti abitativi hanno iniziato ad estendersi ai piani superiori.

L’indagine ha permesso di ipotizzare una prima fase, da inquadrare cronologicamente contemporanea alla cittadella fortificata e una seconda fase post 1478 rappresentata dalla chiusura degli ambienti, trasformati in cantine. Pertinente a questa fase è il pavimento, simile a un acciottolato, eseguito con pietre posate di taglio o a coltello in uno strato di preparazione formato da sabbia. In questa pavimentazione è stata identificata una struttura di forma rettangolare, realizzata con lastre inserite a coltello e legate con malta, che prevedeva di poter essere chiusa con un coperchio, probabilmente anch’esso in pietra. La funzione della struttura in pietra è ancora da determinare, ma potrebbe essere stata utilizzata per conservare qualcosa inerente l’ambiente agropastorale.

A una fase successiva è da attribuire il pavimento in pietre posate di piatto, di medie dimensioni, e in parte di recupero, identificato dove era necessario sostituire quello esistente. È da segnalare che sulla superficie di una delle pietre sono visibili delle coppelle.


Melide, Chiesa dei Santi Quirico e Giulitta: strutture tombale e annessi (2024)

Lavori per la posa di sottostrutture nell’area che circonda la Chiesa dei Santi Quirico e Giulitta hanno riportato alla luce numerose testimonianze – molto frammentarie – che si ipotizzano legate alle fasi costruttive precedenti l’edificio di culto attuale. Scavi archeologici condotti fra il 1991 e il 1992 dall’allora Ufficio dei monumenti storici avevano permesso di evidenziare varie tappe costruttive per l’edificio di culto.

Una prima aula rettangolare – assegnabile al VI-VII secolo – ospitava al suo interno un cenotafio, una panchina e una sepoltura di neonato. A questo edificio paleocristiano, fra VIII e IX secolo aveva fatto seguito la prima chiesa conclusa da un’abside semicircolare e completa di area cimiteriale esterna, delimitata da muri di recinzione. Alla fine dell’XI secolo la chiesa preromanica è stata allungata verso ovest e completata dal primo campanile. Ulteriori ampliamenti sono stati riferiti alla seconda metà del XIV secolo e al pieno Quattrocento. Attorno al 1525 – anno di fondazione della parrocchia – venne edificata la chiesa orientata a tre navate concluse da coro quadrangolare e campaniletto a vela. Parzialmente trasformata a fine XVI secolo su progetto di Domenico Fontana, alla chiesa è stato aggiunto nel 1834 il coro attuale e dopo il 1852 la sagrestia. A seguito di radicali lavori di trasformazione da riferire al 1909, la chiesa è stata oggetto di restauro completo nel periodo 1985-1994 da parte dell’architetto Sandro Cantoni. Il sagrato è stato rifatto nel 1995; nel 2013 è stata posata l’attuale pavimentazione. Lo scavo ha riconsegnato frammenti di strutture murarie, sepolture in parte manomesse, ossa non sempre in posizione.

Seppure di difficile interpretazione, le testimonianze che si stanno documentando sembrano confermare la presenza di un’ampia area cimiteriale e di strutture annesse alle prime fasi dell’edificio di culto. 


Muralto, Grand Hotel: necropoli e strutture murarie romane e medievali (2023-2024)

L’importante progetto che prevede la completa ristrutturazione dell’edificio del Grand Hotel di Muralto e la creazione di un nuovo posteggio interrato nella fascia di terreno compresa tra via Sempione e la facciata posteriore dell’albergo, ha comportato un’indagine archeologica nel periodo ottobre 2023 - gennaio 2024. La vasta area è ricchissima di ritrovamenti, legati in modo particolare all’insediamento del vicus di Muralto e alle sue necropoli. 

L’area del Grand Hotel è nota archeologicamente dalla seconda metà dell’Ottocento, quando durante la costruzione del celebre albergo, l’eclettica figura di Emilio Balli riportò alla luce una quarantina di tombe ad inumazione da riferire al periodo compreso fra la fine del I secolo a.C. e la prima metà del I secolo d.C. 

La ricerca archeologica conclusasi ha permesso di individuare in circa 500 m2 strutture e sepolture da attribuire ad almeno sette fasi differenti: le prime tre inquadrabili in epoca romana, una intermedia – che si ipotizza al tardoantico –, le seguenti da riferire al Medioevo, al post Medioevo e all’epoca moderna. 

Per quanto riguarda le sepolture, sono state riportate alla luce 12 tombe, tutte con orientamento nord-est/sud-ovest: cinque da riferire al periodo romano e sette da riferire all’alto/pieno Medioevo. Le tombe di epoca romana avevano una struttura a recinto di pietre o a muretto e contenevano il corredo funerario; le strutture medievali sono invece del tipo “a barchetta” con pareti realizzate a muretto e chiusura con lastre litiche. Per questo periodo il corredo è assente, ma sono stati recuperati resti ossei, in particolare del cranio, che indicano la deposizione del defunto con testa a sud-ovest. Solo in pochi casi le sepolture romane sono completamente intatte; alcune strutture sono state riutilizzate successivamente, sconvolgendo il corredo presente, altre sono state danneggiate dall’inserimento delle sepolture successive. Si è potuta inoltre documentare la presenza di sepolture già sconvolte ab antiquo.

Alla Romanità sono attribuibili sei fosse, dove sono presenti frammenti di carbone di grandi dimensioni e talvolta qualche chiodo in ferro. Nella parte superiore, dove si trovano reperti quali chiodi e utensili in ferro, recipienti in ceramica e monete in bronzo, il riempimento ha una composizione diversa e gli elementi carboniosi sono limitati. Sulle pareti e sul fondo di alcune di queste fosse sono state notate delle tracce di rubefazione. Per queste peculiarità e per la presenza minima di ossa combuste queste strutture sono interpretate come fosse rituali.

Sono inoltre state documentate varie strutture murarie dalla diversa tipologia, da riferire a terrazzamenti o a misure di contenimento idrico, dovuti all’intensa attività torrentizia presente in zona. La stratigrafia mostra infatti una forte presenza di strati di carattere alluvionale pertinenti con un’intensa attività di scorrimento delle acque. 

Per la fase romana sono stati documentati muri riferibili a formazione e consolidamento di un argine e un muro che sembra invece essere pertinente con l’installazione di una palizzata. Due muri – interpretati il primo come un muro di protezione o contenimento, il secondo come muro di terrazzamento – sono attribuibili cronologicamente a una fase intermedia, che si propone al tardo antico, in quanto installati sopra strutture di epoca romana, ma tagliati dalle sepolture (alto) medievali. Un muro di terrazzamento sembra invece essere in fase con le sepolture medievali. Due ulteriori strutture murarie sono da riferire a un periodo successivo a quelle sopra descritte; anche in questo caso sono legate a terrazzamenti e a muri di protezione o contenimento. Il muro che corre parallelo con via Sempione è da riferire al tracciato viario precedente la sistemazione attuale. I muri individuati all’angolo di scavo sud-ovest sono i più recenti tra le strutture documentate, in quanto vanno a tagliare il materiale di ripiena da riferire alle fondazioni del Grand Hotel.

I livelli archeologici individuati sono piuttosto discontinui e a quote differenti. Il sito vede una doppia pendenza verso il lago. A partire dalla fascia indagata a nord-est, la quota delle strutture ritrovate è di circa 2 metri al di sotto del livello della strada attuale, mentre proseguendo verso sud-ovest esse si trovano a meno 4-5 metri dalla quota odierna di calpestio. 

La presenza di strutture di varie epoche – romane, medievali, post medievali e moderne, che in parte si sovrappongono tra loro – attesta l’uso ripetuto nel tempo di quest’area, utilizzata sia come area funeraria sia per l’installazione di strutture insediative fino alla costruzione a fine Ottocento del Grand Hotel. La presenza di varie sepolture suggerisce infine la possibile esistenza di un luogo di culto, ancora da identificare, nelle vicinanze.


Bellinzona, località Carasso-Saleggi: necropoli tardoromana (2023-2024)

Il sedime oggetto di questa indagine di terreno si situa nella zona di interesse archeologico denominata Carasso Saleggi, località nota dalla fine degli anni ’60 del secolo scorso per la presenza di una necropoli tardoromana. L’area funeraria è stata individuata e portata alla luce durante due diverse campagne di scavo: la prima eseguita nel 1969 dall’Ufficio cantonale dei monumenti storici, la seconda nel 2018-2019 dall’Ufficio dei beni culturali. Nel complesso, sono state rinvenute e documentate due inumazioni (1969) e oltre sessanta tombe a inumazione e una ad incinerazione (2018/2019). I corredi di queste sepolture hanno una rilevanza storica importante, perché sono portatori di informazioni interessanti relative al periodo tardoromano in Canton Ticino. Ad esempio, l’anello digitale in bronzo inciso raffigurante sul castone il monogramma cristiano, rinvenuto nella prima indagine, rappresenta una delle testimonianze più antiche della Cristianizzazione nel nostro territorio.

La ricerca archeologica, svoltasi tra la fine di settembre 2023 e gennaio 2024, ha permesso di confermare l’estensione a meridione della necropoli. Sono state infatti rinvenute 117 sepolture, delle quali almeno nove tombe a incinerazione. Durante l’indagine di terreno si sono potute osservare due distinte orientazioni per quanto concerne le sepolture a inumazione, nord-est/sud-ovest e est-ovest. Si è potuto altresì riscontrare una ricca varietà tipologica di strutture tombali. Tra questa ricchezza strutturale, quattro i tipi da menzionare: la prima detta “a muretto” caratterizzata lungo i bordi dalla presenza di pietre di medie dimensioni disposte su più livelli, riempimento tra la cassa lignea e le pareti della fossa; la seconda realizzata con lastre posate a coltello una accanto all’altra a designare una cassa litica; la terza, formata sempre da lastre litiche in posizione verticale, ma a una distanza regolare una dall’altra; la quarta costituita da veri e propri muri a secco, estremamente ben organizzati, con lastre e blocchi in posizione orizzontale.

Da una prima analisi dei risultati emersi dagli scavi precedenti, la prima tipologia sembra essere quella più antica, databile intorno al III secolo d.C., mentre da osservazioni di terreno la quarta tipologia sembra essere la più recente. Le sepolture in relazione a quest’ultima forma sono caratterizzate, nella maggior parte dei casi, da un’assenza totale di corredo. La copertura, quando presente, è sempre realizzata in lastre litiche. Per quanto concerne le incinerazioni, sono stati riscontrati due tipi di strutture: le cremazioni in fossa (con la presenza di urne cinerarie) e a cassetta litica.

Riguardo lo sviluppo della necropoli, si è potuto constatare, soprattutto nella metà nord del sedime indagato, il riutilizzo e la sovrapposizione di strutture funerarie, indice di una continuità del sito come luogo di sepoltura per un periodo relativamente lungo.

I corredi funerari sono caratterizzati principalmente da oggetti in ferro, perlopiù utensili e capi d’abbigliamento riconducibili alla vita quotidiana dei defunti. Sono stati altresì rinvenuti alcuni manufatti in ceramica, in pasta vitrea e in pietra ollare.

Un’analisi approfondita di queste nuove scoperte, integrate alle notevoli informazioni portate alla luce negli anni precedenti, permetterà di stabilire una cronologia di questa consistente area funeraria, di comprendere la possibile relazione tra lo sviluppo temporale del sito e la considerevole varietà tipologica sepolcrale attestata, nonché di evidenziare aspetti storico-sociali della necropoli.


Bellinzona, località Carasso-Lusanico: insediamento di età preistorica (2023-2024)

Tra i mesi di aprile e ottobre il Servizio archeologia ha svolto a Carasso - Lusanico un’estesa campagna di scavo archeologico.

Da oltre mezzo secolo, in questa località si segnalano puntuali scoperte di resti d’insediamento preistorico e di età altomedievale, oltre a sporadiche sepolture medievali. La presenza di tracce del passato era pertanto ipotizzabile anche nell’area, oggetto dapprima di due sondaggi esplorativi e, dalla primavera, di un’indagine di ampia portata. La collaborazione con l’Istituto scienze della terra della SUPSI ha garantito un inquadramento dei rinvenimenti a livello geomorfologico. Questi ultimi si distribuiscono in un’area di interfaccia tra il conoide di Lusanico e la piana alluvionale del fiume Ticino con i rispettivi tipi caratteristici di deposito.Fin dall’apertura dei primi settori di scavo sono risultate evidenti le tracce di un’attività antropica non solo persistente ma anche sorprendentemente ben conservata. In sintesi, sono accertate due fasi d’occupazione relative all’età del Bronzo. La prima è impostata sul substrato naturale di colate detritiche provenienti dal conoide di Lusanico. Sono stati intercettati i resti di capanne con pavimenti di battuto e limo risalenti all’età del Bronzo recente (1350 a.C. circa). Le pareti degli edifici dovevano essere allestite in materiali deperibili e impostate su pali, in combinazione con muri a secco realizzati con notevole accuratezza. I fondi di capanna hanno restituito labili tracce di uno o più forni con probabile costruzione a cupola di argilla. La distruzione degli edifici sembra essere imputabile a un gravoso incendio.

A uno o più episodi alluvionali segue l’istallazione di un secondo insediamento, fatto risalire in via preliminare all’età del Bronzo finale (1200-1100 a.C. circa). Le tracce antropiche sono costituite da fondi di capanna, resti di focolari e una decina di fosse di combustione. I primi sono rappresentati da fosse circolari di dimensioni limitate mentre i secondi sono strutture più ampie, da ascrivere alla tipologia dei forni cosiddetti polinesiani e destinati alla cottura in fossa degli alimenti. Non è possibile per ora un’attribuzione cronologica precisa per una serie di strutture archeologiche quali in particolare spezzoni di muraglioni di cinta e un alto numero di buche di palo. La frequentazione del sito in età tardoromana-altomedievale è attestata unicamente da reperti sporadici emersi dalle sabbie depositate dal fiume. Si annovera inoltre la scoperta di tre inumazioni di epoca medievale.

Per quanto riguarda i materiali archeologici, predomina la categoria della ceramica con alcune migliaia di reperti. Sono stati raccolti anche alcuni frammenti di macine e pietre lavorate mentre i reperti di bronzo sono quasi assenti. Per questo motivo si ritiene che le rovine dei villaggi siano state setacciate dagli antichi abitatori alla ricerca di oggetti ancora utilizzabili o per il recupero delle materie prime.

I rinvenimenti più consistenti e di eccezionale interesse quanto a stato di conservazione e complessità consistono in resti di villaggi preistorici riferibili ad almeno due fasi tra età del Bronzo recente e finale. I fondi di capanna sono disposti su vari livelli del cono di deiezione di Lusanico. Questi ultimi sono ottenuti mediante massicci muri di terrazzamento attribuibili all’età del Bronzo finale e di cui l’indagine ha messo in luce le testimonianze più intatte e complete dal punto di vista stratigrafico. I nuovi dati ottenuti contribuiscono alla contestualizzazione cronologica dei numerosi tipi di strutture presenti nell’insieme del lotto. La novità degli ultimi mesi di scavo è costituita da una serie di tratti di muratura a secco preliminarmente attribuibile all’età tardoromana e che si innesta su strutture di terrazzamento preistoriche. Intersecano gli strati più antichi alcuni pozzi e un alto numero di buche di palo dei quali si ignora purtroppo la quota di installazione. I sedimenti si confermano molto ricchi di reperti archeologici.


Pura, Via Ai Romani: presenze dell'età del Ferro (2023)

Il terreno è costituito da un sedime libero da costruzioni, che vede una leggera pendenza verso est, colmata in epoca recente per rendere pianeggiante il giardino.

Durante i primi sondaggi, è stato individuato un muretto e si è deciso di aprire in pianta alla quota di questa struttura il resto della superficie di scavo. Il pertinente livello di calpestio è stato individuato a 20 cm circa al di sotto della quota di fondo scavo. Per le varie limitazioni non si è potuta indagare l’intera superficie, si può tuttavia affermare che nulla si è perso in quanto il livello archeologico individuato rimarrà intatto al di sotto della quota di fondo scavo. 

Dopo lo sterro e l’individuazione di alcuni allineamenti si è deciso di aprire e documentare archeologicamente la superficie attraverso tre finestre di scavo con andamento est-ovest: al limite sud sono state individuate strutture e livelli archeologici, al centro solo parte dei livelli individuati a sud, mentre a nord non vi erano livelli archeologici. Si può dunque affermare che le strutture individuate sono pertinenti a una situazione che si estende sicuramente verso sud. 

Seppure l’indagine si sia limitata a finestre di scavo, la ricerca archeologica ha permesso di individuare chiaramente un muretto a secco molto semplice nella sua costruzione, che poteva servire da terrazzamento del terreno. Il filo est era quello a vista, mentre ad ovest la costruzione è contro terra. All’appoggio del suo livello inferiore, proseguendo con la pendenza verso est, si estende chiaramente un livello di calpestio, che vede anche la presenza di frammenti ceramici, inquadrabili cronologicamente alla seconda età del Ferro. In relazione a questa struttura è stato documentato lo strato di abbandono/crollo. Il muretto fa anche da limite a un evento alluvionale successivo, che va a coprire il livello archeologico e in parte il muretto, mentre ad ovest questo strato non è presente.

I frammenti ceramici rinvenuti sul livello di calpestio in relazione al muretto di terrazzamento dimostrano la frequentazione dell’area nella seconda età del Ferro.


Pura, località Ai Romani: insediamento dell'età del Bronzo (2023)

Il terreno è posizionato a nord del nucleo storico e ad ovest della strada cantonale che sale verso Curio. Il sedime si trova su un declivio che vedeva sulla sommità la presenza di una casa unifamiliare demolita per fare spazio al nuovo progetto edilizio e un giardino in pendenza che arriva fino alla “strada ara Morela”, nel quale è prevista la realizzazione della strada di accesso al cantiere per la nuova edificazione. 

L’indagine è stata limitata ad una piccola porzione di terreno a confine con la strada.

La lettura stratigrafica del sito, seppur limitata alla piccola porzione di terreno indagata, mostra la presenza di un paleosuolo documentato da un sondaggio nella sezione ovest. Sopra questo era presente uno strato, che conservava frustoli di carbone e frammenti ceramici, che potrebbe essere interpretato come un livello archeologico. Al di sopra si trova uno strato simile, interpretabile come un secondo livello archeologico. Lo strato è coperto da due livelli che conservavano numerosi frammenti ceramici. L’irregolarità degli strati, molto disomogenei e di origine naturale, sembra fare propendere per un’interpretazione degli stessi come strati di dilavamento o ruscellamento di materiale posto molto vicino. Buche di palo tagliano questi strati.
La presenza di buche di palo dimostra che la zona è stata subito rioccupata con delle strutture, non documentate in estensione a causa della limitatezza dello scavo.

I numerosi frammenti ceramici contenuti negli strati sembrano appartenere all’età del Bronzo. Questi, insieme ai livelli archeologici e alle strutture, dimostrano la presenza nell’area di un insediamento antico, che le prossime ricerche nella zona potranno definire meglio. 


Lugano-Pregassona, località Viarnetto: terrazzamenti con funzione agricola (2023)

Il terreno si trova vicino alla chiesa di Santa Maria di Pazzalino e confina con l’attuale cimitero. Il mappale oggetto della ricerca vede un’importante pendenza da ovest verso est, che al momento dello scavo era costituita da un terreno terrazzato, sfruttato in anni recenti con varie tipologie di coltivazioni e alberi da frutto.

Durante i primi sondaggi nel sedime è stato individuato un livello contenente frammenti ceramici che ad una prima analisi sembrano appartenere alla fine dell’età del Ferro - inizio epoca romana.

Lo sterro iniziale a macchina ha permesso di escludere la presenza di strutture nella metà inferiore del sedime e di concentrare così le verifiche archeologiche nella parte alta del sedime. Qui sono state indentificate almeno tre fasi in cui il terreno era organizzato con dei terrazzamenti: una fase antica, da riferire al periodo romano, una da riferire al periodo post-medievale e la terza rappresentata dai terrazzamenti allora visibili sul terreno.

Seppure limitata alla verifica delle strutture e dei livelli archeologici attraverso finestre di scavo, la ricerca ha permesso di individuare muri di terrazzamento con filo a vista verso ovest, che scandivano l’area adibita dunque a funzione agricola. Negli strati pertinenti con i muri sono stati recuperati numerosi frammenti attribuibili alla fine dell’età del Ferro e alla Romanità. Per questa fase sono state rinvenute anche due fosse, che contenevano a loro volta numerosi frammenti ceramici. Una fossa, in particolare, la cui funzione deve essere ancora determinata con precisione, conservava al suo interno importanti resti di legno.

Le strutture rinvenute, insieme ai numerosi reperti, dimostrano la frequentazione dell’area a partire dalla seconda età del Ferro - prima Romanità, con una continuità fino ai giorni nostri.


Lugano, Via San Lorenzo: fontana di epoca moderna (2023)

Lo scavo controllato per una nuova edificazione sul terrazzo inferiore, antistante la Cattedrale di San Lorenzo, ha riportato alla luce una struttura ovale di grandi dimensioni, che si ipotizza riferibile ad una fontana annessa ad un edificio di epoca precedente quello demolito prima del XX secolo. La vasca – di cui si era conservata per circa 80 cm la muratura – era conclusa da una corona in mattoni; lo stesso tipo di mattoni, ma disposto a lisca di pesce, era stato utilizzato per il fondo. Una struttura in coppi – che poteva avere la funzione di canale di alimentazione/scolo – circondava la vasca. Una nicchia a ovest conservava i cardini per una chiusura: questo dettaglio permette di ipotizzare che la fontana fosse completata con un elemento decorativo non pervenutoci.

Benché parzialmente tagliata dai terrazzamenti realizzati al momento dell’ultima edificazione, la vasca permette di ipotizzare nella zona di San Lorenzo la presenza di ricchi giardini legati a importanti ville, come testimoniato da una veduta di Lugano del 1833 dalla stazione della Gotthardbahn (GHIRINGHELLI 2002; silografia del 1895, autore ignoto).


Arbedo-Castione, località Molinazzo: presenze antropiche di età del Bronzo e del Ferro (2023)

Il terreno oggetto di indagine è posizionato sulla Via Rotonda, direttamente al di sopra di Via Molinazzo, dove nel 2015 sono state rinvenute tracce di insediamento attribuibili alla prima età del Ferro. Al momento di iniziare lo sterro il sedime si presentava come un giardino libero da vegetazione e da edifici, con un’evidente ricarica di terreno vicino al muro di confine con la strada. Lo sterro iniziale ha permesso di limitare l’area dell’indagine archeologica alla sola porzione nord-ovest del terreno confinante con Via Rotonda. Lo scavo per i muri perimetrali est e sud e lo sterro della metà est del sedime hanno consentito di verificare la presenza di strati alluvionali sopra i quali il deposito organico era di poco spessore e privo di livelli archeologici. Durante lo sterro per la strada di accesso al cantiere, situata all’estremità ovest, sono per contro emersi strutture e livelli archeologici, che si collocano al di sopra degli strati alluvionali e sotto un pacchetto di depositi organici.  

Il sedime si trova sul conoide di deiezione del torrente Traversagna, il substrato è caratterizzato da una sequenza di strati alluvionali, come depositi fluviali di canale con matrice maggiormente sabbiosa o ghiaiosa. Sopra gli strati naturali sono stati documentati tre livelli archeologici che presentano strutture. Il livello più antico è rappresentato da un suolo in cui si inseriscono strutture così precarie da non permettere un’interpretazione chiara. Il secondo livello è rappresentato da un suolo su cui era impostato un focolare. A questa fase dovrebbe essere riferito anche un piccolo muretto di delimitazione con andamento est-ovest e un basamento/acciottolato che prosegue verso ovest oltre i limiti di scavo. Segue un terzo livello archeologico, al quale è da attribuire una struttura in acciottolato che continua anch’essa oltre i limiti di scavo. La sequenza archeologica è poi ricoperta da depositi organici, tipici dei piani di campagna.

I reperti, quasi esclusivamente frammenti ceramici, consentono di inquadrare i due livelli più antichi all’età del Bronzo, mentre il terzo livello alla seconda età del Ferro. Non mancano tuttavia situazioni dove si trovano mescolati sui livelli più antichi, sia materiali dell’età del Bronzo con quelli dell’età del Ferro, oppure resti di ferro, probabilmente recenti, con materiali dell’età del Bronzo, o livelli con materiali dell’età del Ferro insieme a strumenti litici attribuibili al Neolitico. Un nucleo di selce bianca porta, infine, tracce di contatto con un aratro. Possiamo dunque attribuire tutte queste discrepanze nei materiali ai lavori agricoli che il terreno ha subito nel tempo. 

L’indagine archeologica ha permesso di individuare livelli e strutture archeologiche che, come nel terreno già indagato in precedenza, sono da attribuire a spazi all’aperto dedicati ad attività comunitarie, esterne all’abitato, come suggerisce la presenza del focolare.


Bellinzona-Giubiasco, località Sotto le Vigne: necropoli con tumuli di età del Ferro (2022-2023)

Tra il 2022 e il 2023 il Servizio archeologia è stato impegnato in un’importante indagine archeologica nell’area della grande necropoli di Giubiasco, in zona Ferriere Cattaneo, già conosciuta e indagata a partire dall’inizio del XX secolo e oggetto di una pubblicazione esaustiva in tre volumi, curata dal Museo nazionale svizzero e dall’Università di Zurigo. Grazie a questi ultimi ritrovamenti è stato possibile indagare una delle parti più antiche della grande necropoli, risalente alla prima età del Ferro (VII-V secolo a.C.), solitamente meno conosciuta nei ritrovamenti ticinesi.

Lo scavo ha permesso di documentare una cinquantina di sepolture, per le quali è attestato sia il rito della cremazione, sia quello dell’inumazione. Nelle tombe a cremazione è sempre presente un recipiente che conteneva i resti delle ossa provenienti dal rogo funebre; all’interno della sepoltura erano inoltre deposti altri oggetti con funzione di corredo funerario. Nelle inumazioni, invece, la disposizione degli oggetti, che erano indossati al momento della deposizione, ci fornisce indicazioni sull’orientamento del defunto e sulla presenza (o meno) di sudari funerari. Gli oggetti rinvenuti sono caratteristici della facies cronologica del cosiddetto Golasecca, noto nella Svizzera italiana in particolare grazie ai ritrovamenti coevi di Minusio Ceresol, Mesocco Coop, oltre che a quelli di Giubiasco. 

La ricerca ha permesso di individuare e documentare scientificamente anche le strutture che sovrastavano le sepolture. Si tratta di tumuli, ossia vere e proprie colline artificiali costituite da un recinto di blocchi di pietre che poteva raggiungere i 6-8 metri di diametro, coperte da un riempimento di pietre e terra a formare un monticello. In origine al centro del tumulo si trovavano le sepolture privilegiate, ma con il tempo lo spazio occupato dai tumuli è stato sfruttato anche per inserire ulteriori sepolture, forse appartenenti ad uno stesso clan familiare.


Bellinzona-Giubiasco, località Palasio: necropoli di età del Ferro (2022-2023)

Dopo il ritrovamento nel 2013 della ricca necropoli da riferire all’età del Ferro, nel confinante sedime in cui si trovava un vigneto si è avuta una nuova indagine di terreno. In una prima fase si sono scavate quattro sepolture; allargando in seguito il limite est di scavo sono state localizzate altre sei sepolture, di cui cinque indagate archeologicamente.

La ricerca di terreno ha quindi permesso di indagare ulteriori nove sepolture, da aggiungere a quelle già note della necropoli del Palasio. Come osservato nel 2013, l’area funeraria si estende sull’asse nord/est-sud/ovest, nell’area ai piedi della collina sovrastante. Nella disposizione orizzontale delle sepolture vi è un limite chiaro verso ovest, dopo il quale le sepolture non sono più presenti. 

Analogamente a quanto già ritrovato le strutture sono coperte da vari livelli di lastre litiche, la struttura interna è costituita da un recinto di pietre. I corredi sono caratterizzati da oggetti personali dell’abbigliamento, in particolare fibule in ferro e bronzo, orecchini con grano d’ambra, collane e fibbie da cintura; ai piedi si trovava il vasellame ceramico. Per le loro dimensioni ridotte sono sicuramente presenti delle sepolture di bambini, mentre una tomba – dalla larghezza maggiore rispetto alle altre – conservava una doppia sepoltura con corredi affiancati. L’ultima tomba indagata presentava sul fondo, vicino alle due testate, delle lastre litiche, che suggeriscono l’appoggio di una struttura lignea sulla quale era adagiato il corpo o su cui appoggiavano direttamente testa e piedi del defunto.