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Povertà e crisi alimentare, non possiamo stare a guardare

26.05.2008

Articolo pubblicato in "Area"

Ogni cinque secondi un bambino con meno di dieci anni muore di fame eppure già nel 1970 la maggior parte dei governi dei paesi ricchi si era impegnata davanti alle Nazioni unite a destinare all'aiuto pubblico allo sviluppo lo 0,7% del Prodotto interno lordo (PIL). In realtà quest'obiettivo è stato raggiunto da pochi paesi e per di più globalmente esso è drasticamente diminuito negli anni novanta.

Oggi l'insieme dei versamenti fatti dalle donne emigrate verso le famiglie e i paesi  d'origine sorpassa quanto è versato da tutti gli aiuti pubblici allo sviluppo. Alliance sud ha consegnato il 26 maggio scorso una petizione sottoscritta da oltre 200'000 persone affinché la Svizzera devolva lo 0,7% del PIL per la cooperazione  allo sviluppo entro il 2015.

Nel 2007 la Svizzera ha versato solo lo 0,37% del PIL! Un contributo insufficiente per uno dei paesi più ricchi al mondo e che per di più ha aderito alla Convezione del millennio, il cui obiettivo è appunto quello di raggiungere 0,7%. Una richiesta che sarà dibattuta in questi giorni dalle Camere federali e che ci chiama tutti in causa. Non possiamo infatti volgere altrove lo sguardo rispetto alla grave crisi alimentare mondiale dovuta all'esplosione dei prezzi per il riso e del mais. 850 milioni di persone nel mondo soffrono di fame a causa delle politiche speculative (si valuta che le speculazioni contribuiscono fino al 50% all'aumento dei prezzi degli alimenti) e dell'utilizzo dei cosiddetti agro-carburanti prodotti dagli alimenti di base. E' quindi è necessario che anche la Svizzera intervenga: garantendo l'accesso all'alimentazione, favorendo le energie rinnovabili invece di sovvenzionare gli agro- carburanti, battendosi a livello nazionale e internazionale per evitare un'ennesima catastrofe umanitaria. Sia con interventi finanziari immediati, sia combattendo le politiche speculative delle borse e delle transazioni finanziarie.