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Le pergamene ticinesi in rete

Contenuti, struttura e prospettiva della banca dati

 

Caratteristiche del corpus documentario

«Le pergamene ticinesi in rete» prende le mosse dall'esigenza di allestire un catalogo-regesto aggiornato delle pergamene dell'Archivio di Stato, completando gli elenchi parziali approntati di volta in volta dagli archivisti cantonali nel corso del XX secolo, per proporre uno strumento adeguato ai criteri della ricerca diplomatistica attuale e coerente nella forma della pubblicazione digitale (1). La scelta delle informazioni registrate nella banca dati si fonda sulle peculiarità della documentazione prodotta e conservata nella regione ticinese, ben riflessa nelle maggiori imprese editoriali, come il Codice diplomatico ticinese di Luigi Brentani (2) o le tre serie della collana Materiali e documenti ticinesi(3).

L'elemento più appariscente in questo contesto è l'originaria prevalenza delle scritture notarili nella produzione locale. I documenti "ticinesi" su pergamena sono in gran parte strutturati nella forma dell'instrumentum, fondando la loro autenticità sul segno e sulla sottoscrizione notarile. I notai attivi nei borghi e nei villaggi della regione diedero infatti forma agli atti privati in senso stretto, ma funsero anche da estensori delle testimonianze scritte sull'attività dei comuni, dei tribunali e delle istituzioni ecclesiastiche, in parziale analogia a quanto si verificò a partire dai secoli centrali del medioevo nei contesti cittadini di riferimento in area lombarda, e in particolare a Como e a Milano (4). In assenza di centri di produzione locali riconducibili ad autorità urbane o a fondazioni ecclesiastiche maggiori, per l'intero arco cronologico precedente il 1500 i documenti convalidati mediante l'apposizione di sigilli, come le littere cancelleresche e i diplomi signorili, i documenti pontifici e quelli vescovili, pur essendo non di rado particolarmente carichi di significato per le vicende delle comunità e degli individui, dal punto di vista prettamente quantitativo rappresentano un rinforzo della massa degli istrumenti e delle scritture notarili (5). Il documento sigillato ha avuto una consistente diffusione soltanto a seguito della conquista confederata, compiutasi nei decenni a cavallo del 1500, e della creazione dei baliaggi transalpini nei distretti già inclusi nel ducato visconteo-sforzesco (6). In conseguenza dei mutamenti istituzionali verificatisi allora, le autorità politiche e i tribunali attivi nella regione hanno fatto ricorso più frequentemente a tale tipologia documentaria, che nell'esercizio del potere politico e nella sfera giudiziaria si è affiancata con una certa regolarità a quella notarile, dando vita anche a contaminazioni e a forme ibride (7).

 

Struttura della banca dati

La struttura della banca dati si modella su questi tratti distintivi del patrimonio documentario regionale. Essa propone in primo luogo il regesto e l'analisi diplomatistica dei documenti su pergamena, considerandoli nei loro caratteri intrinseci ed estrinseci.
Riguardo ai caratteri estrinseci, le schede dei singoli documenti descrivono le particolarità del supporto scrittorio (fori e ricuciture risalenti alla lavorazione della pelle, tracce di eventuali riutilizzi eccetera) e lo stato di conservazione, qualora esso non sia buono. Per quanto concerne i caratteri intrinseci, la registrazione comprende la data cronica e topica, l'indicazione della fattispecie del documento (con l'indicazione anche nella forma documentaria, dove essa è presente nel testo stesso) e il regesto vero e proprio. Nell'allestire il riassunto del contenuto giuridicamente rilevante si è mantenuta la forma documentaria dei nomi di persona e di luogo laddove non risulta opportuna una modernizzazione; per la segnalazione del testo corrispondente, delle lacune testuali e delle integrazioni si è fatto ricorso a segni convenzionali (8). L'analisi comprende infine la distinzione fra le varie forme di tradizione in originale o in copia; allo scopo di riflettere più precisamente l'ampiezza numerica e la varietà contenutistica delle fonti locali, gli inserti documentari (copie inserite) vengono considerati attraverso schede proprie, che comprendono l'indicazione di tutti gli elementi contenutistici, salvaguardando in ogni caso il legame con i documenti inserenti.
Nei limiti del possibile, per gli aspetti elencati si fa capo alle informazioni ricavabili dalle precedenti pubblicazioni, le quali vengono a loro volta segnalate nell'apparato di corredo ai regesti.

In secondo luogo, particolare attenzione è rivolta alle forme di convalidazione dei documenti. Per le scritture notarili sono registrate le sottoscrizioni dei notai nella forma documentaria, i signa tabellionatus e le funzioni svolte dai singoli notai nella genesi degli atti (9). I sigilli sono descritti attraverso la forma di apposizione, le caratteristiche materiali, l'effigie raffigurata dall'impronta e la legenda (10); essi vengono registrati anche nel caso (invero non infrequente) in cui siano andati perduti.
Le informazioni registrate in queste sezioni della banca dati, nella somma risultante dalle singole attestazioni, concorrono a generare schede descrittive dei notai e dei titolari di sigilli.

In terzo luogo la banca dati considera la descrizione archivistica della documentazione, allestendo una scheda per ogni gruppo di pergamene esaminato. Sin dalla sua costituzione, il fondo "Pergamene" in ASTi si presenta infatti come somma di gruppi di documenti; ognuno di essi è identificato con una denominazione che descrive la provenienza o la pertinenza geografica, e al suo interno le singole pergamene sono numerate progressivamente secondo un ordine cronologico. Tale suddivisione si è mantenuta e continuata, con l'accrescimento del fondo, attraverso l'aggiunta di altri gruppi organizzati secondo le medesime modalità; essa viene ripresa nella banca dati poiché è invalsa quale forma di citazione delle fonti. Per analogia, anche le pergamene conservate in altri fondi dell'ASTi o negli archivi locali della regione ticinese vengono riunite in gruppi, riprendendo la denominazione del fondo archivistico o dell'archivio corrispondente (11).
Le schede dei gruppi di pergamene sono strutturate secondo le indicazioni della norma di descrizione ISAD(G) (12).

 

Prospettive

La pubblicazione in rete della banca dati costituisce un momento significativo, poiché consente di mettere a disposizione dell'utenza le informazioni concernenti una massa consistente di documenti. Il progetto è però improntato al continuo incremento della base documentaria, attraverso il completamento delle schede relative al corpus pergamenaceo dell'Archivio di Stato e l'aggiunta dei dati sulle pergamene conservate negli altri archivi del cantone Ticino. Esso è aperto anche a fasi successive di perfezionamento contenutistico, che potranno realizzarsi attraverso l'integrazione di immagini (per le pergamene restaurate o in buone condizioni di conservazione) o della trascrizione integrale dei documenti, nonché a futuri collegamenti con imprese analoghe focalizzate su altri contesti geografici o tematici.

 


« 1. Sulle potenzialità offerte dalle forme di pubblicazione digitale (realizzate soltanto in parte nel progetto, che fornendo il regesto dei documenti rappresenta una fase preliminare rispetto a un'edizione completa) v. da ultimo Digitale Diplomatik. Neue Technologien in der historischen Arbeit mit Urkunden, a cura di G. Vogeler, Köln-Weimar-Wien 2009 (Beihefte zum Archiv für Diplomatik, Schriftgeschichte, Siegel- und Wappenkunde, 12); Digitale Urkundenpräsentationen. Beiträge zum Workshop in München, 16. Juni 2010, a cura di J. Kemper e G. Vogeler, Norderstedt 2011 (Schriften des Instituts für Dokumentologie und Editorik, 6); M. Ansani e A. Ghignoli, Testi digitali: nuovi media e documenti medievali, in: Les historiens et l'informatique: un métier à réinventer, a cura di J.-Ph. Genet, A. Zorzi, Rome 2011 (Collection de l'École française de Rome, 444), pp. 73-86; più in generale v. P. Sahle, Digitale Editionsformen. Zum Umgang mit der Überlieferung unter den Bedingungen des Medienwandels, 3. voll, Norderstedt 2013 (Schriften des Instituts für Dokumentologie und Editorik, 7-9).

« 2. L. Brentani, Codice diplomatico ticinese, Documenti e regesti, 5 voll., Como e Lugano 1929-1956: la pubblicazione comprende una selezione di documenti relativi alla regione ticinese, tratti dagli archivi locali e da archivi milanesi e comaschi.

« 3. Materiali e documenti ticinesi. Serie 1: Leventina, Bellinzona 1975 ss.; Serie 2: Riviera, Bellinzona 1978 ss.; Serie 3: Blenio, Bellinzona 1982 ss.. La pubblicazione comprende tutti i documenti anteriori al 1500 degli archivi locali nelle Tre Valli.

« 4. Sulla regione ticinese v. E. Mango-Tomei, La presenza e il ruolo dei notai nel Ticino medievale, «Archivio storico ticinese» 138 (2005), pp. 199-236; Formulari notarili, a cura di E. Mango-Tomei, Aarau 1991 (Le fonti del diritto del Cantone Ticino. C: diritto extrastatutario, 1), in particolare alle pp. 51-60. Per l'organizzazione del notariato a Como e a Milano v. M.L. Mangini, Il notariato a Como. «Liber matricule notariorum civitatis et episcopatus Cumarum» (1427-1605), Varese 2007; A. Liva, Notariato e documento notarile a Milano, dall'Alto Medioevo alla fine del Settecento, Roma 1979 (Studi storici sul notariato italiano, IV); su altre realtà territoriali extraurbane paragonabili v. i recenti lavori di G. Chittolini, Piazze notarili minori in area lombarda. Alcune schede (secoli XIV-XVI), in: Il notaio e la città. Essere notaio: i tempi e i luoghi (secc. XII-XV). Atti del Convegno di studi storici, Genova 9-10 novembre 2007, a cura di V. Piergiovanni, Milano 2009 (Studi storici sul notariato italiano, XIII), pp. 59-92; M. Della Misericordia, Mappe di carte. Le scritture e gli archivi delle comunità rurali della montagna lombarda nel basso medioevo, in: Archivi e comunità tra medioevo ed età moderna, a cura di A. Bartoli Langeli, A. Giorgi, S. Moscadelli, Roma-Trento 2009, pp. 155-278; Notai del contado milanese in epoca viscontea, a cura di M. Lunari e G.P.G. Scharf, Milano 2010 (Fonti e materiali di storia lombarda, 5).

« 5. Sulla produzione documentaria dei comuni cittadini, e in seguito degli stati signorili rinascimentali, v. A. Bartoli Langeli, La documentazione degli stati italiani nei secoli XIII-XV: forme, organizzazione, personale, in: Culture et idéologie dans la genèse de l'État moderne. Actes de la table ronde organisée par le Centre national de la recherche scientifique et l'École française de Rome, Rome 15-17 octobre 1984, Roma 1985 (Collection de l'École française de Rome, 82), pp. 35-55; Scritture e potere. Pratiche documentarie e forme di governo nell'Italia tardomedievale (XIV-XV secolo), a cura di I. Lazzarini, «Reti medievali Rivista», IX (2008), http://www.rmojs.unina.it/index.php /rm/article/view/94; Atlante della documentazione comunale, a cura di G.M. Varanini, Verona 2009-, http://scrineum.unipv.it/atlante. Sui documenti pontifici v. la sintesi data da Th. Frenz, Papsturkunden des Mittelalters und der Neuzeit, 2a ed., Stuttgart 2000 (Historische Grundwissenschaften in Einzeldarstellungen, 2). Per la produzione documentaria dei vescovi e delle sedi vescovili milanese e comense va sottolineato il ruolo svolto dai notai episcopali e dei notai di curia, per i quali v. M.L. Mangini, Al servizio dell'arcivescovo di Milano: «scribe curie», «scribe archiepiscopi» e «notarii fratres» (secolo XIII), in: Le edizioni milanesi dei documenti dei secoli X-XIII, a cura di G.G. Merlo, Milano 2011 (Studi di Storia del Cristianesimo e delle Chiese Cristiane. Fonti e documenti, 5), pp. 39-80; Ead., Le scritture duecentesche in quaterno dei notai al servizio della Chiesa ambrosiana, «Studi medievali» s. III, 53/1 (2011), pp. 31-79; I notai della curia arcivescovile di Milano (secoli XIV-XVI). Repertorio, a cura di C. Belloni e M. Lunari, coordinamento di G. Chittolini, Milano-Roma 2004 (Materiali di storia ecclesiastica lombarda, secoli XIV-XVI, 7 = Pubblicazioni degli Archivi di Stato. Strumenti, CLXVI); E. Canobbio, «Quod cartularium mei est»: ipotesi per una ricomposizione del sistema documentario della Chiesa di Como (prima metà del XV secolo), in: Medioevo dei poteri. Studi di storia per Giorgio Chittolini, a cura di M.N. Covini, M. Della Misericordia, A. Gamberini e F. Somaini, Roma 2012, pp. 119-148.

« 6. Sull'evoluzione politico-amministrativa nella regione v. la sintesi offerta da G. Vismara, A. Cavanna, P. Vismara, Ticino medievale. Storia di una terra lombarda, Locarno 1990; sulla conquista confederata, la creazione e l'assetto dei baliaggi italiani v. Storia della Svizzera italiana. Dal Cinquecento al Settecento, a cura di R. Ceschi, Bellinzona 2000, e da ultimo Da dominio a dominio. Il Locarnese e la Valmaggia all'inizio del XVI secolo, a cura di R. Huber e R. Pollini-Widmer, Locarno 2013.

« 7. Per il panorama documentario nell'area geografica svizzera, in mancanza di sintesi recenti, v. le indicazioni in A.-M. Dubler, Documenti, in: Dizionario storico svizzero, http://www.hls-dhs-dss.ch/textes/i/I12803.php (versione del 16.6.2008) e A.Gössi-A.U. Wili, Cancelleria, ibid., http://www.hls-dhs-dss.ch/textes/i/I9641.php (versione del 20.8.2007).

« 8. Il testo non modernizzato è segnalato dalle virgolette a caporale «.», le lacune nel supporto scrittorio dalle parentesi angolari <.>, lo scioglimento di abbreviazioni incerte dalle parentesi tonde (.) e le integrazioni dalle parentesi quadre [.]. I termini o i passi di lettura incerta sono seguiti da (?).

« 9. La terminologia utilizzata corrisponde a quella della collana Materiali e documenti ticinesi (v. nota 3).

« 10. Per la terminologia utilizzata ci si è basati sul Vocabulaire international de la sigillographie, a cura del Conseil international des archives - Comité de sigillographie, Roma 1990 (Pubblicazioni degli Archivi di Stato. Sussidi, 3).

« 11. La numerazione interna ai singoli gruppi tiene conto del criterio seguito di volta in volta per l'ordinamento dei fondi archivistici: in alcuni di essi le pergamene sono riunite a parte, in altre sono integrate nella successione cronologica o tematica dell'intero complesso.

« 12. Si prende spunto in particolare dalla Linea guida svizzera per l'applicazione di ISAD(G) - International Standard Archival Description (General), Associazione degli archivisti svizzeri, a cura di B. Tögel e G. Borrelli, trad. dal tedesco e adattamento di M. Merzaghi e P. Ostinelli, Zurigo-Berna 2009; http://www.vsa-aas.org/fileadmin/user_upload/ texte/ag_n_und_s/Richtlinien_ISAD_G_VSA_it.pdf.

Pergamene

Al 2 gennaio 2018 le "Pergamene ticinesi in rete" comprendono le schede di 2447 documenti, 645 notai e 208 sigilli.

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