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Eventi

Storie di fotografia
Il Ticino, i Ticinesi e i loro fotografi nella collezione fotografica dell'Archivio di Stato 1855-1930
Bellinzona, Castelgrande, dal 5 dicembre 2020 al 7 marzo 2021

 

La mostra prende le mosse dalla Fototeca dell’Archivio di Stato, una collezione di oltre un migliaio di fotografie a soggetto ticinese strutturatasi nel corso dei decenni a partire dagli anni Quaranta del Novecento. Il suo valore storico ha fatto sì che, nel 2017-2018, il corpus sia stato oggetto di un progetto di conservazione e catalogazione sostenuto da Memoriav, l’associazione per la tutela del patrimonio audiovisivo svizzero.

Attraverso una selezione di circa centocinquanta fotografie originali accostate a una scelta di documenti e oggetti significativi, l’esposizione si prefigge di mettere in evidenza la ricchezza, la varietà dei contenuti e il potenziale informativo della Fototeca dell’Archivio di Stato. Parallelamente, essa si propone di raccontare delle storie, quelle che ciascuno di noi può leggere o immaginare in un ritratto o in un panorama, quelle che ci raccontano alcuni accostamenti o raggruppamenti, o ancora quelle che si sovrappongono con la storia scritta del nostro Cantone o che nascendo dal timbro di un fotografo ci portano a considerare il mondo della fotografia ticinese più in generale.

La selezione delle fotografie in mostra si è sviluppata attorno a due concetti intesi nel loro senso più ampio e articolato: i Ticinesi e il Ticino. Per quanto concerne i Ticinesi, la scelta è stata dettata dalla volontà di suscitare una riflessione sulla presentazione e sull’autorappresentazione dei nostri avi, e al tempo stesso su quegli elementi che, ripresi e diffusi dalla fotografia, hanno contribuito a modellare l’identità del Ticinese. Non dissimilmente, volendo illustrare il nostro Cantone, si è fatto ricorso a quei soggetti che incarnano la transizione del Ticino verso la modernità, come i cantieri per la realizzazione di opere di interesse pubblico, che la fotografia era chiamata a immortalare e celebrare. Nel contempo, il nostro Cantone è anche un luogo sospeso tra realtà e immaginario, tra un Cantone che vive e che si trasforma ed un Cantone ad uso e consumo del turista. Le rappresentazioni visive di questo fenomeno, dirette e indirette, sono multiformi e si prestano a innumerevoli interpretazioni.

La mostra è accompagnata da un catalogo che include, oltre alla riproduzione delle fotografie esposte, contributi di Gianmarco Talamona, Marco Poncioni, Damiano Robbiani, Markus Schürpf e Nelly Valsangiacomo. Il volume comprende anche un elenco aggiornato dei fotografi che hanno operato in modo professionale nel Ticino tra il 1850 ed il 1930. Tra le oltre 150 voci, ritroviamo i principali protagonisti della storia della fotografia nostrana ma anche i tanti che con questa professione si sono cimentati in modo estemporaneo, lasciandoci del loro operato sbiadite ma importanti tracce.


Dal 2 al 16 settembre 2020
Vincenzo Vicari e la fotografia aerea

 

In concomitanza con l’inaugurazione della mostra Vincenzo Vicari fotografo. Il Ticino che cambia (Lugano, MASI, 30 agosto 2020-10 gennaio 2021), Palazzo Franscini ospita una postazione dedicata agli scatti aerei del fotografo luganese, tra i primi nel nostro Cantone ad aver utilizzato l’apparecchio fotografico dall’aeroplano. Le fotografie presentate provengono dall’Archivio storico di Lugano (depositario dell’archivio di Vicari) e dall’Archivio di Stato.

Data: 2-16 settembre 2020

Luogo: Bellinzona, atrio principale dell'Archivio di Stato del Cantone Ticino


 

Giovedì 16 luglio 2020, ore 19.15
Incontra uno scrittore al parco
Matteo Beltrami

 

Matteo Beltrami è educatore sociale. Con il libro Il mio nome era 125 restituisce un’infanzia a suo padre, uno tra i quasi 15’000 minori sottratti nel nostro Paese alle famiglie e internati in istituti. Il volume racconta l’odissea che ha segnato il padre ma anche l’autore stesso. Un modo di curare l’identità ferita e di sperimentare in prima persona il beneficio della narrazione quale strumento di costruzione di relazioni.

Quel periodo buio della storia svizzera del Novecento verrà illustrato da Viviana Gnesa, che si occupa per l’Archivio di Stato del Cantone Ticino delle ricerche documentali per conto delle persone toccate da misure coercitive e da collocamenti extrafamiliari. 

Luogo: Bellinzona, parco adiacente all'Archivio di Stato e alla Biblioteca cantonale

Relatori: Matteo Beltrami, Viviana Gnesa, Stefano Vassere

L'incontro fa parte di un progetto di promozione della lettura proposto dalla Divisione della cultura e degli studi universitari in collaborazione con le Biblioteche cantonali e le città di Bellinzona, Locarno e Lugano.