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FAQ

Le domande seguenti riguardano in modo specifico il campo veterinario. Per gli aspetti concernenti la medicina umana e la sicurezza alimentare si rimanda alle informazioni dell'Ufficio del medico cantonale e del Laboratorio cantonale.

"Epatite" è il termine che indica un'infiammazione a livello epatico. In realtà, negli animali il virus dell'epatite E (HEV) non provoca sintomi visibili clinicamente. Dopo l'infezione, il virus si replica soprattutto nel fegato ma anche in altri organi e tessuti (intestini, muscoli, eccetera), ma le conseguenze sono di lieve entità e gli animali rimangono clinicamente sani. La viremia, cioè la presenza del virus nel circolo sanguigno, dura circa due settimane.

Pertanto anche dal profilo economico, l'epatite E non provoca danni per il settore zootecnico, in particolare per quanto riguarda le aziende con suini, che rappresentano la specie dove il virus circola con maggiore frequenza.

L'importanza dell'epatite E in campo veterinario deriva dalla trasmissibilità del virus alle persone, sia attraverso il contatto diretto con animali infetti (veterinari, proprietari di suini, personale nei macelli, ecc.), sia e soprattutto attraverso il consumo di determinate derrate alimentari non sicure (es. salsicce con fegato crudo di maiale consumate senza cottura).

La domanda è giustificata perché molte malattie infettive sono state oggetto in passato di campagne di eradicazione, cioè di eliminazione totale dell'agente infettivo.

Nel caso dell'epatite un simile intervento si prospetta di difficile attuazione. La specie animale domestica che presenta  il tasso maggiore di animali sieropositivi, venuti cioè a contatto con il virus, è quella suina. In Svizzera circa il 50% dei suini risulta sieropositivo ciò che corrisponde ai tassi rilevati in molti altri paesi. A livello di aziende, circa il 60% comprende animali sieropositivi.

Un'azione di eradicazione richiederebbe una campagna diagnostica per individuare gli animali infetti, l'allontanamento di questi animali per interrompere il ciclo di infezione, l'introduzione di una regolamentazione sulla movimentazione degli animali nonché misure di biosicurezza per evitare eventuali reinfezioni. Va infatti tenuto presente che altre specie animali possono fungere da serbatoio del virus e costituire un rischio costante di reinfezione (sicuramente i cinghiali, ma possibilmente anche ruminanti selvatici e domestici nonché roditori).

La competenza decisionale per quanto riguarda le campagne di risanamento in campo veterinario spetta alla Confederazione (Legge e Ordinanza federali sulle epizoozie).

Di principio, la vaccinazione è uno strumento in grado di interrompere la catena di infezione e di arrestare la diffusione di una malattia infettiva. L'impiego dei vaccini soggiace ad una severa regolamentazione che serve a garantire l'efficacia e la sicurezza del prodotto. In Svizzera la competenza per l'approvazione dei vaccini in campo veterinario è dell'Istituto di virologia e immunologia di Mittelhäusern.

Fino ad oggi soltanto In Cina è stato omologato un vaccino per i suini.

L'utilizzo di un vaccino su ampia scala dev'essere valutato sotto il punto di vista del rapporto costi / benefici. Gli studi scientifici in corso in molti paesi permetteranno di raccogliere ulteriori dati per una decisione strategica circa l'uso del vaccino per combattere un'infezione che non causa malattie degli animali ma riveste una grande importanza come zoonosi.

 

 

Le indagini epidemiologiche condotte in alcuni paesi hanno dimostrato che i gruppi di persone che per motivi professionali entrano spesso in contatto con i visceri di maiali e cinghiali hanno una maggiore probabilità di risultare sieropositivi. Una sieropositività, cioè la presenza di anticorpi nel sangue, dimostra una precedente infezione causata dall'agente infettivo.

Va ricordato che generalmente l'epatite E nelle persone ha un decorso subclinico e quindi si sviluppa in modo inapparente. Il tasso più elevato di sieropositività nelle cerchie citate può lasciar supporre un rischio maggiore di andare incontro ad una forma acuta della malattia, anche se ciò non risulta documentato nella letteratura.

A titolo prudenziale, è raccomandabile a veterinari, cacciatori, operatori nei macelli di mettere dei guanti di protezione durante le operazioni di scuoiamento ed eviscerazione dei maiali in sede di macellazione e dei cinghiali.durante la caccia. Per i detentori di suini non vi sono misure precauzionali particolari da osservare, al di là delle normali regole igienico-sanitarie personali e di biosicurezza dell'allevamento.

Tutti gli animali destinati alla produzione di carne vengono sottoposti ad un'ispezione veterinaria nei macelli. Il controllo consiste nell'esame degli animali vivi prima della macellazione e nell'ispezione visiva dei vari organi durante le varie fasi della macellazione. Di fronte ad alterazioni macroscopiche che lasciano sospettare processi infiammatori o patologie di vario genere, l'ispettore delle carni può procedere ad esami di laboratorio per determinarne le cause e decidere circa la commestibilità delle carni.

Nel caso dell'epatite E non vi sono alterazioni organiche che permettano di individuare gli animali infetti. Per questo motivo l'ispezione delle carni nei macelli non permette di esercitare un ruolo di prevenzione per la sicurezza alimentare.

La sicurezza degli alimenti dev'essere quindi garantita attraverso misure di autocontrollo nelle macellerie e nelle aziende alimentari che fabbricano prodotti a base di carni suine, per esempio attraverso trattamenti termici adeguati e informazioni al consumatore sulla necessità di cuocere determinati prodotti di salumeria prima del consumo. A questo riguardo valgono le direttive del Laboratorio cantonale e i manuali di qualità in uso nella filiera della carne.

Le aziende agricole presenti sul territorio del Cantone Ticino permettono di coprire solo in minima parte il consumo di carne di maiale nel nostro cantone. Pertanto la maggior parte della carne di maiale venduta al banco o utilizzata per la fabbricazione di prodotti di salumeria proviene da macelli e ditte della Svizzera interna.

Per questo motivo, anche un ipotetico risanamento delle nostre aziende suinicole nei confronti dell'epatite E avrebbe ripercussioni marginali per quanto riguarda la sicurezza del consumatore.